Pubblicato da Markus su 5 Luglio 2009
![Scena del film [img Scena del film]](http://markarg.files.wordpress.com/2009/07/film_coraline.jpg?w=600&h=150)
Titolo: Coraline e la porta magica
(Coraline)
Guarda il trailer (su ComingSoon.it)
Regia: Henry Selick
Sceneggiatura: Henry Selick
Interpreti principali: Dakota Fanning, Teri Hatcher, Keith David
Produzione: Laika
Genere: Animazione, Fantasy
Durata: 102 minuti
Uscito nei cinema italiani il 19 Giugno 2009
Ci sono film d’animazioni pensati e realizzati più per un pubblico misto, che non per una platea di soli bambini. E’ questo il caso di Coraline e la porta magica, un film abbastanza maturo e dalle tematiche impegnative, realizzato interamente con la tecnica dello stop-motion (costruendo cioè fisicamente i pupazzetti dei protagonisti e le location, provvedendo per ogni fotogramma – e ne servono 24 al secondo – alla modifica leggerissima delle posizioni dei pupazzi e delle loro espressioni) e girato in stereoscopia con una doppia fotocamera digitale che consente di vederlo in 3D (in questo senso è meravigliosa la scena iniziale, che da allo spettatore il brivido di un ago dirigersi pericolosamente verso il proprio viso). Il risultato è un esperienza per certi versi unica, molto lontana da ogni produzione tridimensionale. La computer grafica non riesce infatti a solleticare l’immaginazione più istintiva del pubblico: i pupazzi fisicamente presenti sul set acquistano una vita che noi tutti da bambini avevamo proiettato sui nostri giocattoli.
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Pubblicato da Markus su 3 Luglio 2009
Come già anticipato, le segreterie politiche dei partiti vincitori dell’ultima tornata elettorale hanno trovato un accordo per superare il nodo poltrone (leggi il post). La disputa riguardava il numero di assessorati (il PDL ne chiedeva 12, la Lega ne proponeva 8 o 10) e la loro spartizione tra le due anime della maggioranza (il PDL voleva averne due in più, la Lega pretendeva un trattamento paritario). Alla fine il nodo, puramente partitico, è stato superato e la nuova giunta prevede 11 assessorati, di cui sei al PDL e cinque alla Lega. Il nuovo Governo provinciale sarà così composto:
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Daniele Molgora – Presidente della Provincia con deleghe al Bilancio, alla Cultura e al Turismo (Lega Nord, deputato e sottosegretario all’Economia e alle Finanze)
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Giuseppe Romele – Vice Presidente con delega all’Assetto territoriale, ai Parchi e alle Riserve naturali (Popolo della Libertà, deputato)
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Giorgio Bontempi – Assessore alle Attività Produttive e al Lavoro (Lega Nord, sindaco di Agnosine)
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Stefano Dotti – Assessore all’Ecologia (Lega Nord)
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Corrado Ghirardelli – Assessore ai Trasporti e all’Innovazione (Popolo della Libertà, riconfermato)
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Mario Maisetti – Assessore alla Sicurezza e alla Polizia Provinciale (Lega Nord)
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Fabio Mandelli – Assessore alla Protezione Civile, ai Giovani e allo Sport (Popolo della Libertà)
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Mauro Parolini – Assessore ai Lavori Pubblici (Popolo della Libertà, riconfermato)
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Aristide Peli – Assessore alla Pubblica Istruzione e Servizi Sociali (Lega Nord, riconfermato)
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Giorgio Prandelli – Assessore al Patrimonio e all’Edilizia Scolastica (Lega Nord, sindaco di Ospitaletto)
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Alessandro Sala – Assessore al Personale, alla Caccia e alla Pesca (Popolo della Libertà, riconfermato)
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Gian Francesco Tomasoni – Assessore all’Agricoltura (Popolo della Libertà, riconfermato)
Notare che Molgora ha tenuto per se alcune deleghe, tra cui – la più importante – quella al Bilancio. L’accordo prevede anche che possa assegnarle ad un dodicesimo assessore, quasi sicuramente leghista, portando la parità nella giunta. Altro nome designato dalle segreterie è quello di Bruno Faustini, presidente uscente del consiglio provinciale, riconfermato nel suo ruolo.
