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I peccati dell’iPhone

Pubblicato da Markus su Mercoledì 23 Luglio, 2008

Poche settimane dopo il lancio dell’iPhone era mia intenzione scrivere un post su difetti e pregi del gioiellino (o presunto tale) di casa Apple. Riporto un post letto su CristianoFino.net circa i difetti più importanti del nuovissimo melafonino (leggi il post originale):

  • Non e’ possibile creare, inviare e ricevere MMS.
    Qualcuno mi ha fatto notare che nei paesi civilizzati sarebbe auspicabile utilizzare l’invio di email (con allegati) al posto dei messaggi multimediali. Sono parzialmente d’accordo: il fatto è che l’invio di email con allegati anche non troppo pesanti, parte dal presupposto che si possa usufruire di una flat per la connessione dati dal costo conveniente (ipotesi attualmente utopica perlomeno in Italia). E’ anche vero, però, che gli MMS fanno parte del supporto ad uno standard riconosciuto; non supportarli significherebbe negare, anche se solo in parte, l’aderenza a quello standard. Apple è famosa per non aderire a questi ultimi ma, in questo caso è in buona compagnia; infatti anche l’i-mode ad esempio, non supporta gli MMS. Ma questa è un’altra storia.
  • Un solo allegato per messaggio di posta elettronica.
    E’ incredibile, ma è così. Mi auguro in un rapido aggiornamento del firmware che risolva questa assurdità.
  • Non è possibile inoltrare gli SMS.
    Non è una funzione vitale, ma ormai è di serie anche sugli apparati da poche decine di euro. La mancanza è inspiegabile.
  • Non sono supportati i messaggi multipli (ovvero con più di 160 caratteri).
    Gli stessi dispositivi economici già citati sono in grado di supportare l’assemblaggio automatico dei cosiddetti long message, o messaggi concatenati (ovvero un unico lungo messaggio di testo composto da fino a 4 SMS da 160 caratteri ciascuno).
  • Non e’ possibile creare filmati.
    Non mi sembra un difetto essenziale. Certo che se si vende il prodotto come un centro di connettività multimediale, allora l’assenza ha tutto un altro valore.
  • Non e’ possibile usare il telefono per connessione dati.
    Questo è già un pochino più grave: se si vuole utilizzare l’iPhone come modem UMTS si dovrà rinunciare.
  • La connettività Bluetooth e’ utilizzabile solo per il profilo cuffia auricolare.
    E’ una pratica diffusa su molti apparati, soprattutto su quelli brandizzati dagli operatori. In questo modo si spinge l’utente a scaricare contenuti aggiuntivi tipo suonerie, immagini, wallpaper e quant’altro, utilizzando i servizi on line offerti dall’operatore stesso (naturalmente a pagamento). Non mi meraviglia affatto la scelta (anzi mi sarei stupito del contrario)
  • Nessun supporto alla videochiamata.
    Personalmente la ritengo una mancanza trascurabile. Quello che conta è il supporto alla connettività 3G e, tra l’altro, è una pratica adottata anche da molti altri terminali datacentrici (ad esempio da SonyEricsson). L’assenza della videocamera frontale, inoltre, non ne consente in alcun modo il supporto (a meno di voler girare l’apparato e sfruttare quella posteriore via software). Vale lo stesso discorso fatto in precedenza: su un dispositivo multimediale quale esso viene proposto, forse sarebbe stato il caso di prevederla.
