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Archivio per aprile 2009

Alternare automaticamente lo sfondo del desktop

30 aprile 2009 Lascia un commento

A quanti di voi è capitato di non saper scegliere tra diversi wallpaper per il proprio desktop? Magari alternando i propri sfondi preferiti. Esistono tantissimi modi e software per rendere automatico il cambio dei propri wallpaper, oggi vi segnalo quello che – a mio giudizio – è uno dei migliori e leggeri presenti sul mercato. Wallpaper Juggler è un leggerissimo applicativo, open-source, che offre la possibilità di ruotare i nostri sfondi preferiti ogni intervallo regolare di tempo prestabilito. E’ di facile utilizzo, è eseguito in background e offre la possibilità di essere configurato e controllato dalla System tray. Può essere configurato per essere lanciato automaticamente all’avvio di Windows, pescare i wallpaper da differenti cartelle e sottocartelle, adattare gli sfondi alle dimensioni del desktop. Può inoltre intorrompere temporaneamente la rotazione o cambiare manualmente gli sfondi, semplicemente con un doppio click sulla sua icona. E’ possibile inserire intervalli di tempo compresi tra un minuto e 500 ore. Infine, funzione molto interessate, permette di scaricare sfondi direttamente da interfaceLIFT.com e WallpaperStock.com. Il tutto in automatico. Fortemente consigliato a chi ha molti sfondi preferiti o a chi non piace avere ogni giorno lo stesso desktop.

 

Wallpaper Juggler | sviluppato da Codeplex
Download (solo per Windows) | Sito web

La Lombardia e il kebab indigesto

29 aprile 2009 Lascia un commento

Probabilmente chi vive al di fuori dei confini lombardi non sa quanto questa regione sia meravigliosa. Lunghe distese verdi incontaminate contornano la zona più produttiva d’italia che è anche un’oasi incantata e felice. Qui l’inquinamento, o i problemi sociali, l’insicurezza, la povertà sono parole dimenticate, sconosciute. I treni dei pendolari, pulitissimi e ampi, partono e arrivano in orario. Il traffico non sappiamo cosa sia. Non esistono famiglie che risentono della crisi o faticano ad arrivare a fine mese. Eh sì, in Lombardia le cose vanno così bene che i nostri amministratore possono dedicare tempi e risorse a cosa secondarie. Come impegnare sei mesi di lavoro della giunta regionale per punire i kebab. I motivi? Forse un eccesso di felicità dilagante nella nostra bella regione nel consumare un cono gelato appena acquistato. O forse la tipica vena razzista di alcuni nostri politici (senza fare nomi, la Lega Nord). Di cosa sto parlando? Dell’ultima genialata partorita dalle menti – nostro malgrado – sempre attive di un insieme di omini che potremmo chiamare Gruppo Consiliare della Lega Nord del Consiglio della Regione Lombardia.

La settimana scorsa è stata approvata la legge «Disciplina della vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari di propria produzione», inizialmente nata come norma punitiva nei confronti dei kebab (per stessa ammissione dei consiglieri leghisti), ha via via ampliato i propri orizzonti. Contiene regolamentazioni varie per take-away, kebaberie, gelaterie, pizzerie d’asporto, rosticcerie e piadinerie. Contiene alcune norme giuste – come i limiti al rumore e all’inquinamento acustico o nuove direttive igenico-sanitarie – e altre che fanno apparire l’intero pacchetto come punitivo. Come l’obbligo di chiudere entro l’una (quando bar e ristoranti hanno il limite alle due) e la norma più contestata, l’art.2 comma 2 che prevede il divieto di consumare i prodotti negli spazi esterni al locale. Per evitare gli assembramenti sui marciapiedi, fuori dai ritrovi etnici, dicono. E soprattutto non poteva mancare la parolina magica di questi tempi: motivi di sicurezza, si giustificano. Ovviamente gli intellettuali di sinistra – che hanno subito contestato la norma – non comprendono quanto pericoloso possa essere consumare un kebab su una sedia di plastica fuori dal locale, o peggio ancora un gelato o una brioches.

