Alle regionali vince il centrodestra. Anche se…

30 marzo 2010 11 commenti

A queste elezioni regionali, prima del voto, si era voluto dare un significato politico, un valore nazionale, pro/contro il Governo e Berlusconi. Dato che questa era l’impostazione iniziale, è giusto ora – il giorno dopo l’esito – farne una lettura nazionale, un’analisi complessiva. E il risultato delle urne è piuttosto chiaro: il centrodestra ha vinto in modo netto! Ma non sono tutte rose, e lo stesso Berlusconi non gioisce. Da queste regionali non è uscito il plebiscito tanto invocato. La sua coalizione ha vinto, certo, ma solo grazie alla Lega Nord e al Partito Democratico, punito dagli elettori per non aver saputo marcare la propria differenza con la maggioranza.

nord

La nuova geografia politica nel centronord italiano.

Al centro-nord, su otto regioni al voto, la destra ne riconferma due (Lombardia e Veneto), conquista il Piemonte e vede la sinistra riconfermarne cinque (Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche). Escludendo i feudi elettorali – che danno un esito scontato – il risultato delle sole regioni in bilico (Liguria e Piemonte) è di uno a uno. Anche là dove si è visto trionfare, Berlusconi non sfonda più di tanto, il Popolo della Libertà perde punti percentuali un po’ dappertutto. Su tre Governatori eletti, due sono della Lega Nord (Cota in Piemonte e Zaia in Veneto) e uno non è certo berlusconiano, ma è a capo di quella corrente piuttosto indipendente di ispirazione cattolico-ciellina che più volte ha dato preoccupazioni a Berlusconi. L’unica forza politica uscita rafforzata dalle elezioni è la Lega Nord che, oltre ad avere due governatori, conquista consensi importanti tra gli elettori del PDL, mettendosi nelle condizioni di superarlo in tutte le regioni del nord nei prossimi 3 anni. Un problema serio per Berlusconi: la Lega non è niente senza di lui, ma ora dove può arrivare il PDL senza Bossi?

sud

Al centro-sud, la vittoria del centrodestra è più marcata, ma vince tre regioni per la pochezza dell’avversario. Togliendo Basilicata e Calabria (rispettivamente al PD e al PDL), erano tre le regioni in bilico e in tutte e tre il Partito Democratico ha deciso di autoescludersi, scandaloso su ogni livello. Anche grazie al PD, Berlusconi incrementa i propri consensi ovunque (fatta eccezione per la provincia di Roma, dove la lista non era candidata). Non è merito del PD se Vendola è stato riconfermato ma sono certamente sue le colpe delle sconfitte in Lazio e Campania (dove già avevano deciso di perdere, ufficializzando quei nomi dei candidati).

Complessivamente il PDL ruba quattro regioni alla sinistra, che tra quelle in bilico (escludendo quindi le roccaforti storiche) conquista la sola Puglia. Se però il PD fatica a riconquistare consensi – e solitamente li perde, a favore di Di Pietro – è un dato che il PDL ne abbia persi parecchi, e anche dove vince fatica a confermare il 33% delle Europee (il dato nazione è circa del 27%, ben lontano dall’apoteosi del 35% alle politiche di 2 anni fa). Insomma, abbiamo il primo partito di opposizione allo sbando e il primo di maggioranza in difficoltà. Chi non piange (oltre alla Lega Nord) è l’Italia dei Valori, in leggero calo sul dato nazionale, ma in sensibile aumento rispetto alle amministrative ed europee di un anno fa. Il suo è un sostanziale successo – anche se poco celebrato – che arriva dal premio ad un’opposizione energica, ben diversa da quella del Partito Democratico.

Infine due appunti, sulle regioni che fino all’ultima scheda sono state le più incerte. Nel Piemonte (dove ha vinto Roberto Cota su Mercede Bresso per 9.400 voti, lo 0,42%) il PD ha mostrato il suo limite primario, di non saper parlare alle anime storiche della sinistra e contemporaneamente alle realtà produttive del nord Italia. Il PD è corto (come ha scritto Pancho Pardi), riesce a prendere i voti da solo una delle due realtà e non sa soddisfarli entrambi. Il successo del Movimento 5 Stelle non può e non è una scusante: la lista di Beppe Grillo ha tolto i voti utili a vincere, ma cosa ha fatto il centrosinistra per convincerli? Non si vince sperando che l’avversario non ti rubi i consensi.