  • Non è possibile gestire la rubrica SIM.
    Questo invece è molto grave. Le nuove sim da 128K consentono la memorizzazione di un’enorme quantità di nominativi e non tutti amano registrare la propria rubrica sul device piuttosto che sulla sim stessa.
  • Scarsa autonomia della batteria.
    Dalle prove che ho letto e dalle esperienze di un paio di colleghi che hanno acquistato il cellulare in anteprima, sembra che il vero tallone d’Achille sia rappresentato proprio dall’elevato assorbimento del dispositivo. Con un uso mediamente intenso non si arriva a fine serata. Il tutto è aggravato dal fatto che non è possibile sostituire la batteria se non smontando il dispositivo e tutta l’operazione non è assolutamente agevole per un cambio on the fly.
  • Sensibilita’ in 3G molto bassa ed eccessivo riscaldamento durante le sessioni in connetività.
    E’ necessario valutare in base all’operatore utilizzato. La morfologia del territorio italiano non ha mai consentito una buona copertura neanche in GSM. Se a questo poi si aggiunge che il 3G in Italia è stato implementato “a macchia di leopardo“, allora i conti tornano. A mio avviso la valutazione andrebbe fatta con operatori a copertura più costante. L’Italia, in questo ambito, purtroppo, deve ancora fare passi avanti. Il riscaldamento eccessivo durante l’uso intensivo della connettività è stato caratteristico anche di molti altri apparati 3G di prima generazione: la cosa non stupisce ma crea sospetti sulla tipologia di tecnologia utilizzata che non apparirebbe di recente implementazione.
  • Bilanciamento del bianco del display tendente al “giallino“.
    Non mi appare come un difetto essenziale, anche perchè sembra che sia già stato rilasciato un aggiornamento del firmware che ripristina il corretto bilanciamento cromatico. Certo è che il display è il punto di forza dell’iPhone e mortificarlo in questo modo non avrebbe costituito una buona pubblicità.
  • Il browser in dotazione, non supporta il download (e l’upload) dei file e le animazioni Flash.
    Anche in questo caso si parla per entrambi di peccati veniali. Per l’assenza del download è evidente che si tratta di una mancanza voluta (al pari del solo supporto auricolare per il Bluetooth). I motivi sono evidenti e chiaramente economici (la Apple vuole che si scarichi solo da AppStore). Per quanto riguarda Flash sono convinto che sia una mancanza risolvibile sempre con un aggiornamento firmware.
  • Non esiste il copia e incolla.
    No comment.
  • Nessun supporto al software Open Source.
    Da tempo immemorabile Apple rappresenta l’emblema della chiusura tecnologica, e anche in questa occasione non si è smentita. Se gli sviluppatori vogliono realizzare delle applicazioni per il suo smartphone, devono pagare un dazio alla casa di Cupertino, che diventa di fatti l’unico soggetto in grado di decidere cosa può essere caricato o meno su di esso tramite AppStore. Comportamento deprecabile che è stato duramente condannato dalla Free Software Foundation che ha pubblicato un articolo molto esplicito sull’argomento, invitando al boicottaggio dell’apparato. A questo è necessario aggiungere che è possibile utilizzare l’SDK per lo sviluppo di applicazioni per l’iPhone solo su macchine Mac con OsX Leopard.