Ancora una volta le geniali menti dei politicucci di PDL-Popolo-della-Libertà-(vigilata) e Lega-(dei-razzisti-del)-Nord hanno dato alla luce una legge demagogica, assurda e xenofoba. Il coprifuoco anti-kebab non aumenterà di certo la sicurezza notturna delle città, colpisce la parte migliore degli immigrati – coloro che fanno impresa, investono e lavorano – oltre a colpire gravemente i piccoli esercizi alimentari. E se lo stesso Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl, osserva che «la legge è un provvedimento demagogico, che, usando a pretesto ragioni di ordine e sicurezza pubblica, difende gli interessi corporativi di esercizi (bar, pizzerie e ristoranti) che, non solo in Lombardia, ma in tutto il mondo avanzato, subiscono la concorrenza di laboratori artigianali apprezzati da molti consumatori per l’ottimo rapporto qualità/prezzo». La Lega, che spesso ci parla di radici, di senso di appartenenza, di difesa delle tradizioni locali, ha deciso – per punire i kebab – di privare i propri concittadini di quella cultura del mangiare per strada che – solo per citarne una – ha caratterizzato le notti di migliaia di giovani. Sti leghisti, invece di dedicarsi alla politica, farebbero meglio a mangiarsi un buon gelato artigianale e andare a lavorare. Magari in uno dei tanti Dolce e salato, sperando che questa legge non li costringa a chiudere. Ovviamente in difesa del lavoro padano.

La scelta di Ibrahimovic

28 aprile 2009 3 commenti

Cari nemici e amici, l’Inter senza Ibrahimovic è poca cosa in questo finale di stagione e l’accidia dello svedese fa sembrare più grandi gli avversari peribra1-256x300mettendo al Napoli di vincere dopo quattordici partite. Vuole cambiare squadra, vivere esperienza diverse, vincere Champions League e Pallone d’oro, cosa che all’Inter ritiene impossibile e medita un clamoroso trasferimento. Ha riflettuto a lungo, l’ha dichiarato in una recente intervista e domenica sera per novanta minuti deve averci pensato in maniera profonda. Talmente profonda che nemmno si è accorto che stava giocando contro il Napoli. Sa di non avere un grande mercato e che l’unica società che gli potrebbe dare lo stesso ingaggio dell’Inter è il Milan. Deresponsabilizzato dall presenza di Kakà potrebbe persino giocare bene nelle partite del dentro o fuori: sinora ne ha giocate sedici tra Ajax, Juve e Inter segnando zero gol. Ma solo perchè si sente addosso la responsablità del Protagonista Assoluto, ruolo che nel Milan non ricoprerebbe. L’Inter senza Ibrahimovic ha dimostrato a Napoli di non essere competitiva e se poi si aggiungono le assenze di Viera e Figo (ma l’ha ordinato il medico di farli giocare?) diventa una squadra men che normale. Il Milan ha ritrovato Kakà, ma è troppo tardi per poter pensare a qualcosa in più del secondo posto. I rossoneri hanno dato una falsa impressione di freschezza perchè sinora, per gran parte della stagione hanno pensato a tutto men che alla possibilità di vincere qualcosa. L’Inter è pesante più di testa che di gambe, ma anche volendo non riuscirà a non vincere il suo quarto scudetto consecutivo. La Juventus anche a Reggio Calabria ha mostrato paurosi momenti di confusione totale, a comionciare da Buffon (da quando è rientrato lui prende gol a ripetizione) per finire a Del Piero e Camoranesi. Calciopoli ha lasciato distruzioni senza pari: basti pensare al quartetto difensivo di domenica a Reggio (Grygera, Mellberg, Ariaudo e Molinaro) paragonato a quello di tre anni fa: Zebina, Thuram, Cannavaro e Zambrotta. Saccani domenica ha negato tre rigori alla Juve, cosa che in passato mai e poi mai sarebbe accaduta. Vogliono cacciare Ranieri, ma non possono per motivi economici, vorrebbero che fosse lo stesso allenatore a dimettersi, cosa che non avverrà mai, e in queste condizioni pensare a un mercato di buon livello sembra pura utopia.