Nella presentazione della sua squadra, Molgora ha dettato le prime due priorità del suo mandato: il programma di governo, da presentare al consiglio provinciale entro 20 giorni, e l’aeroporto di Montichiari. Superato il difficile nodo poltrone, per la nostra Provincia si apre una nuova stagione politica. Firmata da Molgora e dagli odori decisamente romani.
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Pubblicato da Markus su 2 Luglio 2009
![Scena del film [img Scena del film]](http://markarg.files.wordpress.com/2009/06/film_i-love-radio-rock.jpg?w=600&h=150)
Titolo: I love Radio Rock
(The boat that Rocked)
Guarda il trailer (su ComingSoon.it)
Regia: Richard Curtis
Sceneggiatura: Richard Curtis
Interpreti principali: Philip Seymour Hoffman (Il Conte), Bill Nighy (Quentin), Rhys Ifans (Gavin), Nick Frost (Dave)
Produzione: Working Title Films
Genere: Commedia
Durata: 129 minuti
Uscito nei cinema italiani il 12 Giugno 2009
«Ci sono film che riescono ad essere più di quel che si propongono. E I Love Radio Rock è uno di questi. Nelle pieghe della sua superficie colorata e levigata, dei suoi personaggi simpatici e ben interpretati da un cast in gran forma, delle sue battute e delle situazioni bizzarre e oh-so-sixties, si è andato a nascondere un residuo che si è formato quando, attorno alle “semplici” intenzioni dell’autore, si sono calcificati immaginari ed esigenze latenti tra lo schermo e lo spettatore» (Federico Gironi, ComingSoon.it).
I love Radio Rock è un brillante commedia sul mondo della musica rock negli anni 60 (fatto quasi esclusivamente di droga, sesso, libertà oltre ogni limite e, naturalmente, il rock ‘n roll) contro il mondo ipocritamente e fastidiosamente perbenista della politica e dell’alta società britannica. Ed è proprio la musica, sapientemente distribuita nel corso delle due ore di film, il primo protagonista, quella musica prodotta a metà degli anni sessanta, che si è fatta pura essenza di un periodo, di uno spirito, di una necessità che era già scoppiata e che non era più possibile contenere né tantomeno bloccare.
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Pubblicato da Markus su 1 Luglio 2009

E’ di ieri la notizia – confermata dai diretti interessati – che La Baia dei Pirati (The Pirate Bay), il punto di riferimento in rete per lo sharing, il primo sito di condivisione torrent, è stato venduto (per 5 milioni e mezzo di Euro) alla Global Gaming Factory, azienda che gestisce una rete globale di Internet café e centri di intrattenimento videoludico, che ha già annunciato di volere far virare la Baia verso un modello di business legale che soddisfi tutti, l’industria dei contenuti per prima.
I tre fondatori di Pirate Bay (Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Peter Sunde), in formato Simpson
The Pirate Bay è il primo sito al mondo di tracker di file torrent, usati dal protocollo di file sharing BitTorrent, ad oggi il più utilizzato per la condivisione di file su internet. Il sito, inserito nella top 100 dei siti più visitati al mondo, serve oltre 30 milioni di utenti simultaneamente, arrivando ad un bacino di 70 milioni, oltre il 50% degli scambi di BitTorrent avviene sui tracker della Baia. Un vero e proprio sito di riferimento per i downloader di tutto il mondo. La settimana scorsa i tre fondatori (Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Peter Sunde) si erano visti confermare la condanna ad un anno di carcere ed una multa pari a 2,7 milioni di Euro per «complicità nella violazione della legge sul diritto d’autore». Di certo questa condanna avrà inciso non poco sulla scelta di vendere, già da diverso tempo i tre fondatori si lamentavano di essere rimasti soli. I loro appelli di nuove collaborazioni, per aprire nuovi tracker e facilitare la nascita di un sistema aperto e robusto sono più volte caduti nel vuoto, anche da parte di tutte quelle migliaia di utenti che per oltre 5 anni (The Pirate Bay è stato aperto nel novembre 2003) hanno goduto di questo ottimo servizio, senza che nulla gli fosse chiesto.