E’ evidente che l’elenco non è esaustivo, come è altrettanto evidente che forse il 90% (e sto volutamente esagerando) degli acquirenti dell’iPhone non si saranno nemmeno accorti dei difetti citati o semplicemente non li ritengono tali.

Questo perchè il grande successo di vendite (in Italia come negli Stati Uniti) è stato agevolato più da un fenomeno collegato al desiderio di possesso in anteprima dell’oggetto, che ad una reale necessità di uno strumento multicentrico di connettività.

I prossimi mesi saranno fondamentali per verificare l’effettivo livello di gradimento del prodotto e non escludo che Apple aggiusti ulteriormente il tiro tirando fuori dal cilindro qualche succosa novità, anche in virtù del fatto che il mercato europeo è decisamente più esigente di quello americano.

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Quella gigantesca bufala del Digitale Terrestre

Pubblicato da Markus su Sabato 19 Luglio, 2008

Un recente acquisto mi ha permesso di provare per la prima volta una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente la nostra vita. Almeno in questi termini era stato presentato il Digitale Terrestre. Ma di tecnologico c’è ben poco e di rivoluzionario c’è ancora meno.

Erano stati annunciati, ben quattro anni fa, un numero enorme di canali da far dimenticare in fretta la vecchia ed obsloeta tv analogica. In realtà, nella mia Brescia, la copertura è scarsa e oltre ai soliti canali prendo solamente Boing (cartoni animati), Rai4 (film) e Sportitalia. Il segnale sulle altre frequenze è scarso e così mi perdo il Mux Mediaset-1 (con la BBC, Iris e Coming soon) e pure il Mux RAI-B (RaiNews24, RaiSport, RaiEdu) che renderebbero interessante il digitale terrestre. Per mia fortuna prendo però tutti i canali criptati di Mediaset Premium (quelli con i nomi buffi come Mya, Steel e Joy) e di La7Più.

Considerando che le industrie di televisioni al momento offrono solo il  ricevitore-decoder integrato e non il lettore di smart card, per vedere questi canali criptati - quindi non visibili in chiaro - dovrei spendere altri soldi per comprare il decoder apposito. Se consideriamo che magari nella mia famiglia non ci sia mai accordo e che ognuno voglia vedere il proprio programma preferito, dovrei comprarne quattro di decoder - uno per ogni Tv - più quattro simpatiche schedine ricaricabili. A fronte di una spesa - minima - di 1600 Euro e un abbonamento mensile di 40 cosa ho guadagnato? Vedo gli stessi programmi di prima, non prendo gli unici canali interessanti, la qualità è la medesima. Tutta questa fatica per cosa? Per un decimo del servizio che ofrirebbe Sky e per lo stesso servizio che già ho.

Questo mostra quanto l’Italia sia arretrata, come le bufale siano vendute come rivoluzioni. Siamo il paese dove lo Stato spreca un sacco di soldi per digitalizzare le televisioni italiane quando il 30% della popolazione non sa cosa sia l’adsl.

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Funny games

Pubblicato da Markus su Sabato 19 Luglio, 2008

NORTHLIGHT SCANUn semplice esercizio di violenza pura e gratuita. Questo, molto sinteticamente ma senza tralasciare nulla, è Funny games di Michael Haneke, con Naomi Watts, Tim Roth, Brady Corbet e Michael Pitt, un film che in modo presuntuoso richiama - nella locandina e nel trailer - al lavoro di Stanley Kubrick Arancia meccanica ma che del capolavoro del 1971 non ha nulla. Un film che date questa premessa non riesce a spiegare le sue qualità e lascia nello spettatore quell’orrenda sensazione di aver sprecato sette euro e due ore della propria vita. Chi fosse interessato ad un thriller-splatter lasci perdere, questo film è un qualcosa di più.

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Se Israele e Palestina sono i primi a non volere la pace

Pubblicato da Markus su Venerdì 18 Luglio, 2008

Leggo su Corriere.it una notizia molto interessante circa un documentario. L’articolo inizia così:

«Avrei preferito un donatore ebreo. Non lascerò mai che i miei figli abbiano amici arabi: potrebbero subirne la cattiva influenza». Novembre 2005, Menuha, la figlia più piccola dell’ebreo ultraortodosso Yaakov Levinson, è stata appena salvata dal sacrificio di un bambino arabo. È anche questo, The heart of Jenin (Il cuore di Jenin), film sulla storia di Ahmed Khatib, palestinese ucciso a 12 anni dai soldati israeliani a caccia di terroristi della Jihad. Si divertiva con un mitra giocattolo nel centro di Jenin, in Cisgiordania: lo scambiarono per un miliziano. «Nessuno si aspettava quello che successe dopo», dice nella pellicola il medico di Haifa che tentò invano di soccorrerlo: anche se sarebbero stati trapiantati a bambini israeliani, i genitori decisero comunque di donare gli organi. «Mio figlio è morto. Forse solo così potrà restituire ad altri la vita — disse allora la mamma Abla, poco più che trentenne —. Che siano arabi o ebrei, non importa». Due anni dopo il padre di Ahmed, Ismail, meccanico del campo profughi di Jenin, 41 anni, quegli «altri» — cinque bambini israeliani che hanno ricevuto il cuore, il fegato, i reni e i polmoni di Ahmed — li ha voluti incontrare.

