Le 10 domande di Micromega all’Italia dei Valori
Da quando Repubblica ha formulato e pubblicato le dieci domande a Berlusconi (anche se, per prima, era stata la Padania a fare 10 domande al Premier su temi molto più scottanti del gossip estivo: «Perché Berlusconi non risponde alle 10 domande… della Padania?») è diventata un’abitudine fare 10 domande dai giornali per attaccare questo o quel avversario politico. Pur non esaltandomi per questa pratica, ho trovato molto interessanti le 10 domane che il bimestrale MicroMega ha posto ad Antonio Di Pietro e all’Italia dei Valori. La provocazione della rivista – pubblicata dall’editrice L’Espresso e simpatizzante per l’IdV – arriva a seguito di una interessantissima inchiesta pubblicata sul numero di settembre e a un lungo confronto aperto sul partito. L’inchiesta – dal titolo «C’è del marcio in Danimarca (l’Italia dei Valori regione per regione)» a firma di Marco Zerbino – prende in esame l’IdV locale, regione per regione, partendo dall’anomalia dei risultati elettorali di giugno, dove la differenza tra europee e amministrative in quasi tutta Italia è sostanziosa, spesso oltre le due cifre. L’analisi di Zerbino ci offre un partito uno e bino, che convince nella sua apertura alla società civile e fermezza nei propri valori di legalità e anticasta (il partito nazionale, quello candidato alle elezioni europee) e delude con le ripetute concessioni a potentati e trasformisti, politicanti di professioni a cui è stata affidata la gestione del partito locale. Una realtà (quella locale) fatta di ripetuti commissariamenti e brutte storie, con porte chiuse in faccia alla parte migliore della società civile.
«Confronto aperto sull’Italia dei Valori» e «10 domande per i parlamentari dell’Italia dei Valori (Camera, Senato, Parlamento Europeo)» da MicroMega
Le domande poste da MicroMega sono state scritte da due collaboratori della rivista – Salvatore Borsellino (fratello del magistrato Paolo) e Andrea Scanzi – e pongono quesiti importanti per il futuro del partito e probabilmente di tutta l’opposizione italiana. Sostenendo il percorso di critica fatto da MicroMega – nella speranza di costruire un partito radicato sul territorio, con sani principi e aperto al contributo della società civile – ripropongo le 10 domande all’Italia dei Valori, con la speranza che le risposte arrivino: non solo a parole, ma anche nei fatti.
Obiettivo: salvare le chiappe al capo
Grande settimana per la politica italiana: mentre in America Barack Obama vince il primo round per una riforma dalla portata storica (quella della sanità), in Germania si celebra il ventennale dalla caduta del muro e in quasi tutti i paesi si dibatte di crisi economica, tutale del lavoro e argomenti simili, in Italia non si pensa ad altro se non delle chiappe del capo. Da oltre una settimana i nostri politici si interrogano unicamente su quale sia il modo migliore per salvarle. La situazione è evidentemente molto grave e pericolosa (per le chiappe del capo, si intende), se – a differenza del passato – oggi è lo stesso Berlusconi a mettersi in gioco in prima persona, senza ricorrere a ipocrisie varie o fantasiose generiche ragioni fasulle per giustificare quello che si fa. Questo è il primo punto importante della vicenda: a differenza del passato non si ricorre alle maschere consumate del bene-comune ma si parla apertamente di leggi per bloccare i processi a Berlusconi.
