Franklyn

11 Novembre 2009 Markus Lascia un commento

Titolo: Franklyn
(Franklyn)

Regia: Gerald McMorrow
Sceneggiatura: Gerald McMorrow
Interpreti principali: Eva Green (Emilia), Ryan Phillippe (Preest), Bernard Hill (Esser), Sam Riley (Milo)

Produzione: Recorded Picture Company
Genere: Drammatico, thriller 
Durata: 94 minuti
Uscito nei cinema italiani il 17 Aprile 2009

[img Scena del film]

Il film racconta la storia di quattro personaggi appartenenti a mondi distanti, le cui vite sono collocate tra i mondi paralleli della Londra contemporanea e di una metropoli futuristica e governata dal fanatismo religioso chiamata Città di Mezzo (Meanwhile City). Esser è un padre disperato alla ricerca del proprio figlio nelle dure strade dei senzatetto di Londra. Milo è un trentenne con il cuore spezzato da una ragazza immaginaria. Emilia è una studentessa d’arte con tendenze suicide. Preest è un vigilante mascherato alla ricerca del suo nemico. Nel momento in cui questi mondi collidono, un singolo proiettile determina il destino di questi quattro personaggi, le cui vite sono in realtà collegate dal fato, dall’amore romantico e dalla tragedia.

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Nemico pubblico

8 Novembre 2009 Markus Lascia un commento

Titolo: Nemico pubblico 
(Public enemies)

Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Ronan Bennett, Ann Biderman, Michael Mann
Interpreti principali: Johnny Depp (John Dillinger), Christian Bale (Melvin Purvis), Marion Cotillard (Billie Frechette)

Produzione: Forward Pass, Misher Films
Genere: Thriller
Durata: 143 minuti
Uscito nei cinema italiani il 6 Novembre 2009

[img Scena del film]

Nemico pubblico, l’ultimo film di Michael Mann con il bravissimo Johnny Depp, è la storia di John Dillinger, carismatico rapinatore di banche e divenuto una sorta di eroe popolare agli occhi degli americani negli anni trenta.Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo rendevano interessante agli occhi di tutti, compreso il pubblico Americano che non aveva simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Ma mentre le avventure di Dillinger e della sua banda intrigavano i più, il capo della Bureau of Investigation, J. Edger Hoover, si riproponeva di utilizzare la pubblicità che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per trasformare il suo dipartimento in quello che oggi è l’FBI. Fece pertanto di Dillinger il nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti d’America, mettendogli alle calcagna Melvin Purvis, il miglior detective della polizia americana.

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Non tutta Brescia accoglie il Papa

6 Novembre 2009 Markus 5 commenti

Domenica fa tappa nella mia città il Gran Capo della Sacra Chiesa Cattolica Romana. Tutta la città è in subbuglio, concentrata in frenetici preparativi per il grande evento: sono attesi quasi 50 mila fedeli pronti ad ascoltare le sue parole o anche solo a vederlo passare, in una cornice di oltre due mila agenti e altrettanti volontari. Una città blindata, con Piazza Duomo (dove si terrà la messa) accessibile solo su invito, quattro maxi-schermi, le vie principali chiuse per tutto il giorno, polizia ovunque, tombini sigillati, strade rifatte a nuovo, colori papali ovunque. Un’organizzazione immensa, un disturbo altrettanto grande e disagi forse superiori.

Mi domando se una tale organizzazione sia corretta per la visita di un capo religioso. Neppure se in visita ci fosse un capo di Stato la blindatura a cui sarà costretta Brescia sarebbe stata realizzata: non a caso, il grosso degli interventi di sicurezza è stato deciso dalla Gendarmeria Vaticana ed imposto alla Questura di Brescia. Ma quanto costerà il disturbo del vecchio col cappello a punta? Questa graziosa presenza, chi la paga? Secondo stime non ufficiali, la visita del Sig. Ratzinger costerà oltre un milione di Euro, interamente offerto dai contribuenti bresciani. Ci sarebbe ovviamente da discutere quanto sia opportuno spendere cifre simili per fare un piacere al Papa (ma sappiamo benissimo quanto le nostre giunte, comunale e provinciale, siano colme di infiltrazioni cielline). Mi domando quanto rispettoso sia per l’onesto cittadino vedere asfaltate la strade solo per il passaggio di un vecchietto vestito di bianco o quale pericolo possa arrivare da un tombino non sigillato, se il Comune si è visto costretto a sigillarne ben 800: oltre alla convinzione che un atto di violenza contro la Chiesa sia – oltre che deplorevole – inutile (per far male al Vaticano è sufficiente lasciare che i suoi massimi esponenti si esprimano liberamente), mi domando perché queste opere non siano state fatte dal Vaticano stesso, a proprie spese. Oltre che palesamene giusto, sarebbe stato divertente vedere decine di guardie svizzere, vestite da Arlecchino e piegate sui tombini della città.

papa2Io, personalmente, non accolgo il Sig. Ratzinger.
Perché devo pagarne (sia come soldi che come disturbo) la visita?