La Ferrari all’ultima spiaggia

27 aprile 2009 1 commento

f1_2009_redbull

Il Gran Premio del Bahrein non ha cambiato alcuna carta in tavolo, come potevamo prevedere: la Ferrari ha mostrato di saper reagire e soprattutto di avere un ritardo tecnico abissale nei confronti dei propri rivali. La stagione è iniziata guardando con diffidenza la McLaren e la BMW e solo ora si è accorta che i propri avversari più temibili non sono quelli di sempre, ma piccole squadre che hanno fatto della creatività e della buona progettazione il proprio credo. Gli ultimi campionati sono stati sempre dominati da prove di forza. Schumacher, Alonso, Raikkonen ed infine Hemilton hanno vinto grazie alla potenza dei propri motori. Grazie anche a nuove regole della federazione questo divario è stato annullato e maggiore importanza è data all’aerodinamica, alle soluzioni tecniche, ai particolari. Non è un caso che proprio le scuderie che godono di motori meno potenti siano oggi al vertice, grazie a progetti ben pensati. Le grandi scuderie – come Ferrari, McLaren, Renault e BMW – che negli ultimi anni hanno dominato le gare grazie ai propri motori si sono trovate spaesate, a lavorare sui progetti passati rivelatesi oggi pessimi. Il lavoro fatto nelle ultime settimane dalla scuderia italiana ha mostrato ciò che già sapevamo: ha la forza, la volontà ed i mezzi per risorgere. Ovviamente il campionato è lungo, ma la quinta gara (il GP di Spagna) sarà l’ultima spiaggia per la Ferrari. O si vince – arrivando almeno sul podio, con entrambi i piloti – o si lascia. Investire soldi e uomini per una stagione già persa sarebbe la cosa più stupida. Alla Ferrari lo sanno e già pensano di concentrarsi sulla prossima stagione. Impossibile dire quale sarà la scelta prima di due settimane. Certo, vedere la Ferrari correre senza combattere per un’intera stagione sarebbe deprimente e l’ultima cosa da augurarsi per il bene di questo sport.

Il Bahrein ha anche fatto capire in modo indiscutibile chi siano i team padroni di questo inizio stagione. BrawnGP, Red Bull e Toyota offrono ai propri piloti le macchine migliori. Occupano le prime posizione della classifica Costruttori e tutte le prime sei posizioni del campionato Piloti. Tre vetture molto diverse, che valorizzano aspetti differenti. La Toyota non monta il Kers e nonostante questo non soffre di prestazioni, purtroppo non ha piloti da mondiale e difficilmente andrà oltre la terza posizione. La Red Bull è l’esempio migliore che un ottimo progetto può fare molto di più di un buon motore. Non ha i diffusori magici, monta lo stesso motore della Renault e ha un talento innato (Vettel) tra i propri piloti che può fare la differenza. Infine la BrawnGP, un progetto ottimo, aiutato dalla Honda nella stagione precedente, i diffusori tanto contestati, due piloti non eccezionali ma con un’esperienza non indifferente e Ross Brawn. I tre Gran Premi vinti da Button insegnano che per vincere non è necessario avere i muscoli, ma può essere sufficiente avere una buona strategia intelligente. E se Adrian Newey è l’eccellenza della progettazione, Ross Brawn è l’eccellenza della strategia.

Crescono Hemilton e la McLaren, in crescita continua dall’inizio del campionato. A Barcellona potrebbero già aspirare alla vittoria. Delude invece la BMW, incapace di riscattarsi, di reagire con orgoglio. In Bahrein concludono ultimi, una vergogna. In quattro gare solo 4 punti raccolti (da Heidfeld, in Malesia). Peccato, questo avrebbe potuto essere l’anno buono per la BMW e per Kubika in particolare. Vista la situazione è consigliabile non investire oltre su questa stagione, confermare i piloti per il prossima anno e iniziare, da zero, lo sviluppo della vettura 2010. Continuare la stagione in questo modo sarebbe devastante.