Un altro spunto interessante di questa vicenda è la concezione di politica che ha Berlusconi. Per convincere il proprio alleato più stretto – Gianfranco Fini – è arrivato alle minacce: o si firma per salvargli le chiappe o si torna al voto. Niente ripensamenti, l’impunità del capo è più importante dei problemi sociali, della crisi, dei lavoratori. Per convincere invece il proprio cagnolino più fed.. ehm.. alleato più fedele – Umberto Bossi – è pronto a barattare addirittura le Presidenze delle Regioni del nord in gioco nel 2010 per avere assicurato il sì alla sua personalissima ed esclusiva riforma. Probabilmente – ma ne avremo la certezza solo entro la prossima settimana – Berlusconi concederà il Veneto (o la Lombardia) e il Piemonte. In cambio di due belle e comode poltrone la Lega temo sarà felicissima di cestinare quei pochi valori che ancora gli restano, permettendo al capo di salvarsi le chiappe in quei processi che non è ancora riuscito a falsare.
Franklyn
Titolo: Franklyn
(Franklyn)
Regia: Gerald McMorrow
Sceneggiatura: Gerald McMorrow
Interpreti principali: Eva Green (Emilia), Ryan Phillippe (Preest), Bernard Hill (Esser), Sam Riley (Milo)
Produzione: Recorded Picture Company
Genere: Drammatico, thriller
Durata: 94 minuti
Uscito nei cinema italiani il 17 Aprile 2009
Il film racconta la storia di quattro personaggi appartenenti a mondi distanti, le cui vite sono collocate tra i mondi paralleli della Londra contemporanea e di una metropoli futuristica e governata dal fanatismo religioso chiamata Città di Mezzo (Meanwhile City). Esser è un padre disperato alla ricerca del proprio figlio nelle dure strade dei senzatetto di Londra. Milo è un trentenne con il cuore spezzato da una ragazza immaginaria. Emilia è una studentessa d’arte con tendenze suicide. Preest è un vigilante mascherato alla ricerca del suo nemico. Nel momento in cui questi mondi collidono, un singolo proiettile determina il destino di questi quattro personaggi, le cui vite sono in realtà collegate dal fato, dall’amore romantico e dalla tragedia.
Nemico pubblico
Titolo: Nemico pubblico
(Public enemies)
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Ronan Bennett, Ann Biderman, Michael Mann
Interpreti principali: Johnny Depp (John Dillinger), Christian Bale (Melvin Purvis), Marion Cotillard (Billie Frechette)
Produzione: Forward Pass, Misher Films
Genere: Thriller
Durata: 143 minuti
Uscito nei cinema italiani il 6 Novembre 2009
![Scena del film [img Scena del film]](http://markarg.files.wordpress.com/2009/11/film_nemico-pubblico.jpg?w=295&h=100)
Nemico pubblico, l’ultimo film di Michael Mann con il bravissimo Johnny Depp, è la storia di John Dillinger, carismatico rapinatore di banche e divenuto una sorta di eroe popolare agli occhi degli americani negli anni trenta.Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo rendevano interessante agli occhi di tutti, compreso il pubblico Americano che non aveva simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Ma mentre le avventure di Dillinger e della sua banda intrigavano i più, il capo della Bureau of Investigation, J. Edger Hoover, si riproponeva di utilizzare la pubblicità che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per trasformare il suo dipartimento in quello che oggi è l’FBI. Fece pertanto di Dillinger il nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti d’America, mettendogli alle calcagna Melvin Purvis, il miglior detective della polizia americana.
Non tutta Brescia accoglie il Papa
Domenica fa tappa nella mia città il Gran Capo della Sacra Chiesa Cattolica Romana. Tutta la città è in subbuglio, concentrata in frenetici preparativi per il grande evento: sono attesi quasi 50 mila fedeli pronti ad ascoltare le sue parole o anche solo a vederlo passare, in una cornice di oltre due mila agenti e altrettanti volontari. Una città blindata, con Piazza Duomo (dove si terrà la messa) accessibile solo su invito, quattro maxi-schermi, le vie principali chiuse per tutto il giorno, polizia ovunque, tombini sigillati, strade rifatte a nuovo, colori papali ovunque. Un’organizzazione immensa, un disturbo altrettanto grande e disagi forse superiori.