NON TUTTA Brescia accoglie il Papa – E’ il nome di un gruppo nato su Facebook per opera di un studente bresciano. Si poneva come obiettivo l’organizzazione di un sit-in  lungo il percorso del corteo papale per mostrare che ci sono bresciani critici «nei confronti di quelle affermazioni papali che poco hanno di solidale e di amorevole nei confronti dell’umanità». Senza che neppure fosse stata fatta la richiesta, il creatore del gruppo è stato convocato in Questura per comunicargli che l’autorizzazione non sarebbe mai stata concessa. La Chiesa e il suo Gran Capo, che tanto si fan belli a parole, si mostrano ancora una volta insofferenti verso quei pensieri che circolano troppo liberamente nei cervelli umani. Anche una sola critica – anche se del tutto pacifica o costruttiva, e formata da un centinaio scarso di persone – non è ammessa.
Libertà a parole, Vaticano nei fatti!

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Giusta la sentenza UE sul crocifisso

3 Novembre 2009 Markus 4 commenti

crocifissoLa Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha finalmente stabilito che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Per capirlo siamo dovuti arrivare fino all’Unione Europea, anche se il Governo Italiano – infiltrato com’è di esponenti ciellini – ha annunciato che farà ricorso. Se però l’Europa confermerà la sentenza, l’Italia sarà obbligata a togliere i crocifissi dalle scuole entro 9 mesi. Naturalmente il Vaticano risponde banalmente di provare «fastidio» per la cosa, fregandosene del fastidio che possono provare altre persone nel vedere la croce. Viva invece la CEI, l’unica al mondo ad illuminarci con la sua totale visione del mondo e niente affatto deviata, bocciando la sentenza come figlia di una «visione parziale e ideologica».

La speranza è che l’Europa non si fermi qui, ma costringa l’Italia a rimuovere i crocifissi da tutti i luoghi pubblici – come gli uffici o i tribunali – e ad abrogare i Patti Lateranensi. Perché il crocifisso è solamente il simbolo dell’identità cristiana e l’Italia è – o dovrebbe – essere uno Stato laico, svincolato dalle tradizioni ammuffite di una sola confessione. E’ purtroppo vero che è un simbolo facente parte della nostra tradizione, ma non tutte le tradizioni sono giuste e non tutte meritano di essere perpetrate, di certo l’esibizione della croce e il clericalismo all’italiana non sono tradizioni meritevoli. Dicono che il crocifisso sia il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza. Io, personalmente, quando vedo la croce vedo solo sofferenza e ingiustizia (valori peraltro ben incarnati dalla Chiesa Cattolica), vedo una croce sporca di sangue per tutte la malefatte compiute dai cristiani – in nome di quella stessa croce – nel corso degli ultimi due millenni.

Da cittadino italiano, non vedo calpestati i miei diritti, la mia cultura (fortunatamente non cristiana), la mia storia. Tantomeno le mie tradizioni e i miei valori. Non mi riconosco in quella croce e non vedo perché dovrei esserne obbligato. E non vedo certo il problema per chi – a differenza di me – in quella croce si riconosce. La fede non passa necessariamente attraverso l’esibizione o l’ostentazione dei suoi simboli. Tornare a esporre i simboli religiosi nei soli luoghi dove questa è pratica mi sembra del tutto logico, per niente scandaloso.


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Up

2 Novembre 2009 Markus 2 commenti

[img Scena del film]

Titolo: Up
(Up)

Regia: Peter Docter, Bob Peterson
Sceneggiatura: Bob Peterson

Produzione: Pixar Animation Studios
Genere: Animazione
Durata: 96 minuti
Uscito nei cinema italiani il 15 Ottobre 2009

Si sa, quando la Pixar presenta un nuovo film, la critica ed i fan vanno in estasi presentando l’ultimo lavoro come un capolavoro. E difatti i prodotti della Pixar – distribuiti dalla Walt Disney – sono i film d’animazione migliori, ridicolizzando ogni confronto con i rivali Dreamworks (Shrek, Kung Fu Panda) e Blue Sky (L’era glaciale). Che siano dei veri e propri capolavori del cinema d’animazione e non solo dei successi commerciali lo mostra il trattamento ricevuto quest’anno dal festival di Cannes (la prestigiosa e ambitissima proiezione d’inaugurazione e premio alla carriere agli studios) e del festival di Venezia (un’intera giornata dedicata). Trattamento meritatissimo, perché Up è un film completo, maturo, dalla sceneggiatura ottima e dai temi profondi. Un film che regge alla grande il confronto con il precedente Wall-E e forse lo supera. Un film migliore di tanti blockbuster, divertente per i più piccoli ed estremamente profondo e commovente anche per i grandi.

