Politiche 2008 - Partito Democratico
Pubblicato da Markus su Domenica 30 Marzo, 2008
La tornata elettorale di quest’anno sarà una grande adunata di partiti, programmi, simboli e candidati. Se da una parte c’è il solito Silvio Berlusconi, dall’altra si presenta uno che nuovo non è ma si sta impegnando molto per apparire tale. Sorprendentemente (e finalmente, aggiungo) il nuovo movimento del centro-sinistra si presenta staccato dalla sinistra estrema: alleato del solo partito di Antonio Di Pietro, il Partito Democratico candida a Presidente del Consiglio Walter Veltroni.
La bozza di un movimento politico unitario nella sinistra nasce dalla mente di Romano Prodi nel 2003 con la creazione di una lista unica tra Democratici di Sinistra, Margherita, Sociali Democratici Italiani e Repubblicani Europei per le Elezioni Europee dell’anno successivo. L’idea di un partito unico, alla quale però le forze centriste ed estreme non hanno mai aderito, si concretizza nella primavera 2007 quando i congressi nazionali di Democratici di Sinistra e Margherita annunciarono lo sciogliemento dei rispettivi partiti e l’obiettivo di un partito unico. La data ufficiale della nascita del Partito Democratico è fissata nel 14 ottobre 2007, giorno in cui si tennero le elezioni primarie per il segretario nazionale. Nel processo costituente hanno aderito anche: Movimento Repubblicani Europei, Italia di Mezzo, Alleanza Riformista, Repubblicani Democratici e Partito Democratico Meridionale.
Sul web il Partito Democratico ottiene senza indugi i voti più alti: un portale completo, interattivo, quasi ottimo. A differenza degli avversari la comunity è reale, l’interazione completa. Non mancano le notizie, gli aggiornamenti, i piensieri, il blog, il forum. Altra nota positiva è il fatto che il portale del PD (www.partitodemocratico.it) sia stato il primo on-line all’inizio della campagna elettorale. Viene solo un dubbio: questo contatto diretto con gli elettori è solo un impegno mirato alle elezioni, destinato a spegnersi e morire dopo metà Aprile, o sarà duraturo e costante, indipendentemente dal risultato elettorale?
Scrive Renato Mannheimer sul Corriere della Sera:
Una delle caratteristiche principali del PD è costituita dal fatto che esso raccoglie in misura molto maggiore rispetto alla popolazione nel suo complesso, i consensi di chi possiede i titoli di studio più elevati, in particolare, dei laureati (che però rappresentano, come si sa, meno del 10% dell’elettorato italiano). Il PD ha, ancora oggi, la caratterizzazione territoriale che ha sempre connotato la sinistra in Italia, con una più forte presenza in Toscana e in Emilia e una maggiore debolezza altrove. Ancora, i consensi per il PD si trovano in misura maggiore nei centri urbani di grandi dimensioni. La gran parte degli elettori del PD si dichiara laica, ma, ancora una volta, grossomodo il 40% dichiara di frequentare la Messa almeno due volte al mese. Grazie a questa composizione variegata, il PD si candida per raccogliere una pluralità di voti proveniente da diversi strati sociali e di pensiero.
Attualmente i sondaggi danno il Partito Democratico oscillante tra il 34 e il 38% e un bacino potenziale di voti che arriva a sfiorare i 53 punti percentuali. Il successo di Veltroni è legato a quanti indecisi riuscirà a convincere. L’eredità del Governo Prodi è certo pesante, ma via che i giorni passano tale peso diminuisce. A meno di sorprese la vittoria alla Camera dovrebbe andare all’avversario Berlusconi, più complicata la situazione del Senato. Se in alcune regioni (leggi Toscana ed Emilia) la vittoria è certa in altre il gioco è aperto, soprattutto per l’incertezza dei risultati di Casini e Santanchè (come nel Lazio) che potrebbero far perdere il premio di maggioranza al Popolo della Libertà. Il risultato elettorale del Partito Democratico è legato a quattro considerazioni:
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Quanti vedranno nell’eventuale Governo Veltroni il naturale successore del Governo Prodi?