I tre pirati, come spiega il portavoce e fondatore Peter Sunde sul suo Twitter, avevano da tempo finito le risorse per gestire adeguatamente il sistema, mostrando un po’ di rabbia nel far notare che neanche un grazie è stato detto per 6 anni di lavoro e servizio. Ufficialmente, i soldi ricavati dalla vendita finiranno in un fondo aperto fuori dai confini svedesi, che alimenterà altri progetti dedicati alla tutela dei diritti digitali. Ovviamente non è escluso che questi soldi siano invece utilizzati dai tre per ripagare i debiti con la giustizia.
Il logo di Pirate Bay
Sempre secondo voci che circolano insistitamente su internet, Pirate Bay è destinato a cambiare radicalmente faccia: un nuovo modello di business, partendo da un nuovo motore di tracking e la cancellazione di tutti i torrent presenti oggi. Non si sa ancora molto, ma la Global Gaming Factory è intenzionata a introdurre modelli che permettano sia ai fornitori di contenuti che ai detentori di diritti di essere pagati per i contenuti che vengono scaricati. Una strada simile a quella intrapresa da Napster.
Al di là del futuro della Baia, che interesserà poco coloro che vogliono scaricare – anche illegalmente – contenuti a costo zero, più incerto è il futuro della rete BitTorrent. Al momento il sito è ancora nel pieno delle proprie funzioni, ma non si sa quando l’affare sarà ultimato e fino a quando The Pirate Bay sarà in funzione così com’è oggi. Probabilmente un passaggio graduale verso la completa legalità eviterà un esodo di massa verso altri tracker o protocolli, un evento che, se dovesse succedere, manderebbe ko qualsiasi sito o infrastruttura alternativa alla Baia (considerando la mole non indifferente di utenti). Se lo scenario sarà questo si eviteranno situazioni di blackout come ai tempo della chiusura di Napster, eDonkey o gli attacchi più recenti ad eMule.
Non ci resta che attendere, sperare che anche in Italia nasca finalmente un portale di tracker per BitTorrent di riferimento e ringraziare i tre pirati per questi sei anni di lavoro.
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Pubblicato da Sawa su 30 Giugno 2009
Dopo i buoni mondiali del 1994 e del 2002 il calcio americano ha sfiorato la grande vittoria nella Confederations Cup. E’ vero che è stato il Brasile più scarso degli ultimi 30 anni, ma resta pur sempre la nazionale di riferimento per tutti, gli USA sono stati bravissimi confermando che non è lontano il giorno in cui saranno alla pari delle altre grandi.
Hanno capacità organizzative e disposizione innata al gioco di squadra e prima o poi la selezio
ne ( come nel basket o in atletica) inevitabilmente porterà anche i campioni che al momento mancano.
Ha vinto il Brasile perchè con Dunga ha perso l’abitudine di ritenersi il più bravo di tutti. In passato spesso lo era ma il volerlo dimostrare ad ogni costo l’ha penalizzato. Non ha messo in mostra niente di nuovo questo Brasile dall’usato quasi sicuro. Centrocampo mediocre, qualche sprazzo di Kakà, in attacco un Luis Fabiano più fortunoso (ma è una qualità) che bravo e una sapiente organizzazione in fase di contenimento con gente di rottura come Gilberto Silva e Felipe Melo. Il Brasile, sapendo benissimo la sua pochezza, ha impostato ogni partita in maniera molto sparagnina, attento sempre a non scoprirsi, all’insegna del “cominciamo a non prendere gol, poi qualcosa di buono la’ davanti accadrà“.
Tutto il contrario di quel che ha fatto la Spagna, vera delusione di questa Confederations Cup. Nelle ultime 2 partite si è snaturata, giocando come non sa: palloni buttati in avanti a casaccio, accada quel che accada, mettendo da parte quel fraseggio stretto a centrocampo che tanto aveva impressionato negli ultimi 2 anni.