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Sul super (insignificante) tracciato di Abu Dhabi vince Vettel

1 Novembre 2009 Markus 2 commenti

f109-abudhabiSi chiude finalmente ad Abu Dhabi questo mondiale travagliato di Formula 1. Travagliato per le infinite polemiche e colpi di mano sul controllo della Federazione, i regolamenti ambigui e regolamentati solo a campionato iniziato e le pessime prestazioni delle grandi scuderie. Ad Abu Dhabi si impone la Red Bull che conquista la quarta doppietta stagionale soprattutto grazie al ritiro inaspettato di Lewis Hamilton, anche se probabilmente Vettel avrebbe vinto lo stesso. La Red Bull termina una stagione esaltante, quasi sempre al vertice ed in lotta per il titolo mondiale, premiata in una scommessa da alcuni considerata azzardata (puntare tutto sull’areodinamica grazia al genio di Adrian Newey e sui giovani). Come azzardata era parsa l’interpretazione del regolamento da parte della vecchia Honda, riveltasi poi corretta (anche se al limite) e fondamentale per portare laa nuova BrawnGP a vincere titolo piloti e costruttori.

La stagione della McLaren invece si può descrivere in una parola: sfortunata! Da metà campionato in avanti si è sempre mostrata migliori di tutti (anche di BrawnGP e Red Bull) ma ha collezionato 2 vittorie ed un solo secondo posto in otto gare. Pur avendo un vettura nettamente superiore ha chiuso il campionato costruttori al terzo posto con un solo punto di vantaggio su una Ferrari allo sbando. La Ferrari che ad Abu Dhabi ha chiuso lontana dalla zona punti (Raikkonen dodicesimo e Fisichella sedicesimo) giustificandosi che lo sviluppo di questa vettura era stato bloccato già da diverso tempo, per concentrare risorse sulla vettura del prossimo anno. Per sua fortuna si chiude un anno disastroso, con la speranza che il prossimo porti con se una vettura migliore.

Per finire due parole sul circuito di Abu Dhabi: costruito in meno di due anni nella terra del petrolio, dal solito architetto Hermann Tilke, non è solo un circuito ma ospita amalgamati tra loro un parco divertimenti (ancora in costruzione), un hotel a 5 stelle e un museo interamente dedicato alla Ferrari (su una superfice immensa, coperta da un gigantesco tetto rosso su cui campeggia il cavallino rampante). Un circuito interessante, pensato per far iniziare la gara con la luce del sole e terminarla con luce artificiale e progettato per rendere magnifiche riprese televisive. Tuttavia la gara è stata una delle più noiose degli ultimi anni, nessun sorpasso (a parte Alonso su Kobayashi e la lotta finale tra Button e Webber) e poche emozioni. Un impianto notevole e un tracciato tecnicamente per nulla interessante. Peccato!

Analogie e differenze tra il caso Marrazzo e quello Berlusconi

28 Ottobre 2009 Markus 3 commenti

Dopo lo scoppio dello scandalo sessuale Marrazzo, tutti i grandi pensatori del Pdl hanno iniziato difficili esercizi di contorsione dialettica per mostrare che il caso del Governatore del Lazio sia molto diverso da quello del Presidente del Consiglio, ed ecco quindi che Marazzo si deve dimettere immediatamente e Berlusconi no. Oltre alla differenza più evidente per motivare questa posizione (Marazzo del PD, cioè dell’altra sponda) i due casi non sono poi così differenti come si vorrebbe far credere.