Diverso il discorso del Lazio, dove Emma Bonino ha perso per soli due punti percentuali. Non trovando nessuno disposto a candidarsi alla successione di Piero Marazzo (dimessosi per i noti scandali sessuali), il PD ha scelto di farsi del male sostenendo la candidata radicale. Non per la persona, sia chiaro (fino all’ultimo ho sperato in una sua vittoria). Ma sostenere la Bonino nella terra del Papa è un suicidio politico premeditato. Eppure la Bonino ha mostrato forza e carattere. Ha fatto prodigi, in una campagna elettorale condotta da sola, senza l’aiuto e il supporto degli alleati. Ha rischiato di vincere (fino alle 22 era addirittura in vantaggio) pur trovandosi di fronte l’ingresso in prima persona di Berlusconi (un contributo di peso) e nell’ultima settimana anche il Vaticano, con un chiaro ordine ai cattolici di non votare per lei. Ce ne fossero di politici con la sua passione…

I risultati delle elezioni in Regione Lombardia

30 marzo 2010 Lascia un commento

L’esito era scontato, e già nel primo pomeriggio di ieri si è formalizzato il successo di Roberto Formigoni per il quarto mandato consecutivo su Filippo Penati del PD. Ora, a scrutini terminati sono ufficiali i risultati.

 

Voti

Perc.

  Regione Prov.
Brescia
Comune Brescia
ROBERTO FORMIGONI 2.704.057 56.1 %        
      Popolo della Libertà 31,8 % 30,4 28,6
      Lega Nord 26,2 30,1 21,1
      La Destra 0,2 - -
Filippo Penati 1.603.674 33,3 %        
      Partito Democratico 22,9 20,5 27,1
      Italia dei Valori 6,3 5,2 6,8
      Partito Pensionati 1,6 1,7 1,5
      Sin. Eco. e Libertà 1,4 1,2 2,3
      Verdi 0,8 0,6 0,9
      Partito Socialista 0,3 0,4 0,4
Savino Pezzotta 225.849 4,7 %        
      UDC 3,8 5,1 5,4
Vito Crimi 144.588 3,0 %        
      Movimento 5 Stelle 2,3 2,6 3,3
Vittorio E. Agnoletto 113.749 2,4 %      
      Fed. della Sinistra 2,0 1,6 1,9
Gianmario Invernizzi 27.670 0,6 %        
      Forza Nuova 0,3 0,5 0,5

A Brescia i seggi assegnati sono 10: Mauro Parolini, Franco Nicoli e Margherita Peroni (PDL), Renzo Bossi, Piero Toscani e Alessandro Marelli (Lega), Gian Antonio Girelli e Gianbattista Ferrari (PD), Francesco Patitucci (IDV) ed infine Gianmarco Quadrini (UDC). Non sono eletti invece i due bresciani nel listino di Formigoni (Monica Rizzi e Enrico Mattinzoli).

I risultati mostrano una crescita esponenziale della Lega Nord, la quale manca il sorpasso ai danni del PDL e diventa primo partito nelle sole provincie di Bergamo, Lecco e Sondrio (pur avvicinandosi a meno di mezzo punto percentuale a Brescia e Como). Prova opaca invece per il PD, il cui collasso rientra in un più ampio discorso nazionale. Tiene bene l’Italia dei Valori, in sensibile seppur contenuto aumento, e crollano la forze della sinistra radicale. Un successo poco entusiasmante per il Movimento 5 Stelle, che manca l’obiettivo di eleggere un consigliere.

Elezioni regionali 2010, Lombardia

27 marzo 2010 3 commenti

Domenica 28 e lunedì 29 si vota il governatore della Lombardia e il nuovo consiglio regionale. Seppure l’esito sia più scontato (facendomi perdere ogni tipo di interesse per questa competizione) sono 6 i candidati alla carica di governatore. Scrivo questo post per riassumere i candidati delle liste provinciali nella circoscrizione di Brescia, offrire a chi mi legge qualche spunto per scegliere all’ultimo minuto e riassumere le modalità di voto.

