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Archivio per gennaio 2009

Milk

31 gennaio 2009 2 commenti

MilkNon è il capolavoro descritto da molti, ma un film politico prima che biografico su una delle più grandi icone dimenticate della lotta per i diritti ai gay. Milk, diretto da Gus van Sant, con Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin e James Franco, combina una sceneggiatura scorrevole e ben strutturata ad una regia tanto frammentaria quanto geniale. Candidato a otto premi Oscar, tra cui la meravigliosa performane di Sean Penn che in questo film raggiunge il momento più elevato della sua carriera.

Salvatore Borsellino a Piazza Farnese

30 gennaio 2009 Lascia un commento

Oltre alle frasi estrapolate, rigirate e strumentalizzate di Antonio Di Pietro (leggi il post dedicato), alla manifestazione di Piazza Farnese – organizzata dall’Associazione Nazionale Famigliari Vittime di Mafia – del 28 Gennaio hanno partecipato diverse personalità illustri o meno conosciute. Un’intervento molto interessante quanto sincero è stato quello di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato ucciso dalla Mafia pochi mesi dopo Giovanni Falcone. Dicono che DiPietro abbia offeso il Presidente della Repubblica, ma forse non si accorgono che – come dice Borsellino – «il più grande vilipendio alle istituzioni è che queste persone [Berlusconi e Dell’Utri] indegne di occupare quei posti occupino le istituzioni. Questo è il vilipendio alle Istituzioni e allo Stato». Più sotto il testo completo dell’intervento.

 

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Le parole di DiPietro: offensive e mal riportate

29 gennaio 2009 4 commenti

Questo post nasce come risposta al commento di Michele, sulle parole di DiPietro alla manifestazione di mercoledì. Quello che è stato detto e sentito, riportato perfettamente da Michele, mostra come l’informazione italiana sia pilotata. Curioso infatti come da una manifestazione organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia – non dall’Italia dei Valori o da DiPietro – a difesa della giustizia e della democrazia, non abbia ricevuto alcun risalto o supporto da parte dei media nazionali, a differenza – per esempio – del Family Day di qualche anno fa (ma dietro c’era la Chiesa) o delle manifestazioni per l’Italia dei vari Berlusconi o Veltroni di turno. A questa manifestazione hanno partecipato anche illustri personaggi – Salvatore Borsellino, Carlo Vulpio, Sonia Alfano, Pancho Pardi, solo per citarne alcuni, oltre a Marco Travaglio, Antonio di Pietro e Beppe Grillo – ma molto casualmente l’unica frase uscita da quella piazza è del bersaglio preferito negli ultimi tempi dai media nazionali. Per di più estrapolata ad hoc.

Anzitutto il Presidente della Repubblica ha facoltà di esprimersi in merito a diverse questioni e il tentativo di sopprimere la giustizia (qualcuno la chiama “Riforma”) o imporre il silenzio (con la sospenzione) ad un procuratore che ha osato difendere chi a sua volta ha osato indagare su miliardi di finanziamenti europei che scompaiono nel nulla ogni anno in Calabria (e che finiscono nelle tasche della criminalità organizzata e dei partiti politici) non sono semplici temi di attualità.
Quanto alla frase (che Mchele definisce offensiva), è stato fatto un lavoro perfetto di disinformazione. Vuole un’esempio? Sul Corriere di oggi c’è un’intervista a Scalfaro che inizia con questa domanda: «Presidente Scalfaro, l’Italia dei Valori ha attaccato il Quirinale in piazza Farnese. “Napolitano dorme”, recitava uno striscione, mentre Antonio Di Pietro accusava il capo dello Stato di giudizi “poco da arbitro” e di “troppi silenzi” aggiungendo che “il silenzio è mafioso”. Che cosa gliene pare?». All’incirca la stessa versione che è stata raccontata da tutti. Niente di più fuorviante! Per cominciare lo striscione non era dell’IdV (come non lo era la manifestazione) e le parole incriminate, che Michele giudica offensive, assumono un siginificato totalmente diverso se lette nel passaggio completo.

«Credo che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto di manifestare. Si può non essere d’accordo su quanto abbiamo fatto e su quanto stiamo facendo, ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che quello che fanno determinate persone non ci convince? Ci possiamo permettere, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d’accordo su alcuni suoi silenzi? Possiamo permettercelo o no? O siamo degli eversori? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l’arbitro, che a volte il suo giudizio ci pare poco da arbitro e poco da terzo. Lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l’Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c’è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d’accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d’accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d’accordo sull’oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d’accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un’altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio.»

