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Aah la Lega Nord… che bel partito…

Aah la Lega Nord, che bel partito … vicino agli interessi del popolo della sua terra, lontano dai giochi di palazzo di Roma Ladrona… e non perde occasione per ricordarlo a tutte le malelingue. Già a Brescia lo scorso anno era stato scelto il candidato Presidente della Provincia a Roma: senza neppure sentire il parere della segreteria provinciale, Bossi e Berlusconi si erano accordati su Molgora presidente, tagliando le gambe a tutti coloro che nei 10 anni precedenti avevano lavorato nella giunta Cavalli (sempre PdL-Lega) e che parevano più meritevoli. Anche quest’anno, in occasione delle regionali, la Lega aveva mantenuto il proprio ruolo di partito-fuori-dagli-schemi-della-politica-di-palazzo, pretendendo due regioni e chiedendo addirittura il siluramento di Galan, dopo 15 anni alla guida della regione veneta.

E naturalmente, ancora a Brescia, la Lega Nord del popolo ha voluto rimarcare la propria estraneità ai giochi di palazzo, candidando… Renzo Bossi, la trota reggente, dalle doti sopraffine (tale da essere bocciato tre volte all’esame di maturità) e dalla gavetta estenuante (posto nel vecchio CdA per l’Expo di Milano con compenso da 12.000 Euro al mese). Una candidatura accolta a denti stretti dalla base bresciana, che altro non ha potuto se non accettare le decisioni prese a Roma, tutto in casa Bossi. Corsia preferenziale a cui ha fatto seguito la creazione della lista a misura d’uomo, o meglio: a misura di Renzo. Esclusi eccellenti sono il consigliere uscente Enio Moretti, l’ex favorito Guido Bonomelli, il consigliere provinciale Roberto Bertelli, il segretario cittadino Stefano Borghesi e la vicesindaco di Salò Stefania Zambelli. Tutti dati per certi alla vigilia dell’annuncio della candidatura della trota. Tutte personalità che avrebbero potuto, se non mettere in ombra il figlio del capoccia, almeno competere. Ma la Lega – del tutto estranea ai giochi di palazzo, riordiamolo – ha creato una lista di amministratori locali, sconosciuti ai più, in grado di prendere voti nella propria zona ma totalmente disarmati per competere con Renzo Bossi. Questo era l’ordine della scuderia romana padana: rendere facile l’ingresso al Pirellone sull’onda di un mezzo plebiscito, così magari da rendere ovvia anche una sua nomina ad assessore (magari all’istruzione?).

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