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Politiche 2008 - Unione Di Centro

Pubblicato da Markus su Giovedì 20 Marzo, 2008

Continua l’analisi del nuovo menù che la rinomata politica italiana ci propone (o propina) quast’anno: il partito nato dalla fusione di due metà dello stesso partito: l’Unione Di Centro. Quest’avventura inizia con la fine del Governo Prodi: Silvio Berlusconi (forse stufo del comportamento dei suoi alleati, pensiamo all’ex segretario Marco Follini che sembrava un infiltrato nelle file del centro-destra) parte in contropiede, fonda il Popolo della Libertà, compra Alleanza Nazionale, da buon imprenditore si crea la succursale locale chiamata Lega Nord, quindi lancia la sua Offerta Pubblica d’Acquisto all’UDC: abbandonare il simbolo, sciogliere il partito e confluire senza condizioni nel nuovo pentolone partito del centro-destra. L’UDC rifiuta e candida alla Presidenza del Consiglio Pier Ferdinando Casini.

EP08_UDC_Casini L’Unione di Centro, da non confondere (ne siamo sicuri?) con l’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, meglio nota come UDC, nasce all’inizio della campagna elettorale  dalla fusione di due partiti: la stessa UDC e la Rosa Bianca, nata dalla scissione di un partito: l’UDC! Credo che quindi non sia illeggittimo parlare di Unione Di Centro come di UDC. Nato nel 2002 ha passato la sua vita a sentirsi stretto nella Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi. Quando il Governo Prodi, a seguito delle vicende personali di Clemente Mastella, comincia a scricchiolare e inizia a sentirsi il profumo dell’elezioni anticipate, l’UDC sceglie bene con chi stare: con il mostro Berlusconi tanto criticato fino ad allora! Due parlamentari dell’UDC, Mario Baccini e Bruno Tabacci, escono dal partito e creano, con l’organizzatore del Family Day Savino Pezzotta, un nuovo movimento d’ispirazione cattolica che guarda al centro: la Rosa Bianca. Quando però l’idea del PdL si concretizza anche il resto dell’UDC abbandona Berlusconi e nasce l’idea di un partito unitario. Succesivamente sono confluiti nell’Unione Di Centro anche il PDC (Partito Democratico Cristiano) e il PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano).

 

Scrive Renato Mannheimer sul Corriere della Sera:

L’Unione di Centro è uno dei pochi partiti in grado di attirare consensi da parte dei giovani. Essa vede infatti una presenza più che proporzionale di under24. A questa circostanza è probabilmente legata un’altra accentuazione significativa, quella della presenza più che proporzionale di laureati e, in generale, di possessori di titoli di studio elevati. Ancora, è possibile rilevare come gli elettori dell’Unione di Centro si trovino in misura maggiore nei centri urbani di maggiori dimensioni. Si tratta, com’era facile attendersi, perlopiù di persone che dichiarano di frequentare la Messa in modo regolare: ma circa il 20% dell’elettorato attuale di Casini è costituito da cittadini che affermano di non andare a Messa del tutto o, al massimo, di recarsi in Chiesa una o due volte l’anno: ciò può essere un indice del fatto che l’attrazione del partito di Casini non è basata sul solo fattore religioso.

Attualmente i sondaggi danno l’Unione Di Centro oscillante tra il 5 e il 7% e un bacino potenziale di voti che arriva a sfiorare i 23 punti percentuali. E’ fuori d’ogni dubbio che il partito di Casini possa essere l’unica aternativa valida ai due partitoni di questa tornata elettorale. Il successo dell’Unione Di Centro è, secondo me, legato a due punti:

  1. Quanti saranno i cattolici (prevalentemente della Margherita) che si sentiranno traditi dalla svolta laica del Partito Democratico con l’ingresso dei Radicali e di Umberto Veronesi?
  2. Quanti sono gli elettori di centro-destra (e che quindi non prenderanno in considerazione il PD) stufi di Berlusconi?

Il partito di Casini, che si dichiara alternativo alle Sinistre, guarda sia agli elettori di destra che di sinistra. Trovo difficile che non raggiunga il quorum per entrare alla Camera, più complessa è la situazione al Senato, dove il quorum (su base regionale) è all’8%.

 

Uno dei meriti di Casini e fratelli è quello di essersi fatto scaricare staccato da Berlusconi e di aver intrapreso un cammino di centro-destra alternativo alle sinistre e al movimento populista del Popolo della Libertà. Uno dei demeriti è il modo in cui questo cammino è iniziato: prima della crisi che ha investito il Governo Prodi, Casini, e con lui tutta l’UDC, era fermo sulla certezza di non allearsi con Berlusconi. Quando però la crisi si è accentuata e il profumo delle elezioni si è fatto maggiormente intenso Casini, e con lui tutta l’UDC, si è convinto di non buttarsi via e sacrificare il proprio pensiero e la proprio dignità per correre nuovamente sotto l’antico padrone. Facciano attenzione gli stolti, Casini non ha intrapreso la corsa solitaria per una scelta di libertà (o quale altra stupida motivazione ci propini il vecchio Pier) ma per non perdere il potere da esercitare sugli eletti! Confluire nel Popolo della Libertà significa non tanto abbandonare il simbolo, ma non esercitare più alcun potere all’interno del partito, che non esisterebbe più.

Il programma è invece uno dei meglio strutturati e completi. Mancano però (pecca di tutti i programmi elettorali) le ricette. Nota positiva: mai è fatto accenno ai due anni del Governo Prodi e alle sue azioni. Sembra dire: “Non ci interessa cosa hanno fatto gli altri! Noi vogliamo fare meglio!”. E’ una cosa che si sente poco nella politica italiana.

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