Entrambi hanno mentito all’opinione pubblica, anche di fronte all’evidenza dei fatti. Berlusconi ha fatto tutta estate a negare i fatti raccontati sui giornali, pur di fronte a prove e testimonianze. Ha inoltre raccontato di se sempre un immagine falsa della sua vita privata. Marrazzo ha negato lo scandalo sessuale all’annuncio dell’arresto dei quattro carabinieri corrotti, per poi dover ammettere gli incontri con i trans una volta circolato il video nelle redazioni dei giornali.
Entrambi hanno una vita privata poco equilibrata, e questo è politicamente interessante. Indubbiamente è un aspetto politicamente interessante se uno dei nostri governanti a tendenze sessuali non tradizionali. Non fraintendetemi, ognuno è libero di seguire la vita sessuale che preferisce, ma il cittadino potrebbe non gradire un politico con queste tendenze. E indubbiamente un uomo sposato cha va regolarmente a trans o un settantenne che se la fa con le ragazzine ha una vita privata poco equilibrata.
Entrambi si sono messi in situazioni di ricattabilità. Ed è quello che effettivamente è avvenuto con Marrazzo, i quattro carabinieri lo hanno ricattato e lui, colpevolmente, ha ceduto. Anche Berlusconi è stato registrato, sono comparse foto e si è messo in una posizione inaccettabile per un politico (qualsiasi politico, ma ancor di più per uno nella sua posizione).

Le differenze invece sono molto meno, esattamente due: Berlusconi si divertiva con le donne, Marrazzo con i trans (e questo è politicamente poco interessante). Ma soprattutto Marrazzo ha rassegnato le dimissioni, quelle di Mr.B le stiamo ancora aspettando.

Prego Rutelli, la porta è da quella parte

27 Ottobre 2009 Markus Lascia un commento

Al PD non ne va bene una. Giorni difficili per il Partito Democratico, che dopo aver cambiato il segretario (con il peggiore dei tre, dal mio punto di vista) si vede una crepa antica diventare frattura e poi scissione. Rutelli, a capo della corrente più centrista o UDC-like, fa quello che aveva promesso e inizia un percorso di scissione dal PD con almeno una trentina di parlamentari pronto a seguirlo verso un gruppo di transito, con destinazione finale il clerical-party di Casini. Parte delle due anime della vecchia DC (la corrente di destra e quella di sinistra) a lungo divise e antagoniste per poi ricongiungersi nel centro moderato. Ma non è di questo che mi interessa parlare oggi, non di una possibile rinascita della DC travestita da partito moderno, ma della deriva del PD, che essendo il principale partito d’opposizione è di interesse perlomeno nazionale.

Già la vittoria di Bersani alla primarie di domenica non è, secondo me, un evento positivo. E’ un uomo di sinistra ed è là che vorrà portare il PD. Una deriva verso quel che una volta erano i DS. Ma quel che è peggio è la volontà di voler resuscitare il defunto cantiere dell’Unione, l’accozzaglia di partiti e partitini con nulla da spartire se non l’antagonismo a Berlusconi. Quel progetto che è la causa primaria di 7 anni di governo Berlusconi dal 2001 a oggi. Tirando dentro Vendola, Di Pietro e magari – così per far numero – anche Casini. Una politica fallimentare che sembra oggi voler essere ripercorsa.

Non per questione di alleanze se ne va Rutelli, ma per la deriva a sinistra che prenderà il PD con Bersani segretario. E la cosa, seppur inizialmente potenzialmente drammatica, non può che far bene al partito. Con Rutelli se ne andrebbe tutta quella corrente cattolica che ha tanto ostacolato le decisioni del PD.

Qualche trucco utile ed interessante per sfruttare appieno GMail

19 Ottobre 2009 Markus Lascia un commento

gmail-header In questi ultimi anni Google ci ha abituati a servizi e applicazioni di elevatissima qualità, molti dei quali senza paragoni con la diretta concorrenza. Non sfugge a questa regola neppure il servizio mail di Google, GMail, che ha saputo dalla sua apertura al grande pubblico – inizialmente per alcuni anni è stato disponibile solo per una ristrettissima cerchia di fortunati – conquistare gli utenti per qualità del servizio, spazio di archiviazione, funzionalità. Eppure GMail rimane un mostro un po’ misterioso, dalle mille funzioni sconosciute e dall’enorme potenzialità repressa. Per questo ho raccolto una serie di trucchi e curiosità sulla webmail di casa Google, per imparare ad usarla sfruttandone appieno le infinite funzionalità.

Doppia mail, in un unico account – Probabilmente pochi sanno che quando si crea un nuovo account in GMail, Google ci assegna due indirizzi mail: il comunissimo nome.utente@gmail.com ed il meno conosciuto nome.utente@googlemail.com. La posta inviata ai due indirizzi sarà comunque recapitata nel nostro account, segnalandoci da quale dei due domini arriva.