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Ronaldo e Moratti fanno sul serio, Kakà meno

20 aprile 2009 Lascia un commento

Cari nemici e amici, Cristiano Ronaldo, sempre più grande, permette per la prima volta a una squadra inglese di vincere in casa del Porto con una rete di rara bellezza.
Non al meglio della condizione (è nettamente meno brillante rispetto a tre mesi fa) il Manchester United dà pur sempre la sensazione di poter vincere disponechampions_league_maxi21-300x300ndo di giocatori di assoluta qualità.
Grazie a Ronaldo l’Inghilterra avrà una finalista in Champions, cosa che negli ultimi cinque anni è sempre avvenuta (nella passata stagione addirittura due) nel segno di una superiorità che ogni anno diventa più marcata.
Unica eccezione il Barcellona, il quale Barcellona ogni anno, proprio come le inglesi, investe sul mercato acquistando giocatori di livello e mandando via quelli che “hanno già dato”.
L’Arsenal ha disposto del Villareal con grande facilità ed è apparso in crescendo nei suoi giovani più talentuosi.
Quattro semifinaliste che sono, non a caso, molto ricche e molto brave.
Ormai è sempre più sottile il distacco tra bravura e ricchezza: non si può essere una cosa non essendo anche l’altra.
Massimo Moratti con Adriano ha dimostrato di avere una fermezza che gli cancella (almeno momentaneamente) quella fama di “buonismo” che in passato tanti guai gli ha procurato.
Ha anche detto che vedendo i quarti di Champions ha capito che questa manifestazione non è per chi si considera intoccabile e pensa solo alla sua “insostituibilità”: come a dire che nell’Inter eliminata dalla Champions uno dei colpevoli veri è stato Ibrahimovic, l’unico (a parte Mourinho) che si considera assolutamente insostituibile.
E’ la prima volta da quando è all’Inter che lo svedese viene accusato di farsi scudo della propria indispensabilità per prestazioni che a livello internazionale sono state sempre penose.
C’è infine il solito Kakà che un giorno dice di voler rimanere a vita al Milan, e il giorno dopo manda suo padre a trattare con il Real (e prima ancora il City) mentre ai gionali del suo Paese giura amore alla nazionale brasiliana promettendo che per disputare la Federation Cup non farà le ferie.
E il Milan al ritiro pre stagionale si ritroverà un giocatore sfinito…
Ha rivelato che il ciclo dei rossoneri è finito (non ce ne eravamo accorti….), che serve un rinnovamento radicale e che un giocatore ideale da comprare sarebbe Gerrard.
La sensazione è che Kakà ormai sia più occupato a giocare su diversi tavoli che su un campo di calcio.
Proprio come se annunciasse l’addio.

A me, questo mondiale che premia creatività e inventiva, piace

19 aprile 2009 1 commento

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Sicuramente non sono l’unico, ma a me questo mondiale di Formula 1 piace. Non sono più 2 squadre e i tre o quattro soliti piloti a contendersi le pole, le vittorie ed il titolo. Alla testa della classifica – e delle tre gare fin qui disputate – ci sono stati solo ed esclusivamente piloti e team di secondo piano. Non più Ferrari, McLaren, Renault o BMW, ma BrawnGP, Red Bull, Toyota, Williams. Non si parla di Hamilton, Massa, Alonso o Raikkonen, ma di Button, Barrichello, Vettel, Trulli. Una situazione su cui credo nessuno avrebbe scommesso una lira prima dell’inizio del campionato. Una situazione che ha rimescolato pesantemente le carte in gioco e gli equilibri.

