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SHUTTER ISLAND (di Martin Scorsese)

Titolo: Shutter Island
(Shutter Island)

Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Laeta Kalogridis, Steven Knight (tratto da «L’isola della paura» di Dennis Lehane)
Interpreti principali: Leonardo Di Caprio (Teddy Daniels) Mark Ruffalo (Chuck Aule), Ben Kingsley (dott. John Cawley)

Produzione: Paramount Pictures, Columbia Pictures
Genere: Thriller-horror psicologico, Noir
Durata: 138 minuti
Anno di produzione: 2010

[img Scena del film]

Ambientato nel 1954, all’apice della Guerra Fredda, il federale Teddy Daniels e il suo partner Chuck Aule vengono inviati nel manicomio criminale di Shutter Island, isola impervia e minacciosa, per indagare sull’inverosimile scomparsa di una folle pluriomicida fuggita da una cella blindata. Circondati da medici poco collaboranti, da pazienti psicopatici e pericolosi, in un luogo inquietante e dal clima impietoso, i due poliziotti si trovano immersi in un’atmosfera imprevedibile dove nulla è come appare. Le indagini procedono velocemente, i sospetti ed i misteri si moltiplicano e diventano sempre più terrorizzanti e terrificanti con l’emergere di oscuri complotti, sordidi esperimenti medici, lavaggi del cervello, reparti segreti, e un accenno a eventi soprannaturali. Muovendosi tra le ombre dell’ospedale, perseguitato dai programmi oscuri dei geniali medici psichiatri, Teddy si ritrova di fronte ad un mistero che pare troppo grande per lui, mentre inizia a confrontarsi con il proprio passato, perseguitato da incubi e allucinazioni sempre più frequenti, fino a capire che non uscirà vivo dall’isola.

[img Locandina del film]La locandina di
Shutter Island

La caratteristica più importante di questo film è la demarcazione sottilissima tra realtà e immaginario, quasi del tutto assente nei precedenti lavori di Scorsese, genio indiscusso nel panorama del cinema hollywoodiano che ha saputo regalare al suo pubblico numerosi capolavori. A differenza dei film precedenti, Shutter Island è molto più complesso, profondo e psicologico, forse troppo misterioso per il grande pubblico che troverà faticoso – come successo a me – attribuire un significato ed una spiegazione al film. Film che parte come un thriller, prosegue come un giallo fino a virare al horror psicologico per finire nel noir. Nulla che non sia alla portata di Scorsese, che difatti ci regala una perla del cinema psicoanalitico, un percorso ai limiti della ragione umana, dove nulla sembra ciò che appare. Un film altamente pessimista, forse il prodotto più cupo di Scorsese, che affronta – troppo poco convinto – l’annosa ed eterna questione della tendenza innata dell’uomo al male e la difficoltà razionale del convivere con degli istinti.

Il finale – per nulla banale e scontato – è allo stesso tempo chiaro ed incomprensibile. La trama è così complessa ed intrecciata e l’esecuzione del film attenta a non rendere esplicita la separazione tra realtà e immaginazione, abile a rimanere saldamente sul filo dell’ambiguità. Ciò che di certo rimane dopo la visione del film è la prova del reparto attoriale, iniziando da un memorabile Leonardo Di Caprio che dimostra di essere il miglior attore della propria generazione. Anche le musiche – semplici e mai elaborate, in fondo nulla di eccezionale – supportano il racconto in modo eccezionale.

Regia: 9
Sceneggiatura: 9
Attori: 10
Montaggio (T. Schoonmaker): 9
Fotografia (R. Richardson): 10
Scenografia (Dante Ferretti): 10
Musiche: 10

Giudizio finale: voto 9

Un film cupo, claustrofobico, enigmatico e molto bello. Da vedere assolutamente!

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  1. Marco
    17 marzo 2010 alle 15:12 | #1

    ho apprezzato anch’io il film, anche se non credo che sia tra i migliori di Scorsese, forse un po’ troppo macabro, forse un po’ troppo didascalico, quasi moralistico, con la condanna ovvia dei nazisti e della madre infanticida. è vero che lo studio psicologico è complesso, ma il punto di arrivo finale non è così ambiguo, l’unica ambiguità è la domanda finale, ma le colpe del protagonista sono ben definite. Mi è sembrato più interessante the departed, anche lì l’apparenza è ingannevole, ma il bene non si distingue dal male e questo dà un valore aggiuntivo al film perché più legato alla realtà e non alle costruzioni morali dell’uomo

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