Mi domando se una tale organizzazione sia corretta per la visita di un capo religioso. Neppure se in visita ci fosse un capo di Stato la blindatura a cui sarà costretta Brescia sarebbe stata realizzata: non a caso, il grosso degli interventi di sicurezza è stato deciso dalla Gendarmeria Vaticana ed imposto alla Questura di Brescia. Ma quanto costerà il disturbo del vecchio col cappello a punta? Questa graziosa presenza, chi la paga? Secondo stime non ufficiali, la visita del Sig. Ratzinger costerà oltre un milione di Euro, interamente offerto dai contribuenti bresciani. Ci sarebbe ovviamente da discutere quanto sia opportuno spendere cifre simili per fare un piacere al Papa (ma sappiamo benissimo quanto le nostre giunte, comunale e provinciale, siano colme di infiltrazioni cielline). Mi domando quanto rispettoso sia per l’onesto cittadino vedere asfaltate la strade solo per il passaggio di un vecchietto vestito di bianco o quale pericolo possa arrivare da un tombino non sigillato, se il Comune si è visto costretto a sigillarne ben 800: oltre alla convinzione che un atto di violenza contro la Chiesa sia – oltre che deplorevole – inutile (per far male al Vaticano è sufficiente lasciare che i suoi massimi esponenti si esprimano liberamente), mi domando perché queste opere non siano state fatte dal Vaticano stesso, a proprie spese. Oltre che palesamene giusto, sarebbe stato divertente vedere decine di guardie svizzere, vestite da Arlecchino e piegate sui tombini della città.
Io, personalmente, non accolgo il Sig. Ratzinger.
Perché devo pagarne (sia come soldi che come disturbo) la visita?
NON TUTTA Brescia accoglie il Papa – E’ il nome di un gruppo nato su Facebook per opera di un studente bresciano. Si poneva come obiettivo l’organizzazione di un sit-in lungo il percorso del corteo papale per mostrare che ci sono bresciani critici «nei confronti di quelle affermazioni papali che poco hanno di solidale e di amorevole nei confronti dell’umanità». Senza che neppure fosse stata fatta la richiesta, il creatore del gruppo è stato convocato in Questura per comunicargli che l’autorizzazione non sarebbe mai stata concessa. La Chiesa e il suo Gran Capo, che tanto si fan belli a parole, si mostrano ancora una volta insofferenti verso quei pensieri che circolano troppo liberamente nei cervelli umani. Anche una sola critica – anche se del tutto pacifica o costruttiva, e formata da un centinaio scarso di persone – non è ammessa.
Libertà a parole, Vaticano nei fatti!
- Il Papa e il preservativo
- Vaticano S.p.A.
- 8×1000, cos’è e come funziona. E qualche …
Giusta la sentenza UE sul crocifisso
La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha finalmente stabilito che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Per capirlo siamo dovuti arrivare fino all’Unione Europea, anche se il Governo Italiano – infiltrato com’è di esponenti ciellini – ha annunciato che farà ricorso. Se però l’Europa confermerà la sentenza, l’Italia sarà obbligata a togliere i crocifissi dalle scuole entro 9 mesi. Naturalmente il Vaticano risponde banalmente di provare «fastidio» per la cosa, fregandosene del fastidio che possono provare altre persone nel vedere la croce. Viva invece la CEI, l’unica al mondo ad illuminarci con la sua totale visione del mondo e niente affatto deviata, bocciando la sentenza come figlia di una «visione parziale e ideologica».