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Pubblicato da Markus su 30 Giugno 2009
La nuova Giunta targata Molgora deve ancora iniziare il proprio lavoro, che già si accumulano nuove priorità e nuovi problemi. Neanche il tempo per nominare gli assessori del nuovo Governo provinciale, che subito per Molgora si presenta il problema degli alleati, il problema di quella nuova politica, di quel movimento spontaneo sfociato nella nascita del PDL, che oggi ci regala uno spettacolino degno della migliore DC. Forse alla provincia di Brescia non bastava il Presidente part-time scelto da Roma, tant’è che ancora prima di convocare la seduta inaugurale si rischia una crisi istituzionale. Non per qualche alto e onorevole motivo, non per alta strategia o politica. Per una semplicissima disputa sulla spartizione delle poltrone. Ah, la nuova politica…
Nel 2004 il PDL aveva il Presidente, 12 consiglieri (10 di Forza Italia e 2 di Alleanza Nazionale) e 7 assessori (5 di Forza Italia e 2 di Alleanza Nazionale) contro i 6 consiglieri, 2 assessori e il vicepresidente della Lega Nord. Oggi però i numeri sono cambiati, il partito legista ha quasi raddoppiato i propri voti, per poco non ha superato il PDL, ha portato a casa 11 consiglieri (esattamente come il PDL) e ora vorrebbe pari dignità nella spartizione degli assessorati. Propone all’alleato il taglio dei costi: 8 o 10 assessorati (invece di 12), da dividere alla pari. I pidiellini chiedono 7 assessori per se (e 5 alla Lega), più il vicepresidente. Portando come motivazione che 12 assessorati sono necessari per rappresentare la complessità e la vastità della provincia bresciana. In realtà il PDL bresciano è in una fase di profonda crisi interna, in cui l’equilibrio fin qui avuto tra le varie componenti rischia di spezzarsi. Con 7 assessori l’equilibro sarebbe salvo (un po’ meno lo sarebbero le casse del Broletto, ma in fondo a loro che gliene importa?).
Se un accordo non sarà trovato, il PDL ha annunciato che diserterà la seduta inaugurale – fissata il 4 luglio – e alla Lega si fa largo l’idea che il Presidente Molgora possa nominare solo gli assessori leghisti. In entrambi i casi si tratterebbe di un gesto politicamente gravissimo, di una crisi che colpisce la nuova Giunta ancora prima di iniziare. Il tutto in nome di una partitocrazia dai vecchi sapori. Ma non doveva essere questa la nuova politica?
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Pubblicato da Sawa su 24 Giugno 2009
Alzi la mano chi prima di questa sera pensava che la finale della Confederation Cup non sarebbe stata tra Brasile e Spagna. Ebbene sì, la Spagna è stata sconfitta dagli USA in una gara che a mio parere ha visto trionfare coloro che si sono meglio comportati durante tutto il corso della partita. Gli USA hanno svolto una perfetta fase difensiva con marcature a uomo serrate sui principali pericoli della Spagna, neutralizzandone le loro potenzialità, cercando poi di sfruttare le verticalizzazioni di alcuni giocatori di qualità (come Donovan ma non solo) e la velocità delle punte in contropiede. Chissà che la partita di domani non ci regali altre emozioni simili.. dal Cibali è tutto, a voi studio.
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Pubblicato da Markus su 24 Giugno 2009
Com’era prevedibile, il business ha vinto sullo sport, con il risultato quasi certo che per un po’ si parlerà più di performance e sorpassi che di politica. Oggi la FIA, Fédération Internationale de l’Automobile, e la FOTA, Formula One Teams Association, hanno trovato l’accordo: stesse regole del 2009 per il prossimo mondiale, niente budget cup, niente ricandidatura di Mosley ad ottobre e soprattutto niente mondiale alternativo. Di mezzo ci sta naturalmente Bernie Ecclestone che per altri quattro anni potrà continuare a gestire indisturbato i ricavi della Formula 1. E’ sua la vittoria (non perde così la gestione economica dello sport più ricco del mondo) e non del presidente della Ferrari, come scrivono i giornali. Montezemolo è riuscito ad ottenere solo la testa di Max Mosley (da subito non si occuperà più di F1 e ad ottobre, quando scade il suo mandato, non si ricandiderà). Ha ottenuto anche che i team siano più partecipi nella definizione delle regole, ha ottenuto di mantenere le regole di quest’anno. Ma l’unico che andrà a dormire davvero felice, questa sera, sarà il patron dell FOM, Formula One Management, che non ha concesso nulla e ha ottenuto comunque molto (la certezza che per altri quattro anni i team corrano sotto l’egida della FIA, conservando intatto lo sfruttamento e la gestione dei diritti commerciali). Quel vecchiaccio di un Ecclestone, che da decenni tiene in pugno il mondo della Formula 1. Non a caso sono passati piloti, direttori sportivi, squadre, costruttori, sponsor, presidenti, ma a gestire i soldi che girano e che passano, da tempo immemore, c’è – e ci sarà – sempre lui.
