A Brescia, Rolfi protegge la nostra sicurezza. Ma chi protegge noi dalla Lega?
Finalmente la giunta di centrodestra a Brescia ha ultimato il nuovo Regolamento di Polizia Urbana. Capitanati da Fabio Rolfi, leghista noto per i suoi colpi di genio, le migliori menti bresciane hanno partorito la nuova normativa, cui alcuni punti sono già entrati in vigore attraverso ordinanze sparse lungo l’ultimo anno. Si parla di un sacco di cose, quello che più mi preme è il capitolo tempo libero, ovvero ciò che si può (sarebbe meglio dire non si può) fare nelle zone pubbliche, come ad esempio i parchi. Solitamente il parco è una zona verde, con vialetti, cespugli, ampie distese di erba dove famiglie, gruppi di amici o coppiette vanno per passare qualche ora di rilassatezza. Peccato che il nuovo Regolamento vieta tutto ciò per cui possa avere un senso andare al parco. Vietato fare pic-nic, vietato bere alcolici, vietato giocare a pallone. Voci insistenti dicono che il genio di Rolfi stia studiando il divieto di accedere al parco, per colpire alla radice il problema.
A proposito, qualch’è il problema? Ordine pubblico, motivi di sicurezza. Infatti un padre di famiglia che si beve una birra fresca in una calda giornata estiva mentre accompagna i propri figli a giocare al parco è motivo di disordine. Per non pensare a quanti attentati all’ordine pubblico hanno generato fino ad oggi le partitelle di calcetto di un gruppetto di ragazzi. E nessuno si è mai accorto di quale profondo significato terroristico celi il gesto di addentare un panino? Ma l’assurdo in cui è piombata la cittadella bresciana è facilmente intuibile da un fatto che ho vissuto personalmente assieme a degli amici, quando lo scorso week-end abbiamo scoperto, con nostro grande stupore, che al parco è vietato giocare a carte. Pena una multa. Solo degli irresponsabili avrebbero potuto considerare sicuro un gioco eversivo come quello delle carte. Fortuna che esiste Rolfi.
La situazione in cui è piombata Brescia ha un chiaro aspetto politico. Sintetizzabile in quattro parole: non abbiamo un sindaco. Cioè, formalmente lo abbiamo, si chiama Adriano Paroli, eletto nell’aprile 2008 a capo della coalizione di centrodestra. In pratica un sindaco non lo abbiamo. Il succitato Paroli ha un doppio lavoro, sindaco e deputato. Sono carichi di lavoro inconciliabili e lui ha preferito la vita romana a quella di un grigia provincia del nord. Nessuno sa le reali motivazioni, ma forse Paroli non ha avuto il coreggio di prendersi le proprie responsabilità, rimanendo lontano dalla città e delegando. Al vicesindaco, purtroppo per noi. Ovvero a quel Fabio Rolfi e ai suoi due neuroni (e menomale, pensate cosa avrebbe combinato se ne avesse avuti tre!). Che, intento a rendere impossibile ed invivibile l’esistenza degli extracomunitari, protegge la nostra sicurezza.
E chi si occupa di salvare e proteggere le nostre vite dall’idee idiote della Lega?



Ciao Marco sono Michele,
volevo solo farti notare come anche l’altro avversario di Paroli alle elezioni comunali, ossia Del Bono, è un deputato.
I manifesti del PD dicono che sia un male avere un sindaco deputato facendo leva sull’ignoranza della gente che non sa che anche il loro condidato avrebbe fatto la doppia vita.
Saluti,
Michele
Non ricordo i manifesti PD che tiri in ballo, a dir la verità. Comunque il problema non è che il candidato sia pure deputato, lo stesso Corsini quando fu eletto la prima volta a sindaco era deputato. Ma pochi mesi dopo ha dato le dimissioni per dedicarsi a Brescia. Questo in fondo è onestà. Paroli prende doppio stipendio (da sindaco e da deputato) pur non riuscendo ad essere ne metà dell’uno ne metà dell’altro.
Inoltre, caro Michele, ti sei confuso. Emilio Del Bono (candidato sindaco nel 2008 contro Paroli) è stato deputato dal 1996 al 2008. Alle scorse elezioni non si è candidato, per meglio seguire la campagna comunale.
Alla luce di ciò, il tuo commento non ha alcun senso.
Scusate ma Del Bono per quanto imbecille e inetto sia non è deputato è solo consigliere comunale.
Non è assolutamente vero che non si può giocare a carte…NOn esageriamo!!!io sono d’accordo con te che sono prescrizioni inutili quando vanno a colpire gente tranquilla che vuole svagarsi,ma ti ricordo che quel parco è spesso frequentato da ragazzi che vanno per sballare tirando cannoni e non solo!!!se vuoi sapere dove stanno te lo dico subito:collinetta appena dietro l’anfiteatro…poi per quanto riguarda i divieti se avessi la briga di scrivere la verità,ci sono dei cartelli grandi come le case che segnalano quello che puoi fare e quel che non puoi fare…tra i divieti non ESISte il giocare a carte!!!su questo sito si scrive come si chiacchiera nei bar,senza fondamento e con scarsissima preparazione…fin che dici le tue idee va bene ma quando spari a zero su tutti chiunque legge capisce il tuo intento ipocrita…basterebbe guardare la realtà per capuire quante invenzioni ci sono…
Che poi Rolfi sia una pantegana ignorante privo di raziocinio è una cosa nota a tutti…saluti
Caro Matteo, in realtà nell’ordinanza è previsto il divieto a svolgere attività di gioco fuori dalle aree attrezzate. Come spesso capita, la soluzione per un problema specifico (in questo caso proibire agli immigrati di giocare a cricket) va ad attaccare altre mille situazioni che ne subiscono le conseguenze negative. Come per le carte, che sono effettivamente attività di gioco e per cui non esistono aree attrezzate.
Il divieto a giocare a carte non l’ho letto su qualche cartellone, ma mi è stato detto. Con degli altri amici ci siamo sentiti chiedere di smettere perchè avremmo potuto incorrere in una multa. Mi spiace ma non ho inventato nulla.
“da ragazzi che vanno per sballare tirando cannoni”…e vaiii..perchè non scriviamo che se li iniettano i cannoni??