La spiegazione del successo della BrawnGP, scuderia che Ross Brawn ha rilevato alla cifra simbolica di una sterlina dalla Honda, ritiratasi dalla Formula 1 per la crisi economica, è semplice. Non c’entrano i diffusori tanto contestati – che a detta degli esperti portano alla vettura stabilità sensibilmente superiore – quanto una progettazione ben fatta. D’altra parte la BrawnGP ha potuto beneficiare dei cospicui capitali messi a disposizione dalla Honda lo scorso anno, dei suoi tecnici ed ingegneri, delle conoscenze ed esperienza acquisite dalla casa giapponese in questi anni e – cosa molto importante – dello sviluppo della macchina attuale durato un anno. Lo scorso anno la Honda non aveva obiettivi, non aveva una buona macchina e la lungimiranza di Ross Brawn ha permesso di fare la cosa giusta, lasciar perdere il mondiale 2008 e concentrarsi sulla progettazione e sullo sviluppo per quest’anno. Aggiungici la crisi economica, il ritiro dal circus della Honda, una sterlina ed ottieni la BrawnGP. Il cui vero valore aggiunto è il suo padrone, Ross Brawn, non certo i suoi piloti. Con tutto il bene che gli si può volere, Jenson Button e Rubens Barrichello non sono certamente i migliori piloti sulla piazza, ne nomi da titolo iridato. Chi non ha di questi problemi è la Red Bull, unica scuderia che non costruisce automobili, con il suo Sebastian Vettel, oggi alla sua seconda vittoria in carriera, dal talento indiscutibile. Ma non è Vettel il solo protagonista della Red Bull. Adrian Newey, direttore tecnico – con alle spalle 6 titoli costruttori con Williams e McLaren e 82 vittorie – è forse il principale asso nella manica del team inglese. Capace di progettare una vettura che, pur senza Kers e diffusori, non solo è in grado di competere ma anche di vincere. Anche in questo caso, il fattore principale di successo è stato il tempo. Lo sviluppo della vettura è iniziato poco dopo l’inizio del mondiale 2008.

Tempo e concentrazione che non sono stati disponibili alla Ferrari e McLaren, impegnate con ogni mezzo e persona allo sviluppo utile a vincere le volate che hanno caratterizzato gli ultimi due anni (ricordiamoci che sia Raikkonen che Hamilton hanno vinto per un solo punto!). La Formula 1 quest’anno ha introdotto grosse modifiche: gomme slick, aerodinamica rivista e il Kers per il recupero dell’energia. I progettisti di ogni squadra sono dovuti ripartire da un foglio bianco cercando soluzioni inedite. Ovvio che il lavoro che una squadra fa in nove mesi (come BrawnGP o Red Bull), un altro team non lo possa fare in nove settimane (come Ferrari o McLaren). E i diffusori, in questo caso, c’entrano poco. Non è l’interpretazione particolare del regolamento su questo componente che hanno fatto alcune squadre – come BrawnGP, Toyota e Williams – come mostra la velocità della Red Bull.

Non so chi vincerà il mondiale, probabilmente non Button e la BrawnGP. Scuderie come Ferrari e McLaren sono al momento distanziate significativamente su un piano tecnico, ma godono entrambe di un potenziale ingegneristico fuori discussione e non paragonabile con quello degli altri team. Probabilmente la Ferrari terminerà lo sviluppo di un buon progetto per l’inizio della sessione europea, fissato l’8 maggio (Gran Premio di Spagna, Barcellona), che vedrà il circus girare il continente per un totale di nove gare. Non so se a quel punto potrà competere per il primo posto, ma di certo il mondiale non sarà chiuso. Inizierà lì e il vantaggio di Button non sarà incolmabile. A condizione che la Ferrari sappia progettare una vettura completa (con Kers e diffusori) all’altezza delle aspettative. Scommetto che anche quest’anno il mondiale finirà in volata (ad Abu Dhabi), vedremo chi saranno a contenderselo.


