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Referendum sì, referendum no. Referendum cosa?

Forse pochi lo sanno, qualcuno lo avrà sentito per radio o in tv, qualcun’altro lo ignorerà completamente. Eppure domenica e lunedì, 21 e 22 Giugno, si vota per il Referendum Elettorale, nel silenzio più completo di quasi tutti i media nazionali. Proposto da un comitato guidato da Giovanni Guzzetta e Mario Segni ha trovato accoglienza calorosa da parte di numerosi esponenti politici (come Gianfranco Fini, Antonio Di Pietro e Sergio Chiamparino) ed è entrato al centro delle cronache negli ultimi mesi per il boicottaggio – neanche troppo velato – della Lega Nord, che ha invocato la crisi di Governo nel caso fosse stato unito alle elezioni europee di due settimane fa.

Se ne è parlato, eppure in tanti – ancora prima di chiedersi cosa sia meglio, tra votare sì, no o astenersi – si staranno chiedendo: referendum… cosa?    

IL REFERENDUM IN PILLOLE – Il referendum elettorale si propone di cambiare la vigente legge elettorale nella speranza di mettere in moto un meccanismo di cambiamento nel mondo politico italiano, al fine di creare un sistema bipartitico. Ovvero un sistema politico fatto di due soli partiti, come avviene negli Stati Uniti (dove troviamo i Democratici e i Repubblicani), senza però chiudere le porte ad eventuali partiti interessati ad aver voce in Parlamento. In tutto il referendum propone tre quesiti: due riguardanti il premio di maggioranza, rispettivamente per la Camera e per il Senato, e il terzo riguardante le candidature multiple.

 

QUESITO NUMERO 1
Scheda colore Viola

Premio di maggioranza alla lista più votata. Camera dei Deputati

Il quesito propone di abrogare la possibilità di collegamento tra liste e l’abrogazione dell’attribuzione alla coalizione di liste più votata del premio di maggioranza nazionale.

Se dovesse vincere il SI’, il premio di maggioranza alla Camera (ovvero l’assegnazione del 55% dei seggi alla coalizione o lista più votata) sarà assegnato alla singola lista (e non più alla coalizione) che prende il maggior numero di voti.

QUESITO NUMERO 2
Scheda colore Beige

Premio di maggioranza alla lista più votata. Senato della Repubblica

Il quesito propone di abrogare la possibilità di collegamento tra liste e l’abrogazione dell’attribuzione del premio di maggioranza su base regionale alla coalizione di liste più votata in ciascuna regione.

Se dovesse vincere il SI’, il premio di maggioranza regionale al Senato sarà assegnato alla singola lista (e non più alla coalizione) che prende il maggior numero di voti.

QUESITO NUMERO 3
Scheda colore Verde

Abrogazione delle candidature multiple

Il quesito propone di abrogare la possibilità, per la stessa persona, di candidarsi contemporaneamente in più di una circoscrizione.

Se dovesse vincere il SI’, i leader dei partiti non potranno più presentarsi in tutta Italia per trainare le liste, salvo poi optare, una volta eletti, per un collegio piuttosto che per un altro, sulla base di calcoli di partito che non necessariamente esprimono la volontà degli elettori, ma rispondono a esigenze interne alle singole forze politiche.

 

PERCHE’ VOTARE SI’ referendum-elettorale_si – A favore del si è schierato il Partito Democratico, mentre il Popolo della Libertà – che insieme al PD, sono gli unici due partiti che potrebbero trarre vantaggio significativo dall’esito positivo del referendum – ha lasciato libertà di voto, seppur molti esponenti hanno espresso parere favorevole (come Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi). A sostegno del vi è la convinzione che non si tornerà alla situazione di qualche anni fa, quando un Governo – come è stato quello di Prodi – sia sostenuto da una coalizione formata da un’infinità di partiti e partitini, tutti determinanti alla sopravvivenza dell’esecutivo. Cioè tutti in grado di imporre veti, di fare minacce, di chiedere verifiche continue alla maggioranza e al Governo.