Antonio Di Pietro
Manifestazione a difesa di Luigi Apicella
28 Gennaio 2009

Credo che a questo punto non servano davvero altri commenti. La cosa si spiega e capisce perfettamente da sola. Dubito che qualcuno possa avere una fantasia così galoppante da ritenere offensive queste parole. E’ ben evidente inoltre che le parole sulla mafia non siano rivolte a Napolitano e che il silenzio criticato da DiPietro sia quello sul Lodo Alfano, su cui il Presidente della Repubblica dovrebbe avrebbe il dovere di dire qualcosa e gli italiani la dignità di indignarsi.

Che le si condivida o meno, credo – per finire – non sia ammissibile ritenere offensivo quanto detto a Piazza Farnese, se non per uso puramente strumentale. Come dice Michele: parlano i fatti.

Ratzinger e l’olocausto della memoria

28 gennaio 2009 Lascia un commento

di Pino Corrias
tratto da Vanity Fair, 28 gennaio 2009
Link all’articolo originale

La più efficace (benché involontaria) celebrazione del Giorno della Memoria – dedicato al ricordo dei 6 milioni di donne, uomini e bambini rastrellati dalla macchina di sterminio nazista in tutta Europa tra il 1941 e il 1945, imprigionati nei campi, denudati, umiliati, uccisi con il gas, la fame, la fatica, i patiboli, il fuoco dei forni crematori -  l’ha offerta in queste ore il papa tedesco Joseph Ratzinger, cancellando la scomunica al vescovo Richard Williamson, quello che considera i lager “una invenzione degli ebrei”. Quello che ricalcola le dimensioni dell’Olocausto in una misura per lui di evidente tollerabilità cristiana: “Di ebrei ne saranno morti al massimo due o trecento mila”. Quello che neanche sa bene dove sia avvenuto questo trascurabile evento, dato che “le camere a gas non sono mai esistite”.
Benedetto XVI lo riaccoglie come un figliol prodigo. Insieme con gli altri vescovi seguaci di monsignor Lefebvre che vennero prima sospesi a divinis da Paolo VI e poi scomunicati da Papa Woytila nel 1988. Tutti ultraconservatori. Nemici del Concilio Vaticano II. Ostili al dialogo con le altre religioni. Strenui difensori di ogni embrione non nato, ma genuflessi a quel Dio dell’intolleranza e della guerra che benedice gli eserciti in marcia tra il sangue di uomini vivi, purché infedeli.
Il Papa li ha riabbracciati con un gesto che dovrebbe stupire il mondo non per la clemenza, ma per la resa. Che volta le spalle alla decenza, nega la verità, conduce al precipizio anche se rivestito di latino e oro. Per evitare il quale molte candele serviranno, a cominciare da quelle accese nel  Giorno della Memoria.

A sostegno di Luigi Apicella

25 gennaio 2009 Lascia un commento

Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle ore 9.00 in Piazza Farnese a Roma l’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia organizza una manifestazione a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo e tutti quei magistrati che hanno avuto e avranno il coraggio di indagare sugli affari sporchi del potere. Un appuntamento con la democrazia contro la distruzione della giustizia.

Paolo Borsellino e Giovanni Falcone furono uccisi con il tritolo. De Magistris, Apicella e la Forleo sono stati sospesi o trasferiti. Il risultato è lo stesso: la giustizia muore. I sepolcri imbiancati della sinistra stanno a guardare la fine della democrazia, mentre i piduisti – con l’aiuto della Lega – stanno finendo il lavoro. Mentre l’informazione tace. D’altra parte non si tratta della stupidata del Family Day o di qualche manifestazione di Berlusconi. Non c’è dietro la Chiesa o qualche mafioso. Non è populismo. Ci sono in campo troppe idee per portarla all’attenzione del grande pubblico. Meglio propinare le tette della tizia del Grande Fratello.

Di seguito riporto due lettere di sostegno alla manifestazione. La prima è di Sonia Alfano – figlia di Beppe, giornalista ucciso dalla mafia per le sue inchieste scomode su uomini d’affari, mafiosi latitanti, politici, amministratori locali e massoneria nel 1993 – mentre la seconda è di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.

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DiPietro: troppo corrotto o troppo scomodo?

