La vittoria di Silvio, la sconfitta dei valori
Pubblicato da Markus su Domenica 4 Maggio, 2008
La vittoria della coalizione di Centro-Destra alle ultime Elezioni Politiche mi offre lo spunto per chiedermi: dove sono finiti i valori? E’ difatti evidente, che per definizione o necessità, i valori siano estranei ai partiti che ci governeranno i prossimi cinque anni. Esaminiamo uno per uno i partiti che compongono la maggioranza di Governo. La Lega Nord, per definizione, non è un movimento politico valoriale, è un movimento programmatico che si pone l’obiettivo di portare il federalismo, per permettere al Nord di essere indipendente e sovrano. Non difende ne segue alcun valore, lascia libertà di pensiero - su questi temi- ai propri iscritti e propri parlamentari. Di certo non avrebbe alcun senso votare Lega per difendere i propri valori, qualunque essi siano. Per averne la conferma è sufficente ripensare alla campagna elettorale, gli unici argomenti trattati sono stati il federalismo, l’assistenzialismo per Malpensa, meno tasse per il Nord e la sicurezza (più sicurezza uguale meno immigrati secondo il credo leghista).
Se passiamo al partito di Berlusconi la mancanza è ancora più evidente. Alleanza Nazionale, per quanto fossero discutibili, aveva dei valori in cui credere e da difendere. Forza Italia era nata come ufficio di marketing, il migliore in grado di vendere sogni in cambio di voti, dove nella nostra democrazia - che tale non è - i voti equivalgono al potere. Nell’inverno del 2008 Silvio Berlusconi, capo supremo del centro-destra, prende la grande decisione: comprare Alleanza Nazionale, ingrandendosi in vista delle elezioni politiche ormai prossime a venire. L’operazione si può dire splendidamente riuscita, AN è stata interamente ripulita di tutte quelle sciocchezze chiamate idee, valori, storia.
Nella coalizione che ha governato dal 2001 al 2006 vi era, oltre AN, anche l’UDC che si proponeva come difensore di valori, per quanto questi possano essere discutibili. Con la svolta di Berlusconi anche questo movimento - avendo rifiutato di svendersi - è stato escluso, liberando così il centro-destra da ogni possibile noia legata alla difesa di valori.
Vi è un valore che dovrebbe essere comune a tutte le forze politiche, di destra e di sinistra: la libertà. La libertà di pensiero, la libertà di espressione, la libertà di decidere, la libertà di essere liberi. La libertà, in uno stato civile passa anche per la giustizia. Un paese che non è giusto non è libero. Evidentemente gli italiani non la pensano in questo modo, ne è la conferma il risultato delle Elezioni Politiche.
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Uno dei titoli di testa ci preannuncia che «solo i particolari più incredibili di questa storia sono veri» in una storia dove i particolari più incredibili sono i particolari più assurdi, insensati ed agghiaccianti. The Hunting Party, adattato e diretto da Richard Shephard con Richard Gere, Diane Kruger, Terrence Howard, James Brolin e Jesse Eisenberg, è un prodotto ben confezionato, un originale modo per vedere il film di denuncia accomunato al genere d’azione, divertendo lo spettatore lasciandogli però il modo di riflettere