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SHUTTER ISLAND (di Martin Scorsese)

14 marzo 2010 5 commenti

Titolo: Shutter Island
(Shutter Island)

Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Laeta Kalogridis, Steven Knight (tratto da «L’isola della paura» di Dennis Lehane)
Interpreti principali: Leonardo Di Caprio (Teddy Daniels) Mark Ruffalo (Chuck Aule), Ben Kingsley (dott. John Cawley)

Produzione: Paramount Pictures, Columbia Pictures
Genere: Thriller-horror psicologico, Noir
Durata: 138 minuti
Anno di produzione: 2010

[img Scena del film]

Ambientato nel 1954, all’apice della Guerra Fredda, il federale Teddy Daniels e il suo partner Chuck Aule vengono inviati nel manicomio criminale di Shutter Island, isola impervia e minacciosa, per indagare sull’inverosimile scomparsa di una folle pluriomicida fuggita da una cella blindata. Circondati da medici poco collaboranti, da pazienti psicopatici e pericolosi, in un luogo inquietante e dal clima impietoso, i due poliziotti si trovano immersi in un’atmosfera imprevedibile dove nulla è come appare. Le indagini procedono velocemente, i sospetti ed i misteri si moltiplicano e diventano sempre più terrorizzanti e terrificanti con l’emergere di oscuri complotti, sordidi esperimenti medici, lavaggi del cervello, reparti segreti, e un accenno a eventi soprannaturali. Muovendosi tra le ombre dell’ospedale, perseguitato dai programmi oscuri dei geniali medici psichiatri, Teddy si ritrova di fronte ad un mistero che pare troppo grande per lui, mentre inizia a confrontarsi con il proprio passato, perseguitato da incubi e allucinazioni sempre più frequenti, fino a capire che non uscirà vivo dall’isola.

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I candidati a Governatore della Regione Lombardia

28 febbraio 2010 6 commenti

Oggi si sono chiusi i termini per presentare le liste per le elezioni regionali 2010. In Lombardia abbiamo sei candidati alla presidenza, a sfidare il Governatore uscente Roberto Formigoni. In tutto 13 liste per sette candidati. Ecco i nomi:

  • Roberto Formigoni, Governatore uscente in corsa per il suo quarto mandato. Ha il sostegno del Popolo della Libertà e Lega Nord;
  • Filippo Penati, ex Presidente della Provincia di Milano, raccoglie il sostegno di ben sei liste: Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra ecologia e libertà, Verdi, Partito Socialista e Partito Pensionati;
  • Savino Pezzotta, ex segretario della Cisl, candidato dell’UDC;
  • Marco Cappato, consigliere regionale, candidato della Lista Bonino-Pannella;
  • Vittorio Agnoletto, candidato per la Federazione della Sinistra;
  • Gianmario Invernizzi, candidato per Forza Nuova;
  • Vito Crimi, candidato per Lombardia a 5 Stelle-Beppe Grillo;

La battaglia non sarà feroce e il nome del vincitore, purtroppo, lo si conosce già. Interessante sarà vedere il successo di Pezzotta, che faticherà a trovare i consensi dei cattolici già monopolizzati da Comunione e Liberazione, e del movimento di Grillo, che potrebbe anche riuscire a eleggere un proprio consigliere. Sfida aperta invece per il titolo di primo partito regionale tra Pdl e Lega, con gli azzurri favoriti a livello lombardo ma i leghisti probabili trionfatori a sorpresa in diverse province.


Aggiornamento! (1 marzo 2010) – La lista Bonino-Pannella non ha raggiunto la quota minima di firme richieste e quindi non presenterà ne la propria lista ne il proprio candidato (Marco Cappato).

Aah la Lega Nord… che bel partito…

17 febbraio 2010 1 commento

Aah la Lega Nord, che bel partito … vicino agli interessi del popolo della sua terra, lontano dai giochi di palazzo di Roma Ladrona… e non perde occasione per ricordarlo a tutte le malelingue. Già a Brescia lo scorso anno era stato scelto il candidato Presidente della Provincia a Roma: senza neppure sentire il parere della segreteria provinciale, Bossi e Berlusconi si erano accordati su Molgora presidente, tagliando le gambe a tutti coloro che nei 10 anni precedenti avevano lavorato nella giunta Cavalli (sempre PdL-Lega) e che parevano più meritevoli. Anche quest’anno, in occasione delle regionali, la Lega aveva mantenuto il proprio ruolo di partito-fuori-dagli-schemi-della-politica-di-palazzo, pretendendo due regioni e chiedendo addirittura il siluramento di Galan, dopo 15 anni alla guida della regione veneta.

