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Andare oltre il nucleare

23 Maggio 2008 Markus Lascia un commento

«Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione. Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente. La scelta del nucleare è un solenne impegno assunto dal presidente Berlusconi all’atto della fiducia al nuovo governo. Onoreremo questo impegno con convinzione e determinazione» Link alla notizia sul Corriere della Sera. L’annuncio del Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola ha scatenato un dibattito sociale, politico, tecnico e scientifico.

Il tema dell’energia nucleare è spinoso e spesso usato in modo errato. Molti detrattori hanno negli occhi la distruzione di Chernobyl e utilizzano la scusante della sicurezza per combattere il nucleare. La sicurezza disponibile in Italia – come in Europa – oggi non è neppure lontanamente paragonabile al livello di preparazione e sicurezza presente nell’Unione Sovietica degli anni 80. Basti pensare che in Europa vi sono quasi duecento centrali nucleari e non si sono verificati incidenti di una certa gravità. Inoltre avere delle centrali in casa non sarebbe molto più pericoloso della situazione attuale, dove abbiamo una decina di centrali sul confine francese e svizzero.

Il problema maggiore sono i tempi. Per preparare una nuova generazione di tecnici e scienziati italiani che possano pensare, progettare e costruire le nuove centrali ci vogliono almeno 20 anni. E prima che l’energia nucleare in Italia diventi realtà il nostro pianeta dovrebbe pensare e attuare soluzioni alternative per risolvere la dipendenza dal petrolio. Se il progetto del Governo dovesse continuare ci sarebbero cinque nuove centrali – pronte probabilmente alla fine del prossimo decennio, per il 2020. Un numero davvero esiguo per annunciare festosi che l’operazione ci renderà indipendenti dall’energia estera. Una centrale nucleare soddisfa mediamente un milione e mezzo di persone. Cinque centrali ne soddisferebbero meno di otto milioni. Troppo pochi, ben lontani dall’80% della Francia.

La soluzione, a mio parere, giusta sarebbe di investire sulle fonti rinnovabili (eoliche, solari, etc) e sulla ricerca della fusione a freddo. Una tecnica che ha grandi potenzialità, ma dalla quale non si è ancora riusciti a ricavare un’applicazione corretta. Le università e centri di ricerca di tutto il mondo – in particolare in Giappone – stanno studiando questa tecnica. Non potrebbe essere un’opportunità per l’Italia di rilanciare la sua immagine, la sua economia, attrarre cervelli e studiosi? E tra vent’anni essere al avanguardia dell’energia a basso impatto ambientale. Si rischia di spendere soldi e tempo per una tecnologia che risulterà superata una volta completata. Che Berlusconi abbia il coraggio di investire per qualcosa di giusto, non di populista.