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Quanti elettori saranno fedeli alla Sinistra - l’Arcobaleno anche al costo di consegnare l’Italia a Berlusconi?
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Quanti elettori cattolici voteranno altrove (ad esempio Unione di Centro) dopo l’ingresso nelle liste di Radicali e Umberto Veronesi?
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Quanti elettori sarà in grado di convincere di essere davvero qualcosa di nuovo?
Walter Veltroni non è certo un elemento nuovo, politicamente parlando è addirittura più vecchio di Silvio Berlusconi essendo in politica da più di vent’anni ricoprendo incarichi di Governo, tra cui la vicepresidenza nel primo Governo Prodi. Negli ultimi anni è stato Sindaco di Roma, con una gestione della capitale non all’altezza della città, anche se discreta.
Il programma di Governo è per metà sorprendente e per metà noioso. Noioso perchè già letto. Sorprendente perchè, nonostante tutto, qualcosa di nuovo c’è. Il programma non si limita a un elenco di slogan ad effetto ma offre un traccia (a volte discutibile) di soluzione, oltre a qualche tema dimenticato dall’avversario. E’ di certo positivo che si parli della legge 194 sull’aborto in modo chiaro e non strumentalizzato, che ci si impegni su scienza, ricerca e testamente biologico o che si discuta in modo serio dell’ambiente. Il programma, una trentina di pagine, è da leggere. Molto interessante.
Altro aspetto è la scelta di correre in solitario. Intendiamoci: correre in solitario, nel contesto del centro-sinistra italiano, non significa essere completamente soli e non stringere alleanze. Di certo non susciterà le mie ire l’ingresso in lista di esponenti del Partito Radicale o di personaggi scomodi (ed odiosi per gli intellettuali cattolici) come Umberto Veronesi. Correre da solo significa staccarsi da quella fazione politica di estrema sinistra per compiere un cammino riformista di stampo socialdemocratico. In questo l’alleanza con Antonio Di Pietro ed Emma Bonino rientra perfettamente. L’importante è non esseri più frenati o deviati da partiti di stampo comunista. In questo Veltroni c’è riuscito benissimo.
Proprio per queste svolte centriste il PD ha perso il propro carattere socialdemocratico. Ci sono troppi imprenditori, per definirsi un partito degli operai. Ci sono troppi operai e socialisti per definirsi un partito degli imprenditori. Ci sono troppi cattolici per definirsi innovativo. Ci sono troppi laicisti per definirsi cattolico. Veltroni non può pretendere di creare il partito di tutti, per tutti. Forse troppo diplomatico, sta cercando di accontentare ed attrarre tutte le ideologie. L’intento è buono, il risultato invece è un partito che appare senza identità.
Quello che non manca al Partito Democratico è invece il passato, di certo non brillante. Nonostante cerchi di passare per un elemento nuovo, non lo è. I candidati sono grossomodo sempre quelli, gente di governi passati, con alle spalle una politica non entusiasmante. Tutti i ministri del Governo Prodi, tranne Giuliano Amato, sono stati riconfermati e ricandidati, così come i componenti dei Governi tra il 1996 e il 2001. Si dica quel che si vuole, ma questa è una minestra riscaldata, in un piatto nuovo e pulito!







Domenica 30 Marzo, 2008 a 20:0
dopo aver letto tutti questi schieramenti sono giunto ad una sola conclusione..faccio come come gli articolo 31 e voto pannella!!!!
Sabato 5 Aprile, 2008 a 15:0
Che dire… certi punti sono anche corretti, in altri non mi trovi d’accordo. Sulla “carriera” di Veltroni di sindaco di Roma che tu giudichi non all’altezza, io avrei qualcosa da ridire, ne io ne te siamo cittadini romani abitando al nord, ma la sensazione che si ha di Roma è di una città rinata culturalmente dopo un periodo in cui aveva perso dal punto di vista culturale l’egemonia in Italia.
Sabato 12 Aprile, 2008 a 12:0
peccato che non si viva di sola cultura..