Il punto, questo sconosciuto – Un’altra caratteristica poco conosciuta è che GMail ignora completamente i punti contenuti nell’indirizzo mail. In questo modo dare a qualcuno mariorossi@gmail.com o mario.rossi@gmail.com o ancora m.ari.oros.si@gmail.com sarà equivalente. I messaggi ci saranno in ogni caso recapitati.

Il lato “plus” di GMail – L’ultima curiosità sul gioco dell’indirizzo è anche la più interessante. GMail prevede di inserire il simbolo “più” ( + ) seguito da una qualsiasi combinazione di lettere e numeri. In questo modo possiamo personalizzare a piacimento l’indirizzo secondo le proprie esigenze. Potremmo ad esempio iscriverci a siti che temiamo possano inondarci di mail non richieste con mariorossi+spam@gmail.com oppure dare ai colleghi di lavoro l’indirizzo mariorossi+ufficio@gmail.com. Sarà così possibile creare infiniti indirizzi mail con un solo account, che con l’uso di semplicissimi filtri riordinerà in modo veloce ed efficiente la nostra casella di posta.

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Brawn e Button sul tetto del mondo

18 Ottobre 2009 Markus Lascia un commento

f1-2009-gp-brasile-2

Per l’ennesima volta, il GP di Interlagos assegna entrambi i titoli iridati: Jenson Button e la BrawnGP campioni del mondo, rispettivamente, piloti e costruttori. Una gara che regala le proprie emozioni nel primo giro di gara: Kovalainen tocca Hamilton e finisce in testa coda, costringendo Fisichella al fuori pista. Raikkonen prova il sorpasso a Webber che gli chiude la traiettoria e gli danneggia l’alettone anteriore. Sutil spinge fuori pista Trulli, che sbanda e sbatte contro il muro. Con loro fuori anche Alonso colpito dalla vettura impazzita del tedesco. Una piccola carambola che regala a Button la nona posizione. Finirà quinto, con Barrichello ottavo e Vettel quarto. Il titolo piloti è matematicamente suo.

Ottima la gara dell’inglese, che ha saputo tirare fuori il carattere perso dopo la prima parte del mondiale. Ha messo a segno quattro sorpassi da campione (Grosjean, Nakajima, Kobayashi e Buemi) e gestito una gara difficile in modo perfetto. Sfortunata la gara del suo compagno di squadra, Rubens Barrichello, protagonista di un avvio di gara fantastico e poi intrappolato in una sessione dalle prestazioni non entusiasmanti fino alla foratura inspiegabile con conseguente perdita del terzo posto. Avrebbe potuto essere la sua gara, con la quale riaprire il mondiale e sognare l’incoronamento meritatissimo ad Abu Dhabi. Peccato! Sfortunato anche Kimi Raikkonen, al via è formidabile: dal quinto al terzo posto (superati Trulli e Sutil). Se non fosse stato per la manovra scorretta di Webber (secondo in quel momento) avrebbe chiuso certamente sul podio e forse anche sul gradino più alto. Invece è ultimo dopo due giri e chiude sesto. Anonima invece la prestazione dell’altro ferrarista, arrivato undicesimo alla fine. Bisogna dirlo, Fisichella è stato un fiasco totale, quasi più del povero e maltrattato Badoer.

Webber, a parte la nota negativa del contatto con Raikkonen, si comporta sempre bene in gara. Gestisce ottimamente la corsa e l’altalena dei pit-stop, vincendo il Gran Premio davanti ad un grandissimo Robert Kubica. Ancora più entusiasmante la gara di Hamilton, partito diciottesimo si avvantaggia degli scontri iniziali e termina sul podio. Posizione che regala alla McLaren il momentaneo terzo posto nella classifica costruttori: 71 punti contro i 70 della Ferrari, ad Abu Dhabi lo scontro finale. Punti che fanno sorridere quelli delle due protagoniste indiscusse del mondiale: la Red Bull (135.5 punti) e la BrawnGP (161). Ad una gara dalla fine bisogna riconoscere i meriti e le capacità di un uomo abilissimo nelle strategie e nelle interpretazioni dei regolamenti, capace di portare una scuderia nata dalle ceneri della sfortunatissima Honda ad affrontare una stagione da prima della classe. La vittoria della BrawnGP quanto quella di Button è merito di una persona non qualunque, capace di vincere sette titoli costruttori negli ultimi dieci anni (suo il merito – tanto quanto Schumacher, Todt e Byrne – dei sei titoli consecutivi della Ferrari e del doppio successo del tedesco in Benetton nel 1994 e 1995). Ross Brawn è stato l’unico e vero protagonista di questa stagione.