18 gennaio 2009 8 commenti

A casa Berlusconi devono essere terrorizzati da Di Pietro. E’ bastato che toccasse il 15% in Abruzzo e collezionasse 1 milione di firme contro la legge Alfano, perché IlGiornale di famiglia scatenasse una campagna forsennata per gabellarlo come l’epicentro dell’inchiesta Global Service a Napoli. Peccato che, a parte un paio di sciagurate raccomandazioni tentate dal figlio Cristiano, l’ex pm sia del tutto estraneo all’indagine, che coinvolge invece gente del Pd e del Pdl. Dal 19 dicembre all’11 gennaio IlGiornale gli ha dedicato titoloni in 17 prime pagine su 21, mentre in Italia e nel mondo accadeva di tutto. Fior da fiore, fra i titoli più succulenti: “Tutti gli intrallazzi del clan Di Pietro”. “Gasparri: Di Pietro coniglio”. “Rivolta dei fan di Di Pietro”. “Di Pietro jr. si dimette, ora tocca a Tonino”. “Bondi: non vorrei mai mio figlio in politica”. “Di Pietro, il giallo dei rimborsi elettorali”. “Di Pietro nei guai vuol depistare e sforna referendum”. “La verità sulle case di Di Pietro”. Come se i presunti intrallazzi su rimborsi e immobili non fossero già stati archiviati dal Gip di Roma il 14 marzo 2008. IlGiornale anzi scrive il contrario: “La Procura decise di rinviare a giudizio anche la tesoriera di Idv, Silvana Mura”, più Di Pietro. Invece la Procura chiese di archiviarlo, mentre la Mura non fu nemmeno indagata.

[…] Questa campagna ne ricorda un’altra, sferrata nel 1995-’97 sempre da IlGiornale, allora diretto da un maggiorenne, Vittorio Feltri. Di Pietro minacciava di entrare in politica con un partito tutto suo, dopo aver respinto le offerte di destra e sinistra. Il 23 dicembre ‘95 l’house organ sparò in prima pagina un’intervista al faccendiere craxiano latitante Maurizio Raggio: “Dal Messico gravi accuse a Di Pietro. Raggio: Pacini Battaglia diede una valigetta con 5 miliardi a Lucibello per Di Pietro”. E così per due anni: corrotto, concussore, venduto. Nel ’97, subissato di cause perse in partenza, Paolo Berlusconi risarcì l’ex pm con 400 milioni di lire. Feltri si scusò in prima pagina: “Caro Tonino, ti stimavo e non ho cambiato idea”. Nella 2 e nella 3, un lungo autodafè (“Dissolto il grande mistero: non c’è il tesoro di Di Pietro”) informava i lettori che “Di Pietro è immacolato”, la campagna de IlGiornale era una “bufala”, una “ciofeca”. E la nota “provvista” miliardaria? Mai esistita. Ma ormai l’immagine del simbolo di Mani Pulite era devastata. Infatti ora si replica.

di Marco Travaglio
tratto da l’Espresso in edicola
Link all’articolo originale

Chi volesse saperne di più può leggere l’editoriale di Vittorio Feltri, apparso su Libero l’8 Gennaio 2009,  «Lettera a Di Pietro» e le lettere di risposta di Antonio Di Pietro a Libero disponibili sul suo blog: «Calunnie, solo calunnie» (9 Gennaio 2009) e «Sei risposte a Libero» (13 Gennaio 2009). Se si volesse capire il livello di calunnie e stupidità raggiunto dal quotidiano che era di Montanelli ed ora è di Berlusconi, si legga «Così Di Pietro ha creato la sua Italia del mattone» di Gian Marco Chiocci, da IlGiornale (9 Gennaio 2009).

O kakà o una terza serie b

16 gennaio 2009 1 commento

Cari nemici e amici, Kakà ha ricevuto il permesso di trattare con il Manchester City e il Milan con questa decisione ha praticamente scaricato ogni responsabilità sul giocatore.

Altro che pensare allo scudetto, all’aggancio con l’Inter e continuare a dichiararsi la squadra e la società più 6328c6d69dab20aa34dd52853c27d240_immagine_lforte del pianeta Terra: è arrivato per il Milan l’ora della grande decisione.

E’ vero che il patron dei rossoneri è anche il capo di un governo che chiede ai suoi cittadini enormi sacrifici e che rinunciare ai 100 (o 120, o 150 o 1000, la sostanza non cambia) sarebbe quasi uno sberleffo a chi i sacrifici li fa davvero.