La speranza è che l’Europa non si fermi qui, ma costringa l’Italia a rimuovere i crocifissi da tutti i luoghi pubblici – come gli uffici o i tribunali – e ad abrogare i Patti Lateranensi. Perché il crocifisso è solamente il simbolo dell’identità cristiana e l’Italia è – o dovrebbe – essere uno Stato laico, svincolato dalle tradizioni ammuffite di una sola confessione. E’ purtroppo vero che è un simbolo facente parte della nostra tradizione, ma non tutte le tradizioni sono giuste e non tutte meritano di essere perpetrate, di certo l’esibizione della croce e il clericalismo all’italiana non sono tradizioni meritevoli. Dicono che il crocifisso sia il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza. Io, personalmente, quando vedo la croce vedo solo sofferenza e ingiustizia (valori peraltro ben incarnati dalla Chiesa Cattolica), vedo una croce sporca di sangue per tutte la malefatte compiute dai cristiani – in nome di quella stessa croce – nel corso degli ultimi due millenni.
Da cittadino italiano, non vedo calpestati i miei diritti, la mia cultura (fortunatamente non cristiana), la mia storia. Tantomeno le mie tradizioni e i miei valori. Non mi riconosco in quella croce e non vedo perché dovrei esserne obbligato. E non vedo certo il problema per chi – a differenza di me – in quella croce si riconosce. La fede non passa necessariamente attraverso l’esibizione o l’ostentazione dei suoi simboli. Tornare a esporre i simboli religiosi nei soli luoghi dove questa è pratica mi sembra del tutto logico, per niente scandaloso.
Up
![Scena del film [img Scena del film]](http://markarg.files.wordpress.com/2009/10/film-up.jpg?w=600&h=150)
Titolo: Up
(Up)
Regia: Peter Docter, Bob Peterson
Sceneggiatura: Bob Peterson
Produzione: Pixar Animation Studios
Genere: Animazione
Durata: 96 minuti
Uscito nei cinema italiani il 15 Ottobre 2009
Si sa, quando la Pixar presenta un nuovo film, la critica ed i fan vanno in estasi presentando l’ultimo lavoro come un capolavoro. E difatti i prodotti della Pixar – distribuiti dalla Walt Disney – sono i film d’animazione migliori, ridicolizzando ogni confronto con i rivali Dreamworks (Shrek, Kung Fu Panda) e Blue Sky (L’era glaciale). Che siano dei veri e propri capolavori del cinema d’animazione e non solo dei successi commerciali lo mostra il trattamento ricevuto quest’anno dal festival di Cannes (la prestigiosa e ambitissima proiezione d’inaugurazione e premio alla carriere agli studios) e del festival di Venezia (un’intera giornata dedicata). Trattamento meritatissimo, perché Up è un film completo, maturo, dalla sceneggiatura ottima e dai temi profondi. Un film che regge alla grande il confronto con il precedente Wall-E e forse lo supera. Un film migliore di tanti blockbuster, divertente per i più piccoli ed estremamente profondo e commovente anche per i grandi.
Analogie e differenze tra il caso Marrazzo e quello Berlusconi
Dopo lo scoppio dello scandalo sessuale Marrazzo, tutti i grandi pensatori del Pdl hanno iniziato difficili esercizi di contorsione dialettica per mostrare che il caso del Governatore del Lazio sia molto diverso da quello del Presidente del Consiglio, ed ecco quindi che Marazzo si deve dimettere immediatamente e Berlusconi no. Oltre alla differenza più evidente per motivare questa posizione (Marazzo del PD, cioè dell’altra sponda) i due casi non sono poi così differenti come si vorrebbe far credere.
Entrambi hanno mentito all’opinione pubblica, anche di fronte all’evidenza dei fatti. Berlusconi ha fatto tutta estate a negare i fatti raccontati sui giornali, pur di fronte a prove e testimonianze. Ha inoltre raccontato di se sempre un immagine falsa della sua vita privata. Marrazzo ha negato lo scandalo sessuale all’annuncio dell’arresto dei quattro carabinieri corrotti, per poi dover ammettere gli incontri con i trans una volta circolato il video nelle redazioni dei giornali.