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Vauro e la sua vignetta. Troppo vera per non essere censurata

18 aprile 2009 Lascia un commento

vignetta_vauro

Video delle vignette di Vauro (00:02:02) della puntata «Resurrezione» di Annozero, del 9 Aprile 2009 (da Rai.tv)

Chi ha detto che la satira debba necessariamente far ridere? Il suo scopo è di rendere leggera la cronaca politica e sociale, non è molto distante dal commentatore. Può raccontare in chiave ironica un accaduto o semplicemente lanciare l’incipit per una riflessione. Il tutto in modo leggero e a volte comico. Non ci si aspetta dal comico solo battute, prendete come esempi Crozza o la Littizzetto. I loro interventi sono per metà divertenti e per metà riflessivi. Il vignettista non si discosta molto. E’ un commentatore politico al pari dei mille commentatori che affollano i salotti televisivi o le pagine dei giornali. Invece di parlare davanti alle telecamere o scrivere articoli sui giornali, i vignettisti usano la matita per disegnare il proprio pensiero. E chi ha detto che una vignetta debba necessariamente far ridere? Se pensiamo alla valanga di vignette che ogni giorno riempiono i giornali (Giannelli, Vauro, Forattini, Vincino, solo per citarne alcuni), probabilmente la metà di queste non fa ridere. Alcune ci fanno arrabbiare, altre ci fanno riflettere. Come ci fanno arrabbiare, ridere o riflettere gli editoriali sui giornali o le parole in televisione.

Questa precisazione credo sia necessaria, oltre che immensamente importante. Personalmente, non credo che la vignetta che ho messo in apertura di questo post – che è costata a Vauro la sospensione dalla Rai – sia stata pensata e realizzata per far ridere. Per svariati motivi, uno dei quali è che non compare alcun elemento cui neppure la mente più oscura e complicata potrebbe definire divertente. La vignetta non faceva ridere, come non faceva ridere nessuna delle vignette presentate quella sera. Il che non vuol dire che il contributo vignettistico di Vauro fosse trascurabile. Alcune delle vignette – e in particolare questa – sono ottimi spunti di riflessione, anche se dai toni forti e a volte provocatori. Ma in Italia questa due parole («riflessione» e «toni forti») sono sufficienti per parlare di «cattivo gusto», «offesa», «abuso di libertà» e far scattare immediata e certosina la censura. Purtroppo non trovo altri termini per descrivere l’accaduto. Ovviamente, in Italia, è più semplice dare una lettura veloce e superficiale alla vignetta, accontentarsi di questo e decretare il carattere offensivo dell’opera. Meglio non cercare di capire se la vignetta ha un altro significato, un altro spirito. Potremmo vedere la vignetta come tutt’altro che offensiva, e questo naturalmente non va bene.

Prendiamo il famosissimo Piano casa di cui tanto si è discusso prima del terremoto in Abruzzo. Una legge che avrebbe avuto effetti positivi sull’economia italiana, con svariate decine di miliardi di euro che magicamente avrebbero preso a girare. La norma più discussa e chiacchierata era quella che avrebbe permesso l’aumento delle cubature del 20%. Senza soffermarci sugli aspetti politici del provvedimento, che non è argomento di questo post, occorre mettere in luce un articolo molto interessante, efficacemente oscurato dai media e prontamente cancellato all’indomani del terremoto: l’articolo 6, dal titolo «Semplificazioni in materia antisismica». Visto che in Italia, le case a rischio sono costruite con la sabbia del mare, semplificare le norme antisismiche è opportuno. Meglio far girare l’economia che costruire case sicure. Da questa veduta, neanche troppo originale e per nulla complicata, cosa c’è di offensivo in «Aumento delle cubature. Dei cimiteri»?

Ovviamente tutti sono arrivati a questa visione della vignetta, ed hanno capito sul serio il suo messaggio. Dubito che qualcuno abbia riso, in tanti avranno riflettuto, qualcuno si sarà arrabbiato. Arrabbiato perché non è conveniente parlare, sollevare, intentare un ragionamento critico sul tal argomento. Ed è quindi più facile far finta di nulla, guardare la vignetta superficialmente e gridare all’offesa.

Con questo post esprimo la mia solidarietà a Vauro Senesi, in arte Vauro, per essere stato capito fino in fondo nella sua vignetta. E per questo censurato.