E naturalmente, ancora a Brescia, la Lega Nord del popolo ha voluto rimarcare la propria estraneità ai giochi di palazzo, candidando… Renzo Bossi, la trota reggente, dalle doti sopraffine (tale da essere bocciato tre volte all’esame di maturità) e dalla gavetta estenuante (posto nel vecchio CdA per l’Expo di Milano con compenso da 12.000 Euro al mese). Una candidatura accolta a denti stretti dalla base bresciana, che altro non ha potuto se non accettare le decisioni prese a Roma, tutto in casa Bossi. Corsia preferenziale a cui ha fatto seguito la creazione della lista a misura d’uomo, o meglio: a misura di Renzo. Esclusi eccellenti sono il consigliere uscente Enio Moretti, l’ex favorito Guido Bonomelli, il consigliere provinciale Roberto Bertelli, il segretario cittadino Stefano Borghesi e la vicesindaco di Salò Stefania Zambelli. Tutti dati per certi alla vigilia dell’annuncio della candidatura della trota. Tutte personalità che avrebbero potuto, se non mettere in ombra il figlio del capoccia, almeno competere. Ma la Lega – del tutto estranea ai giochi di palazzo, riordiamolo – ha creato una lista di amministratori locali, sconosciuti ai più, in grado di prendere voti nella propria zona ma totalmente disarmati per competere con Renzo Bossi. Questo era l’ordine della scuderia romana padana: rendere facile l’ingresso al Pirellone sull’onda di un mezzo plebiscito, così magari da rendere ovvia anche una sua nomina ad assessore (magari all’istruzione?).

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L’Idv a sostegno di De Luca: errore clamoroso

7 febbraio 2010 3 commenti

La questione morale, forse, non paga più? Per quale motivo l’Italia dei Valori e il suo leader Antonio Di Pietro decidono – improvvisamente – di invertire la rotta e sostenere il candidato del PD in Campania Vincenzo De Luca? Per quale motivo l’uomo con due rinvii a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa, candidato nella terra di Bassolino e Mastella contro l’uomo PDL di Cosentino – su cui pende un mandato d’arresto per camorra – da essere ritenuto (più che giustamente) impresentabile ed insostenibile, ora è ritenuto un buon candidato di tutta la coalizione di centrosinistra?

Non condivido l’impostazione data dall’IdV alla questione e delle due opzioni realmente disponibili (cioè sostenere De Luca oppure non presentarsi, non avendo trovato un proprio candidato) è stata scelta la peggiore, quella che ha portato Di Pietro ad uno dei suoi più clamorosi errori. Una retromarcia non condivisibile ed un’assoluzione del candidato PD (accolto con un’ovazione al congresso) che lasciano l’amaro in bocca. Con modalità che cercano di risolvere il tutto in mezza giornata, senza dibattito e con la svogliatezza di mostrare che lo si fa ingoiando il rospo. Pur con le proprie conseguenze, l’Italia dei Valori avrebbe dovuto decidere di non presentare la propria lista in Campania, anche se questo significhi quasi certamente la vittoria del centrodestra.

Da leggere:
- E pensarci prima? di Marco Travaglio
da Il Fatto, 7 Febbraio 2010 
- De Luca, l’Idv e l’acclamazione barzelletta
di Peter Gomez, da Il Fatto, 7 Febbraio 2010
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Pirati di ipocrisia

3 febbraio 2010 Lascia un commento

Ipocrisia. Appena qualcuno, nell’Italia bigotta e schifosamente ipocrita, trova il coraggio di parlare di un particolare aspetto nascosto della propria vita, ecco le schiere di perbenisti interessati ed ipocriti di mestiere alzare gli scudi, nascondendosi dietro il finto imbarazzo. E’ quello successo oggi dopo l’anticipazione di un intervista a Morgan, in cui ha raccontato di fare uso di cocaina come antidepressivo: «Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. Lo uso come antidepressivo. Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva. Io la fumo in basi perché non ho voglia di tirare su l’intonaco dalle narici. Me ne faccio di meno, ma almeno è pura».

Apriti cielo, subito l’esercito perbenista ha schierato i suoi migliori elementi: «dichiarazioni deliranti» (Mauro Mazza, direttore di RaiUno), «l’ennesimo cattivo maestro» (Giorgia Meloni, ministro della Gioventù), «questo signore condanna a morte giovani ingenui e sprovveduti» (Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) fino a chiedere che la RAI revochi «qualsiasi contratto di collaborazione tra Morgan e la televisione pubblica» (Luigi Bobba, PD): non una parola quando era uno di loro a tirare di cocaina per divertirsi con i transessuali. Dichiarazioni ipocrite, di persone che forse non hanno neppure letto l’intervista per davvero (o almeno l’estratto), che fanno finta di non sapere che l’uso di droghe è prassi comune tanto nel Parlamento quanto nel mondo dello spettacolo, che non ha mai rappresentato un modello che non fosse quello della trasgressione. Quanti capolavori del rock sono nati dalle menti drogate (e poi divenuti miti) negli ultimi trent’anni? L’importante è non parlarne. Non fare come Morgan, che ha avuto il coraggio della verità, di mettere in luce un fenomeno diffuso. Morgan sbaglia sull’uso della cocaina, ma ha confessato a cuore aperto un sua debolezza.