A sostegno del vi è poi l’analisi di molti politologi, secondo i quali l’odierna situazione (dove in Parlamento siedono solo 5 partiti) non è destinata a durare. Nell’area di centrosinistra potrebbero nascere nuovi partiti orientati al centro e anche il Pdl, dopo Berlusconi, potrebbe essere destinato a sciogliersi in favore di 2 o 3 partiti di centrodestra. La vittoria dei eviterebbe questo scenario, costringendo i politici a rimanere uniti in due o tre grandi liste.

(Discorso a parte va fatto per Antonio Di Pietro, che – fino a tre settimane fa – chiedeva di votare , per poi cambiare idea e propagandare il no. Come Di Pietro, altri politici hanno sostenuto il , sostenendo che il referendum avrebbe prodotto una legge peggiore di quella attuale, e questo avrebbe spinto il Parlamento a riscrivere la legge elettorale. Tuttavia questa posizione è stata abbandonata e ad oggi nessuno chiede di votare a favore con queste motivazioni)

 

PERCHE’ VOTARE NO referendum-elettorale_no - A sostegno del no troviamo due soli partiti, come l’Italia dei Valori e il Partito Radicale. A sostegno c’è soprattutto l’accostamento della legge elettorale partorita dalla vittoria del referendum alla legge Acerbo del 1923, che assegnava il 66% dei seggi parlamentari alla lista più votata. Secondo molti, se la legge fosse stata già in vigore nelle elezioni del 2008, Berlusconi avrebbe da solo il 55% dei seggi, che uniti alle quote di altre liste (come Lega Nord e UDC) supererebbe agevolmente la soglia dei due terzi, con cui modificare a piacimento la Costituzione senza passare per la consultazione popolare (come avvenuto nel 2006). Inoltre vi è la convinzione che la legge che ne uscirebbe non sarebbe comunque migliore di quella attuale, ed una possibile vittoria del referendum sarebbe solamente da stimolo per i due grandi partiti di tornare immediatamente al voto o modificare in modo ancora più brutale la legge in Parlamento, forti del consenso popolare ottenuto con il voto.

 

PERCHE’ NON VOTARE referendum-elettorale_antiquorum – Va ricordato che, per motivare l’invito all’astensione, il referendum (essendo abrogativo) necessita, per essere valido, di un quorum del 50% degli aventi diritto al voto. Se tale soglia non venisse superata, qualsiasi fosse l’esito, il referendum non sarebbe comunque valido. A sostegno dell’astensione si sono pronunciati Lega Nord, Rifondazione Comunista, l’UDC e Sinistra e libertà. Ovviamente l’astensione ha, nella pratica, lo stesso esito del no. I suo sostenitori invitano a non votare, forti che l’astensione media ad una elezione è del 30%, e per i referendum raggiunge il 40%. E’ sicuramente più facile convincere qualche persona ad andare al mare (forti del silenzio complice dei media), piuttosto che convincere la maggioranza dei votanti a votare contro. Al di là di queste considerazioni tecniche, gli argomenti a sostegno dell’astensione sono gli stessi del no. Va ricordato, per chi votasse nel proprio comune o nella propria provincia per il ballottaggio, che è un diritto dell’elettore rifiutare le schede del referendum, in modo tale da evitare di concorrere al raggiungimento del quorum.

 

Personalmente andrò a votare, perché non condivido il tentativo di affossamento della pratica referendaria, che è e rimane la più alta istituzione democratica in un paese civile. Quei partiti e movimenti politici che chiedono di disertare le urne fanno, a mio parere, un’azione sbagliata. Obbligata probabilmente dalla carenza totale di argomentazioni per sostenere il proprio voto. L’astensione significa per me una totale disaffezione alla democrazia e un’indifferenza alla partecipazione della vita pubblica. Che forse sono proprio le due cose che più desiderano i partiti italiani.

