Analogie e differenze tra il caso Marrazzo e quello Berlusconi
Dopo lo scoppio dello scandalo sessuale Marrazzo, tutti i grandi pensatori del Pdl hanno iniziato difficili esercizi di contorsione dialettica per mostrare che il caso del Governatore del Lazio sia molto diverso da quello del Presidente del Consiglio, ed ecco quindi che Marazzo si deve dimettere immediatamente e Berlusconi no. Oltre alla differenza più evidente per motivare questa posizione (Marazzo del PD, cioè dell’altra sponda) i due casi non sono poi così differenti come si vorrebbe far credere.
Entrambi hanno mentito all’opinione pubblica, anche di fronte all’evidenza dei fatti. Berlusconi ha fatto tutta estate a negare i fatti raccontati sui giornali, pur di fronte a prove e testimonianze. Ha inoltre raccontato di se sempre un immagine falsa della sua vita privata. Marrazzo ha negato lo scandalo sessuale all’annuncio dell’arresto dei quattro carabinieri corrotti, per poi dover ammettere gli incontri con i trans una volta circolato il video nelle redazioni dei giornali.
Entrambi hanno una vita privata poco equilibrata, e questo è politicamente interessante. Indubbiamente è un aspetto politicamente interessante se uno dei nostri governanti a tendenze sessuali non tradizionali. Non fraintendetemi, ognuno è libero di seguire la vita sessuale che preferisce, ma il cittadino potrebbe non gradire un politico con queste tendenze. E indubbiamente un uomo sposato cha va regolarmente a trans o un settantenne che se la fa con le ragazzine ha una vita privata poco equilibrata.
Entrambi si sono messi in situazioni di ricattabilità. Ed è quello che effettivamente è avvenuto con Marrazzo, i quattro carabinieri lo hanno ricattato e lui, colpevolmente, ha ceduto. Anche Berlusconi è stato registrato, sono comparse foto e si è messo in una posizione inaccettabile per un politico (qualsiasi politico, ma ancor di più per uno nella sua posizione).
Le differenze invece sono molto meno, esattamente due: Berlusconi si divertiva con le donne, Marrazzo con i trans (e questo è politicamente poco interessante). Ma soprattutto Marrazzo ha rassegnato le dimissioni, quelle di Mr.B le stiamo ancora aspettando.
In questi ultimi anni Google ci ha abituati a servizi e applicazioni di elevatissima qualità, molti dei quali senza paragoni con la diretta concorrenza. Non sfugge a questa regola neppure il servizio mail di Google, GMail, che ha saputo dalla sua apertura al grande pubblico – inizialmente per alcuni anni è stato disponibile solo per una ristrettissima cerchia di fortunati – conquistare gli utenti per qualità del servizio, spazio di archiviazione, funzionalità. Eppure GMail rimane un mostro un po’ misterioso, dalle mille funzioni sconosciute e dall’enorme potenzialità repressa. Per questo ho raccolto una serie di trucchi e curiosità sulla webmail di casa Google, per imparare ad usarla sfruttandone appieno le infinite funzionalità.
Trovo che sia davvero un programma essenziale, da usare in accoppiata con un qualsiasi client per torrent. Nella versione free alcune funzionalità sono disabilitate, ma trattandosi di funzioni secondarie (ricerche simultanee in diversi tab, filtrare per tipo e cercare aggiornamenti in modo automatico) la cosa non è, almeno personalmente, rilevante. Esiste comunque una versione premium – chiamata Guevara Edition – con la quale è possibile attivare tutte le funzioni del programma. Per accederci è sufficiente collaborare con lo sviluppatore (nuove idee, traduzioni o latro) o donare un minimo di 5 euro.



Quelli che vado di seguito a raccontare sono numeri, cifre di una ricerca della Nielsen Company sugli investimenti ai media per le pubblicità istituzionali. Come ogni numero va interpretato e da bravo catastrofista-complottista-antitaliano li interpreto come esempio lampante di conflitto di interessi (indovinate un po’ di chi?). Ovviamente qualunque benpensante pidiellino o leghista che sia, potrà interpretarli a proprio piacimento, ribaltando quello che – seppur in numeri – è un fatto. Ma tant’è, siamo in Italia.