Nel 2010 correranno le stesse dieci squadre di quest’anno, con l’aggiunta di Campos Grand Prix, Manor Grand Prix e Team Us F1.
La notizia, su Gazzetta della Sport: «FIA-FOTA, la pace è fatta. Nel 2010 un solo mondiale»
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Pubblicato da Markus su 22 Giugno 2009
Avevo già scritto che considero il Referendum l’istituzione democratica per eccellenza, lo strumento più elevato e forte che un popolo può utilizzare per partecipare attivamente alla vita pubblica. Per questo motivo ho provato sconforto nel sentire gli inviti a non votare, che equivale perfettamente – senza sfumature – ad un invito al menefreghismo, un invito a disinteressarsi. Oltre che ad un atto – questo sì – eversivo, un tentativo per svilire l’istituto referendario. E in questo piano eversivo ci metto tutti: dai ministri (vergognosamente ministri) Bossi, Calderoli e Maroni (e il proprio partito, la Lega Nord) alle opposizioni di sinistra (Rifondazione, UDC, Sinistra e Libertà), fino al sistema informativo. Tutti col medesimo scopo: far mancare il quorum e uccidere il referendum. E’ un piano eversivo messo in atto dal nostro sistema partitocratico per rendere nullo ed insignificante il giudizio popolare, per far deragliare la democrazia ed instaurare – definitivamente – la partitocrazia, che già domina molti aspetti della nostra vita.
Mi chiedo perché il Referendum abrogativo sia l’unica consultazione elettorale che necessita di un quorum. Se un Sindaco viene eletto dall’1% della sua città, non mi sembra che sia delegittimato, lo stesso avviene per il Parlamento e per ogni elezione amministrativa o politica che sia. Il quorum sarebbe – per me – da abolire, magari innalzando il numero di firme necessarie. In modo tale che tutti quelle persone che questo week-end hanno organizzato l’azione eversiva contro la democrazia chiedendo di non votare, siano costrette ad argomentare – se delle argomentazioni e delle idee le hanno – le proprie intenzioni, senza poter nascondersi dietro l’ignoranza collettiva e diffondendo il menefreghismo popolare. Di modo che anche l’Italia possa tornare ad essere una democrazia e non più una partitocrazia.
I dati del Referendum:
Ministero dell’Interno
Pubblicato su Politica | Contrassegnato da tag: Giovanni Guzzetta, Mario Segni, Partitocrazia, Referendum Elettorale 2009, Risultati Referendum Elettorale, www.referendumelettorale.org | 1 Commento »
Pubblicato da Markus su 21 Giugno 2009
Vettel, Vettel, Vettel! Pole position, giro veloce e vittoria. Se a qualcuno fosse ancora sfuggito, oggi Sebastian Vettel, alla guida della Red Bull, ha voluto ricordare a tutti che il talento puro della Formula 1 è lui. Grazie ad una vettura meravigliosa, curata nei particolare, veloce ed affidabile, riapre prepotentemente il mondiale. La Red Bull oggi è stata la migliore macchina in pista, capace di staccare sensibilmente i propri avversari. Vettel gestisce sublimemente la propria gara, condotta in testa dall’inizio alla fine. Gli inseguitori non possono nulla contro le due vetture Red Bull, che hanno mostrato su questo tracciato una qualità tecnica impressionante, riuscendo a centrare la seconda doppietta stagionale. Buona la gara di Rubens Barrichello, partito secondo e giunto al traguardo sul gradino più basso del podio. Purtroppo per lui la vittoria non arriva, se davanti non c’è il suo compagno di squadra, si ritrova Vettel. Ed è il leader del mondiale, Jenson Button, il peggiore di questa domenica: perde 3 posizioni al via, fatica tutta la gara (forse per problemi alla vettura) riuscendo a conquistare solo la sesta posizione finale, prima volta fuori dai primi tre. Ottima la prova della Williams, che porta Nico Rosberg quinto al traguardo, subito dietro al ferrarista Massa. La Toyota, dopo l’ottimo avvio stagionale, continua la propria serie negativa di performance, portando Trulli settimo e Glock nono.