Andrò a votare, quindi, anche se non ho sostenuto il referendum. Andrò a votare e voterò NO, perché la legge elettorale che ne risulterebbe in caso di vittoria sarebbe una legge peggiore di quella attuale. Non garantirebbe comunque la governabilità, in quanto i partiti che oggi compongono una coalizione, domani si unirebbero in un listone, creato ad hoc per le elezioni, in grado comunque di spezzettarsi all’indomani della vittoria. Voterò NO perché è un referendum inutile, che si sofferma sugli aspetti meno negativi della pessima legge elettorale attuale: non propone di reinserire le preferenze (vero esercizio di democrazia), non pone limiti al numero di legislature (per evitare il formarsi di politici di professione) e non impedisce ai condannati di essere eletti. Per questo motivo non ho mai sostenuto il referendum e voterò NO.

Tutto il sistema mediatico e politico si è maggiormente concentrato sui primi due quesiti, escludendo dal dibattito il quesito numero 3. Oltre alla semplice spiegazione che chiedere di votare NO-NO-SI’ può creare confusione, vi è il fatto ovvio che i primi due quesiti avranno (in caso di vittoria) conseguenze molto più significative. Eppure questo quesito è l’unico davvero condivisibile: tutti i partiti – grandi e piccoli – ricorrono a personaggi acchiappa-voti, solitamente i leader, candidati in tutti i collegi. In questo modo chi è eletto in più di un collegio ha la possibilità di optare per quello preferito e quindi di decidere chi sarà il primo dei non eletti a salire negli altri collegi. Questa pratica ci permette di avere (anche grazie alle liste bloccate) un Parlamento di nominati, invece che di eletti, controllato da un sistema puramente partitocratico. Per questo motivo, al quesito 3 del referendum voterò SI’.

 

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Comitato Promotore dei Referendum Elettorali, il sito web ufficiale del referendum.

Le dichiarazioni di voto (o astensione) dei principali partiti:
«Il Pdl lascia libertà di voto», PDL – Popolo della libertà, lascia libertà di voto ma è orientato al SI’
«Votiamo Sì, per abrogare la legge porcata», PD – Partito Democratico, chiede di votare SI’
«Attentato alla democrazia», Lega Nord, chiede di non andare a votare
«Un Referendum antidemocratico», Di Pietro – Italia dei Valori, chiede di votare NO
«Si rischia sistema elettorale fascista», UDC – Unione di Centro, chiede di non andare a votare
«Facciamo fallire il referendum», Rifondazione Comunista, chiede di non andare a votare
«Astensione al Referendum», Sinistra e Libertà, chiede di non andare a votare
«Perché andare a votare e dire NO», Partito Radicale, chiede di votare NO

  1. 20 giugno 2009 alle 15:45 | #1

    Ma lo sai che andando a votare no in realtà è come e votassi SI?
    perche aiuteresti a raggiungere il quorum ed in ogni cao è quasi certo che tra il Si ed il No vince il si

  2. 20 giugno 2009 alle 16:25 | #2

    Mmm… curioso.. il NO è uguale al SI’…
    L’ho già detto: chiedere di non votare è una cosa profondamente sbagliata e antidemocratica. Voterò NO forte delle mie idee. Astenersi equivale a dire “Non me ne frega un ca…” e si svilisce l’istituzione del referendum.

  3. Celine
    21 giugno 2009 alle 02:09 | #3

    sai che hai ragione?non votare è astenersi da una possibilità di esprimerti, anche se con un con una parola..il mio parere è che questi sono gli aspetti meno gravi del problema..ci sarebbero tante questioni più pregnanti a cui dar conto…penso di votare una terna di si..

  4. 21 giugno 2009 alle 12:49 | #4

    Se posso dare un suggerimento a Markus e a Biagio, potreste leggere il mio ragionamento.

    Tenete sempre presente che comunque andare a votare è “diritto e dovere” di ogni cittadino italiano e come Celine scrive: non votare significa rinunciare a tale diritto.