Ma è altrettanto vero che la cessione di Kakà sarebbe una catastrofe dal punto di vista sportivo perchè non esiste al mondo un calciatore più bravo del brasiliano e la sua cessione sarebbe come retrocedere un’altra volta.

Adesso il Milan non ha altra via d’uscita che cedere alle richieste del Manchester City o a quelle di Kakà che per rimanere potrebbe anche pretendere il raddoppio dell’ingaggio: da venti lordi a quaranta per cinque anni.

Se Kakà parte il Milan incasserà 120 milioni circa, se Kakà invece resterà ne dovrà pagare 200 lordi al giocatore, cioè quattrocento  miliardi  in cinque anni.

In ogni caso un’operazione senza precedenti nel mondo dell’intero calcio mondiale.

Il City non si fermerà ovviamente a Kakà visto che nella prossima stagione vuol puntare a vincere la Premier o comunque a entrate fra le Big Four. Cerca un laterale destro, un difensore centrale. due centrocampiosti e un paio di attaccanti.

Pre gli altri ruoli tanti i nomi, da Pepe, Fabregas, Xavi, Aguero e Benzema, ma per il ruolo di laterale di destro di nomi sul taccuino degli inglesi ce ne è uno solo: quello di Maicon.

Al laterale dell’Inter verrà fatta una di quelle offerte che non si possono rifiutare.

Gli chiederanno quanto guadagna adesso (o già gliel’hanno chiesto) e alla risposta replicheranno (o hanno già replicato), indipendentemente dalla cifra: noi ti offriamo il doppio.

Forse il City farà un tentativo con l’Inter prima di fine gennaio, sicuramente lo farà a giugno.

E allora sarà possibile vederne delle belle.

Yes man

10 gennaio 2009 Lascia un commento

yes-manUna commedia a tratti divertente, dove il valore aggiunto è il protagonista Jim Carrey. Yes man, di Peyton Reed con Zooey Deschanel e Bradley Cooper, è un film molto leggero che si basa su sketch ben costruiti anche se al più prevedibili e banali. Una regia classica certamente non degna di nota e la più abusata delle morali, saper cogliere le numerose opportunità che ci sono offerte dalla vita.

Ma Cobolli Gigli chi lo manda in giro da solo?

9 gennaio 2009 Lascia un commento

Cari nemici e amici, nessuno è intenzionato a curare i mali che affliggono il mondo del calcio.

C’è una sentenza di un tribunale della Repubblica che condanna i Moggi per violenza privata e minacce (come se incontrassi uno dandogli uno schiaffo e procobolli-11mettendone), e salta su Cobolli Gigli a straparlare non sapendo assolutamente niente di regole calcistiche.

Il presidente della Juventus dovrebbe sapere che il processo alla Gea non c’entra niente con calciopoli e se non lo sa peggio ancora.

Fu l’avvocato della Juve, cioè la Juve stessa a dichiararsi colpevole di illecito quando chiese al tribunale la retrocessione in B per evitare la C e una possibile radiazione.

Cobolli Gigli dopo la sentenza del tribunale di Roma non solo ha smentito l’avvocato della sua società (pagato 500 mila euro per chiedere la retrocessione) ma ha anche dichiarato che alla Juve, se non ci saranno altre condanne, andrebbero restituiti due scudetti.

Ma dove vive Cobolli Gigli?

Non è a conoscenza che quei due scudetti non potranno mai essere restituiti alla sua società, da nessun tribunale del mondo?

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’alta Corte di giustizia europea, il governo Berlusconi con un “lodo Juve”, nessuno, dico nessuno al mondo potrà mai cambiare la sentenza della giustizia sportiva.

Il signor Cobolli Gigli conosce le regole della Fifa?

Qualcuno gliele spieghi prima che le sue dichiarazioni sull’argomento da comiche diventino irresponsabili.

Come Dio comanda

4 gennaio 2009 Lascia un commento

Come-dio-comandaUn film sanguigno, forte, oscuro. Come Dio comanda di Gabriele Salvatores, scritto a sei mani con Niccolò Ammaniti e Antonio Manzini, con Filippo Timi, Elio Germano, Alvaro Caleca, Angelica Leo e la partecipazione di Fabio De Luigi, è un film a tratti pesante, molto profondo e sporco, imbrattato di fango e per questo forte e deciso, difficile da definire perché contemporaneamente freddo nella descrizione della realtà che circonda i personaggi e caldo delle esplosioni di irrazionale passione che ciascuno vive.

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