Ottima invece la prova della Ferrari che riesce a tenere finalmente lo stesso passo di gara delle prime della classe. Kimi Raikkonen si ritrova avanti di ben 4 posizioni dopo la partenza – grazie al kers – ma termina solo ottavo dopo essere rimasto imbottigliato nel traffico di metà gara. Splendida invece la gara di Felipe Massa: parte bene, recupera secondi preziosissimi prima di entrare ai box grazie alla vettura leggera, supera Rosberg nel gioco delle soste e finisce quarto (era partito undicesimo), a soli 4 secondi da Barrichello. Si segnalano invece le pessime gare di McLaren (Hamilton sedicesimo, Kovalainen ritirato), BMW (Kubica tredicesimo, Heidfeld quindicesimo) e Renault (Piquet dodicesimo, Alonso quattordicesimo).
A Silverstone si è corso, il 13 Maggio 1950, il primo Gran Premio di Gran Bretagna di Formula 1 valido per il Campionato mondiale. Quello di oggi potrebbe essere l’ultima gara di Formula 1 sul circuito inglese, in quanto delle banalissime questioni hanno convinto il padrone del circus Bernie Ecclestone a spostarsi, dal 2010 e per almeno dieci anni, a Donington Park. Ma il popolo di Silverstone non piange solo la perdita del Gran Premio ma – forse – anche la morte della Formula 1. Proprio qui, dove questo sport – possiamo dire – è nato, questo stesso sport ha deciso di morire. Parlo dei litigi (infantili) tra FIA e FOTA, tra la Federazione e i concorrenti. La settimana di comunicati, colpi di scena e azione legali è terminata con l’annuncio dei costruttori di aver rotto ogni rapporto con la Federazione e di creare – a partire dal prossimo anno – un proprio campionato alternativo, autogestito. Parlare di queste scelte richiederebbe troppo tempo, per analizzare tutti i protagonisti e i loro comportamenti. Di certo quattro di questi sono più in vista di altri, come il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo e il presidente FIA Max Mosley: i due si odiano personalmente e questa settimana l’italiano potrebbe riuscire ad avere la testa di Mosley. Il 26 infatti si vota una mozione di sfiducia a Mosley presentata dai team dall’esito incerto: Mosley dovrebbe rimanere al comando della Federazione e non escluso neppure che riesca ad essere rieletto ad ottobre. Potremmo poi chiederci quanto ha inciso Briatore in questa spaccatura e la sua fame di potere. Rimane per ora in disparte e in un curioso silenzio Bernie Ecclestone, il vecchietto che controlla – nella pratica – la Formula 1. Difficile spiegare la sua assenza in questo battibecco cruciale per il futuro della F1: doveva mediare e lo ha fatto mediamente male. Forse c’è sotto qualcosa che a noi non è dato sapere, oppure si sta solo mostrando più saggio di tutti gli altri. Per trovare l’accordo c’è tempo, per risolvere le questioni legali anche, per i soldi il tempo lo trovano sempre. Probabilmente il Campionato Alternatico si farà, io ho parecchi dubbi sull’effettiva bontà del progetto, ma bisogna aspettare notizie più dettagliate per commentare. Nel frattempo la Formula 1 si goda il suo nuovo e piccolo re tedesco.
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