Avrebbe dovuto essere stato ascoltato. Invece è stato utilizzato come l’ennesimo trionfo dell’ipocrisia.

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Sul legittimo impedimento e i problemi (veri) del paese

2 febbraio 2010 3 commenti

Sia oggi che domani la Camera dei Deputati è impegnata nell’ennesimo siparietto della legislatura: il bene comune a mascheramento del solito interesse personale ed esclusivo di Berlusconi. La norma per cercare (ancora una volta) di salvare il Premier dalle grinfie dei Plotoni Comunisti d’Esecuzione è il legittimo impedimento, una furbata all’italiana, che aggrappandosi con le unghie alla solita solfa è-stato-eletto-dal-popolo-ed-è-espressione-della-volontà-popolare permette a Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio, Ministri, Deputati e Senatori (in altre parole: la casta politica) di saltare a piacimento le udienze in processi a loro carico, per una durata di sei mesi. Un congelamento di fatto, che permette ai soliti noti di non essere processati.

Un Parlamento bloccato – ben due giorni per approvarlo – per assicurare a Berlusconi l’impunità. In un paese normale (quale non è il nostro) un politico accusato di un reato, se innocente, farebbe il possibile per essere processato (e quindi assolto) nel più breve tempo possibile, confrontandosi senza paura nei tribunali e mostrando senza dubbi la propria innocenza. In un paese normale, succederebbe questo. In Italia, dove la prima Repubblica è affogata nelle tangenti e la seconda è nata dal sangue delle stragi mafiose, si approva l’ennesima leggina, l’ennesima gabola, l’ennesimo imbroglio.

Il tutto mentre fuori manifestavano gli operai dell’Alcoa, mentre la crisi è tutt’altro che passata, mentre la disoccupazione aumenta. Mentre i problemi reali del paese sono accodati dietro la solita prioritaria legge ad uso e consumo di Berlusconi.

Consigliati:
- Legittimo impedimento, è battaglia alla Camera
dal Corriere della Sera, 2 Febbraio 2010
- L’impunità assoluta
di Giuseppe D’Avanzo, La Repubblica, 02/02/2010

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Inter, ovvero l’incapacità di vincere

27 gennaio 2010 2 commenti

Quando una persona non è abituata a vincere e soprattutto quando non ne è capace, il solo fatto di vincere 3 gare consecutive porta un’eccitazione tale da dare pericolosamente alla testa. Figuriamoci se invece di gare si parla di campionati e se la persona totalmente incapace di vincere è una squadra: l’Inter. La sovraeccitazione si mescola all’arroganza e all’intolleranza del suo allenatore, fino a sfociare in stupidissime ed insensate polemiche al termine del derby. Mi si può obiettare che l’Inter, una squadra vincente lo sia eccome, in virtù degli ultimi campionati stravinti. Ma sono proprio questi ultimi anni a mostrare la totale incapacità dell’Inter ad essere squadra vincente. Per ottenere risultati ha dovuto aspettare che altri battessero i suoi avversari (fuori dal campo) ed iscriversi in moto ad una gara di ciclismo.

Il divario tra la potenza di due gambe umane ed un motore è indiscutibile, come il divario tecnico e qualitativo tra l’Inter e le sue dirette avversarie negli ultimi anni, in cui abbiamo assistito a campionati in cui solo l’Inter poteva vincere o perdere. Tutte le altre sono state (e sono tutt’oggi) comparse. S’anche fosse vero quel che dice Mourinho (che fa spettacolo solo chi alla fine vince), non trovo molto spettacolare un campionato fatto in questo modo. E pur avendo una delle squadre più forti del mondo, negli ultimi quattro anni l’Inter ha saputo vincere solo una Coppa Italia (nel 2006, perdendo altre due volte in finale con la Roma), senza mai andare oltre gli ottavi di finale in Champions League. L’Inter non ha un gioco, ha solo il carattere e l’arroganza del suo allenatore, che ha evidentemente influenzato anche i vertici societari. Forse la vera Inter non è molto lontana da quella da me descritta: incapace di vincere e dalle persone non così brillanti come paiono!

Da leggere:
- Mou polemico: "Non vogliono farci vincere"
Gazzetta dello Sport, 24 Gennaio 2010 
- Deferiti Mou e Paolillo
Gazzetta dello Sport, 26 Gennaio 2010
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