Entrambi hanno una vita privata poco equilibrata, e questo è politicamente interessante. Indubbiamente è un aspetto politicamente interessante se uno dei nostri governanti a tendenze sessuali non tradizionali. Non fraintendetemi, ognuno è libero di seguire la vita sessuale che preferisce, ma il cittadino potrebbe non gradire un politico con queste tendenze. E indubbiamente un uomo sposato cha va regolarmente a trans o un settantenne che se la fa con le ragazzine ha una vita privata poco equilibrata.
Entrambi si sono messi in situazioni di ricattabilità. Ed è quello che effettivamente è avvenuto con Marrazzo, i quattro carabinieri lo hanno ricattato e lui, colpevolmente, ha ceduto. Anche Berlusconi è stato registrato, sono comparse foto e si è messo in una posizione inaccettabile per un politico (qualsiasi politico, ma ancor di più per uno nella sua posizione).
Le differenze invece sono molto meno, esattamente due: Berlusconi si divertiva con le donne, Marrazzo con i trans (e questo è politicamente poco interessante). Ma soprattutto Marrazzo ha rassegnato le dimissioni, quelle di Mr.B le stiamo ancora aspettando.
Prego Rutelli, la porta è da quella parte
Al PD non ne va bene una. Giorni difficili per il Partito Democratico, che dopo aver cambiato il segretario (con il peggiore dei tre, dal mio punto di vista) si vede una crepa antica diventare frattura e poi scissione. Rutelli, a capo della corrente più centrista o UDC-like, fa quello che aveva promesso e inizia un percorso di scissione dal PD con almeno una trentina di parlamentari pronto a seguirlo verso un gruppo di transito, con destinazione finale il clerical-party di Casini. Parte delle due anime della vecchia DC (la corrente di destra e quella di sinistra) a lungo divise e antagoniste per poi ricongiungersi nel centro moderato. Ma non è di questo che mi interessa parlare oggi, non di una possibile rinascita della DC travestita da partito moderno, ma della deriva del PD, che essendo il principale partito d’opposizione è di interesse perlomeno nazionale.
Già la vittoria di Bersani alla primarie di domenica non è, secondo me, un evento positivo. E’ un uomo di sinistra ed è là che vorrà portare il PD. Una deriva verso quel che una volta erano i DS. Ma quel che è peggio è la volontà di voler resuscitare il defunto cantiere dell’Unione, l’accozzaglia di partiti e partitini con nulla da spartire se non l’antagonismo a Berlusconi. Quel progetto che è la causa primaria di 7 anni di governo Berlusconi dal 2001 a oggi. Tirando dentro Vendola, Di Pietro e magari – così per far numero – anche Casini. Una politica fallimentare che sembra oggi voler essere ripercorsa.
Non per questione di alleanze se ne va Rutelli, ma per la deriva a sinistra che prenderà il PD con Bersani segretario. E la cosa, seppur inizialmente potenzialmente drammatica, non può che far bene al partito. Con Rutelli se ne andrebbe tutta quella corrente cattolica che ha tanto ostacolato le decisioni del PD.




Si chiude finalmente ad Abu Dhabi questo mondiale travagliato di Formula 1. Travagliato per le infinite polemiche e colpi di mano sul controllo della Federazione, i regolamenti ambigui e regolamentati solo a campionato iniziato e le pessime prestazioni delle grandi scuderie. Ad Abu Dhabi si impone la Red Bull che conquista la quarta doppietta stagionale soprattutto grazie al ritiro inaspettato di Lewis Hamilton, anche se probabilmente Vettel avrebbe vinto lo stesso. La Red Bull termina una stagione esaltante, quasi sempre al vertice ed in lotta per il titolo mondiale, premiata in una scommessa da alcuni considerata azzardata (puntare tutto sull’areodinamica grazia al genio di Adrian Newey e sui giovani). Come azzardata era parsa l’interpretazione del regolamento da parte della vecchia Honda, riveltasi poi corretta (anche se al limite) e fondamentale per portare laa nuova BrawnGP a vincere titolo piloti e costruttori.


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