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L’ignoranza di Cota e la strana vicenda del Referendum

15 aprile 2009 1 commento

roberto_cota La notizia del giorno è l’accordo tra PdL e Lega per boicottare il referendum (leggi la notizia su Corriere.it). Lo si sapeva, niente di nuovo sotto il sole. All’eterna collezione di stupidità e ignoranza del corpo politico leghista – ultimo dei quali è stato il Ministro (sic) Roberto Calderoli definendo “incostituzionale” l’accorpamento alle europee, forse dimenticandosi che il primo referendum italiano è stato accorpato alle elezioni per l’assemblea costituente – si aggiunge l’incredibile e disarmante ignoranza mostrata beatamente da Roberto Cota (capogruppo alla Camera per la Lega Nord) questa sera nella puntata di Otto e mezzo, su La7. Uno spettacolo indecoroso. Per sostenere la scelta del proprio partito – che porterebbe ad un aumento dei costi per le consultazioni di 2/300 milioni di euro nonché a votare per tre domeniche di fila: il 7, il 14 e il 21 giugno – ha sostenuto che «non permettere ai cittadini di non andare a votare è antidemocratico», che non si può parlare di risparmio perché la stampa delle schede referendarie ha un costo ed infine ha mostrato un’assoluta ignoranza verso la legge elettorale vigente, scritta ed approvata dalla sua maggioranza nel 2006.

Il primo punto è forse il più interessante. Anche solo concepire che costringere le persone a votare ad un referendum – dimenticandosi poi, in caso di election day, che è possibile votare per le europee e amministrative ma rifiutare la scheda del referendum – possa essere antidemocratico, è di per se una costruzione mentale non indifferente. Anche se poi, da strenuo difensore della democrazia, si lascia sfuggire che il referendum – firmato da più di 800.000 persone – è il volere di un «insignificante gruppo di nicchia». Gran senso della democrazia. Ma la vera ignoranza, quella insita nel profondo della sua persona, la mostra in tutto il suo splendore quando ci fa comprendere di non conoscere minimamente la legge elettorale, sostenendo che non è previsto il premio di maggioranza, e comunque la legge «non lo prevedrebbe per una singola lista, ma esclusivamente per una coalizione». Esattamente il contrario. Pensare che nel 2006 quella legge l’ha votata e oggi la difende senza sapere cosa sia.

Ma l’ignoranza non è esclusivista. Non colpisce solo Cota. Non trovo altri aggettivi tanto efficaci per apostrofare i vari Cicchitto, Gasparri, Calderoli, Berlusconi. O Maroni, colui che ad ottobre si era vantato di aver accorpato europee ed amministrative per «risparmiare cifre significative» e che nel 2001 attaccava il Governo Amato per la scelta di non accorpare il referendum (in quel caso caro alla Lega) con le elezioni politiche. Tutta gente che per perseguire i propri interessi – far fallire il referendum e vedere inattaccato lo status quo attuale – è disposta a spendere dai 180 ai 300 milioni di euro in più. Soldi importanti in questo periodo (si pensi al terremoto dell’Abruzzo) e non vedo come la Lega e il PdL possano presentare la extra tassa per raccogliere 500 milioni di euro per l’Abruzzo e giustificare un simile spreco di soldi. E’ una vergogna. E non parlo solo dell’ignoranza di Cota.