    I punti 1 e 2 esprimono i cambiamenti necessari per creare un sistema politico bipartitico simile a quello degli USA, personalmente verso tale idea di cambiamento sarei favorevole (quindi per il SI), purtoppo devo dire che il testo del referendum non è stato fatto nei modi migliori e come Markus asserisce renderà il sistema elettorale peggiore di prima (da ciò voterei NO).

    In conclusione trovandomi in situazione di indecisione ho deciso di agire in questo modo:

    1) Vado a votare perchè tale azione avvera il concetto di democrazia.

    2) Per i punti 1 e 2 ho lasciato le schede bianche: ciò significa che non ho selezionato la parte con cui schierarmi poichè tale era la mia indecisione tuttavia la mia presenza verrà conteggiata.

    3)Mentre per il punto 3 ho votato SI perchè a mio parere si potrà porre fine al fatto che coloro che si “candidano” finiscano per cedere il posto ai non eletti presenti nella loro lista…

    Riassumendo ho votato: scheda bianca – scheda bianca – SI.

    Allora buon voto amici!

    Sandyposten

  5. Giorgio
    21 giugno 2009 alle 13:56 | #5

    Inizialmente ero decisamente per il sì. Attualmente un partito non dominante, per avere qualche chance di governare è costretto a unirsi in coalizioni, scendendo pure a compromessi, perdendo a mio parere la propria identità.

    A pensarci bene però, con tale referendum, le cose non cambierebbero. Nulla impedirebbe a partiti di fondersi creandone di nuovi, con nuovi colori, ma con gli stessi leader che aveva il partito di maggior prevalenza. Ne abbiamo un prototipo anche con l’attuale legge: AN che scompare, assorbita dal PDL. Voterò no prechè questo referendum non introduce alcun tipo di innovazione.

  6. politicapulita
    21 giugno 2009 alle 17:22 | #6

    se non ti dispiace aggiungiamo questo post a una selezione dei migliori trovati in rete sulla questione.

    nello specifico, siamo perfettamente d’accordo sull’invito a votare, a prescindere dal come.

    e sui singoli quesiti, noi siamo un piccolo gruppo di persone, e tra noi abbiamo opinioni diverse, che abbiamo provato a spiegare sul blog.

    ti lascio il link: http://politicapulita.wordpress.com

    saluti!

  7. 21 giugno 2009 alle 23:44 | #7

    @ Celine: Sì, sono d’accordo con te. Come ho scritto nel post sono altre – secondo me – le cose pessime della legge elettorale. Su tutte, le liste bloccate.

    @ Sandeep e Giorgio: la raccolta firme del referendum è stata organizzata nel 2006, quando al Governo c’era Prodi e la maggioranza era costituita da 7 (sette!!) partiti, di cui solo uno sopra il 10%. In quel clima è nata l’idea dei primi due quesiti. In realtà poi il percorso di Veltroni ha dato la spinta per la semplificazione del quadro politico italiano: ora in Parlamento siedono solo 5 partiti, meno di quelli che formavano la maggioranza di Prodi. Oltre al fatto che non sono favorevole al bipartitismo, il referendum nato 3 anni fa non ha più ragione di essere.
    Personalmente credo sia sufficiente alzare lo sbarramento (anche per i partiti coalizzati) al 4%. In questo modo Prodi avrebbe avuto (ad esempio) due soli partiti a sostegno del suo Governo: il PD e Rifondazione. Con tanti saluti ai vari Mastella e Dini!

    @ Politica Pulita: se non mi dispiace?! Altrochè! Grazie mille di avermi citato e (spero) a presto.

  8. 22 giugno 2009 alle 13:42 | #8

    premesso che io sono per il SI, ma l’invito all’astensionismo è solo una delle mille storture del nostro paese.

    Ciao interessante il tuo blog se tiva vienimi a trovare sul mio http://giudichiamolo.blogspot.com/2009/06/un-idea-diversa-della-palestina.html

  1. 21 giugno 2009 alle 17:23 | #1

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