Il ritorno del regime
Pubblicato da Markus su Domenica 11 Maggio, 2008
Ieri sera a Che tempo che fa di Fabio Fazio su Raitre era ospite il giornalista Marco Travaglio a presentare il suo libro, scritto a quattro mani con Peter Gomez, Se li conosci li eviti. Leggo stamattina sul Corriere della Sera che il suo intervento, in particolar modo le accuse al Presidente del Senato Renato Schifani, hanno sollevato polemiche nelle file del Popolo della Libertà. Sul Corriere parla Maurizio Gasparri: «Ancora una volta il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione, senza contraddittorio, dalla condotta diffamatoria di Travaglio. Le offese al presidente Schifani troveranno la giusta risposta nelle sedi giudiziarie. Ma il problema investe i vertici Rai e in particolare il dg, il cui mandato per fortuna scade, per legge, tra 20 giorni. La vergognosa utilizzazione diffamatoria della Rai non può proseguire. Devono rendersene conto anche i consiglieri in scadenza ma ci auguriamo non scaduti in termini morali» Non mi soffermerò sulla morale di Gasparri (ne ha una?) autore della peggiore legge sulla Comunicazione al mondo, ma sul reale significato delle sue parole. Che Berlusconi, scagnozzi ed alleati considerino calugne e diffamazioni i fatti realmente avvenuti è noto. Che abbiano in mente un modello di televisione e disinformazione simile a quello cubano o venezuelano dove tutto ciò che è contro algli interessi del regime (Castro, Chàvez o Berlusconi che sia) sia zittito, anche questo è noto. Ed è possibile leggerlo proprio nelle parole di Gasparri. Ci avevano già provato nel 2001 licenziando Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro. Oggi ci riprovano, ancora. Le minacce a Santoro sono già arrivate, ora tocca a Travaglio.
La cosa davvero preoccupante arriva quando Gasparri tenta di difendere Schifani: «Travaglio trae conclusioni arbitrarie. Schifani ha avuto a che fare con persone che 18 anni dopo sono state indagate». Come si fa a definire innocente una persona che ha fondato la Sicula Brokers con Enrico La Loggia, Mino Mandalà - condannato per mafia, il cui figlio Nicola ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano - e Benny D’Agostino, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dice giustamente Travaglio «o si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Lirio Abbate (che per primo lo ha scritto) come eroico giornalista antimafia».
Questi sono alcuni estratti dell’intervento di Marco Travaglio:
In una politica dominata dai ricatti, come disse Gherardo Colombo ai tempi della bicamerale, chi ha delle condanne e dei processi in corso non è il meno candidabile, ma diventa il più candidabile. E quello che ha le ragioni più robuste per riuscire a imporre la propria candidatura. Perchè se tu hai una condanna per una faccenda, di solito ne hai combinate altre dieci per le quali non ti hanno preso. E’ difficile che uno prenda una tangente e basta nella sua vita, quando uno comincia le prende sempre e nel giro si viene anche a sapere e quindi è difficile riuscire a sottrarsi. Lo prendono per una, ne rimangono sconosciute altre nove. Quelle altre nove sono la sua assicurazione sulla vita, perchè lui su quelle nove tace e su quel silenzio costruisce i suoi ricatti per la sua carriera futura. Quindi come disse Giuliano Ferrara con la sua consuetà brutalità in un forum di Micromega se vuoi fare politica devi essere ricattabile. Devi essere ricattabile perchè nell’ambiente devono sapere qual’è il tuo prezzo e quant’è lungo il tuo guinzaglio, se sei non ricattabile non sei controllabile e quindi non ti ci vogliono.
Uno dei problemi di questo discorso è che tutti lo ritengono un problema morale ed etico e quindi moralistico. Uno dice “a me il moralismo non piace, non me frega niente, cosa c’entrano queste vicende con la mia vita? Io non arrivo alla fine del mese cosa frega a me se quello ruba?” Se tu non arrivi alla fine del mese c’entra con il fatto che quello ruba. Perchè se noi continuiamo a considerarlo dal punto di vista etico, non è bello che questa gente ci rappresenti, non è l’impostazione giusta. L’impostazione giusta è non ci conviene, dal punto di vista brutale della nostra convenienza di tasca, essere governati da gente così. Perchè i programmi dei partiti possono essere i più belli del mondo, possono averlo copiato da AlGore, da Kennedy, dalla Thatcher, da chi vogliono loro, il problema è che se a rappresentare quel programma è Ciarrapico, onestamente, puoi attenderti che Ciarrapico si occupi del programma del liberismo della Thatcher o dell’ambientalismo di AlGore? Il problema è che se noi mandiamo gente così non è che non sta bene, è che poi è inutile aspettarsi, hanno altri problemi che risolvere il problema dell’evasione fiscale. Hanno altre pendenze. Quando hanno candidato Ciarrapico, se una sinistra demente avesse fatto la polemica su chi è questo signore. Invece han detto “candidano un fascista, aiuto! torna Mussolini”. Ma il fatto che è fascista è il suo lato migliore! Il problema è che ha cinque condanne. La tragedia è che c’è un modo ideologico di trattare le cose che fa scappare anche i topi, non solo gli elettori.
L’elemento di originalità è che noi non siamo stati sempre così. E’ molto istruttivo quando vengono elette le alte cariche dello stato, perchè i giornali pubblicano l’elenco di tutti i nomi di quelli che hanno ricoperto quella carica nella storia repubblicana. Uno si rende conto che una volta avevamo DeGasperi, Einaudi, DeNicola, Merzagola, Pertini, Nenni, Fanfani. Uno vede tutta la trafila poi arriva e vede Schifani. C’è un elemento di originalità! La seconda carica dello Stato, Schifani. Mi domando chi sarà quello dopo. In questa parabola a precipizio, dopo c’è solo la muffa probabilmente, il lombrico come forma di vita credibile. Dalla muffa si ricava la penicillina, tra l’altro, quindi è un esempio sbagliato.
Di seguito il video completo (in tre parti) dell’intervento di Marco Travaglio.







Domenica 11 Maggio, 2008 a 21:0
penso che il gruppuscolo dirigente del PD sia legato mani e piedi con il Signore delle Banane e il suo entourage di mafiosi e veline. E’ per questo che l’attacco al giornalista Travaglio - reo di aver divulgato una notizia di interesse generale -, partito in primis dalla bocca dell’influente signora Finocchiaro, non mi stupisce affatto.
Poveri italiani, scivolare in un regime comodamente seduti in poltrona col telecomando in mano…
http://ale1980italy.wordpress.com/2008/05/11/prove-di-regime-censurare-il-giornalista-libero-marco-travaglio/