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Inter, avanti il prossimo

13 aprile 2009 3 commenti

macheda1-300x183Sinceramente sul campionato non c’è più niente da dire, ma questo lo si sapeva da tempo anche se i più irriducibili tifosi della Juve non pensavano che fra la loro squadra e l’Inter ci fosse l’abisso evidenziato nello spazio di otto giorni. Lo stesso abisso c’è anche con il Milan e senza una rivoluzione collettiva non si vede come l’Inter non debba dominare ancora per qualche anno il calcio italiano. Non ha molti vecchi l’Inter e comunque i suoi giocatori più importanti sono abbastanza giovani e basterà qualche ritocco per confermarsi. Non ha bisogno di campioni considerando la superiorità che ha nei confronti delle altre. Della squadra che ha pareggiato con il Palermo sono in diversi quello che potranno durare ancora. Con un paio di centrocampisti (tipo Inler e Palombo) e un attaccante tipo Vucinic, l’Inter avrebbe il futuro assicurato anche per anni. La Juve deve cambiarne troppi e di valore e non avendo la disponibilità economica dell’Inter non si vede come possa allestire una squadra da scudetto. Per il Milan il discorso è un po’ diverso, ma c’è troppa gente arrivata al capolinea e altra che dal Milan vorrebbe andrasene. l’unica via d’uscita è puntare alla Champions ogni anno. Ha qualche giocatore di prima fascia internazionale a livello europeo può far meglio dell’Inter il cui strapotere sembra limitato all’Italia. Anche sabato la squadra campione d’Europa e del mondo ha vinto grazie a un gol di Macheda, diciassettenne talento preso dal Manchester quando aveva quindici anni : due presenze due gol, entrambi decisivi. Alla faccia di chi dice che i giovani hanno bisogno di maturare e che bisogna aspettare. Se sei bravo lo sei anche a diciassette o diciotto anni. Ormai se non dimostri tutto il tuo valore entro i venti anni, significa che non ne hai. Chi sostiene il contrario sono quegli allenatori senza coraggio. Ancora Buona Pasqua a tutti.

Il curioso caso del criminal-ministro Raffaele Fitto

8 aprile 2009 2 commenti

Conoscete Raffaele Fitto? Figlio di Salvatore, esponente della DC, è stato Parlamentare Europeo, Presidente della Regione Puglia, coordinatore di Forza Italia in Puglia, oggi è Ministro per gli Affari Regionali nel IV Governo Berlusconi e – secondo le indagini della Procura di Bari – colpevole dei reati di associazione a delinquere, concussione, falso ideologico, corruzione, peculato, concorso in interesse privato in una procedura di amministrazione straordinaria e turbativa d’asta. Niente di nuovo sotto il sole? Soltanto l’ennesimo politico colto con le mani nella marmellata?

No, non finisce qui, questa storia aggiunge qualcosa di nuovo. Il suo collega Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, ha inviato i suoi ispettori presso la Procura di Bari, ovvero negli uffici di quel Giudice per le indagini preliminari che ha già rinviato Fitto a giudizio. La solita ispezione intimidatoria? Sì, che però assume qualche colorazione inquieta. Chi ha sollecitato Alfano? Fitto. Proprio lui, l’indagato.

E’ evidente che gran parte della classe dirigente del Paese non riesce a comprendere che l’Amministrazione della Giustizia si deve svolgere in maniera indipendente e autonoma rispetto ai desideri, alle opinioni, ai voleri della politica. E’ straordinario come Alfano e gli altri come lui non arrivino a rendersi conto che un’ispezione disposta in coincidenza con un processo nei confronti di un uomo politico e dietro sollecitazione di questi costituisce una obbiettiva interferenza, tale da intimidire i giudici che lo debbono giudicare.

Bruno Tinti
da Toghe rotte

Naturalmente ad Alfano non sarà sembrato opportuno inviare i propri ispettori alla Procura di Roma che ha incarcerato e sbattuto in prima pagina su tutti i giornali e le televisioni nazionali due rumeni come mostri, rei esclusivamente di essere stranieri. Dicono che la Prima Repubblica è morta, finita. In realtà i politici delinquono ancora, peraltro più indisturbati di prima, mentre la televisione evita, come e più di prima, di raccontare quanto potrebbe essere sconveniente. Mentre Matrix e Porta a porta si contendono i plastici di Garlasco o dell’ultimo delitto, la violenza dello stupro è strumentalizzata a fini elettorali. I processi ai presunti criminali comuni si fanno nelle tv e sui quotidiani prima ancora dei processi veri. I processi ai grandi criminali di stato – con azioni intimadatorie -  non si fanno più. Non nei tribunali, figuriamoci in tv.

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