The heart of Jenin è il documentario di questo viaggio, di un padre che cerca piccoli gesti, sorrisi, sguardi nel disperato bisogno di vedere un eco del suo bimbo. Non è del film che voglio parlare ma della fredda accoglienza che ha ricevuto nei due paesi del medio-oriente. E’ stato trasmetto al Film Festival di Gerusalemme, nel campo profughi dove vive la famiglia di Jenin e al Centro franco-tedesco di Ramallah. In qualsiasi altra rassegna è stato rifiutato ufficialmente per motivi artistici.

Non è un film fatto per l’arte, non è storia raccontata per commuovere. E’ un documentario fatto per la storia. Che mostra come la pace in medio oriente sia difficile ma proprio dalle immagini di quei bambini salvati si comprende che è possibile. Come mai allora questo film viene boicottato? Non viene trasmesso in nessun posto, bloccato allo stesso modo da israeliani e palestinesi. Sembra quasi che siano loro i primi a non volere la pace.

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E’ morto Davide

Pubblicato da Markus su Venerdì 18 Luglio, 2008

Leggo da internet che Davide, il bambino nato con la sindrome di Potter - senza reni e uretri - è morto questa mattina. Questo blog aveva riproposto l’appello dei genitori (vedi post) per riottenere l’affidamento dopo che un tribunale l’aveva affidato alle cure di un medico. In questo periodo di discussione su temi così delicati ed importanti (vedi ad esempio il caso di Eluana) stupisce e preoccupa come nessun giornale nazionale abbia riportato la notizia della sua morte.

Negli ultimi tempi sembra che Davide, dopo essere stato riaffidato ai genitori, stesse migliorando in modo anche inaspettato.

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Qualche consiglio per la Giustizia

Pubblicato da Markus su Giovedì 17 Luglio, 2008

Leggo sul Corriere.it: La riforma della giustizia è una delle priorità nazionali. Silvio Berlusconi si dice sdegnato per tutti questi anni di accanimento giudiziario contro di lui. «Il problema di questo paese è la giustizia che influisce nella vita di tutti i giorni di ogni cittadino e va anche dritto dritto nel cuore dell’economia. Viene usata per condizionare l’economia e la politica. Questa volta vado avanti, non mi fermerà nessuno». Il primo punto della riforma della giustizia, che sarà attuata a partire da settembre, è l’immunità parlamentare. Poi riforma del Csm, dell’ordinamento giudiziario, priorità dell’azione penale.

Siamo proprio agli sgoccioli. La democrazia, gli ideali di libertà e giustizia, le grandi battaglie del novecento si sono esaurite di fronte a questo ometto corrotto e delinquente. Perchè bisogna usare le parole giuste per descrivere uomini e cose. Non possiamo definire Silvio Berlusconi una brava persona, un liberale, uno che ha a cuore le sorti dell’Italia. Silvio Berlusconi è un deliquente, illiberale e ha a cuore esclusivamente le sorti delle sue aziende. Stop.

Si parte dall’immnunità parlamentare - come se un paese per essere giusto ha bisogno che 1000 persone possano restare bellamente impunite - e chissà fin dove si arriva. Io avrei alcune idee, che qui ufficialmente propongo agli scagnozzi di Berlusconi, per riformare la giustizia.

  • Se un gruppo - inteso come unione mista di persone, atei, musulmani, donne, ebrei, omosessuali, cani, piccioni e comunisti - formato almeno da un elemento indaghi su figure parlamentari, governative o amici di infanzia del Premier sia considerato alla stregua di un atto terroristico e punito con pena capitale appositamente reintrodotta.
  • Reintrodurre per legge il Tribunale Ecclesiastico. Dev’essere un bello spettacolo per i due amichetti Joseph e Silvio il torturamento a sangue di Umberto Veronesi - in quanto sporco ateo - o Walter Veltroni - in quanto sporco comunista, quindi sporco ateo!
  • Proibire a tutti i comunisti la carriera giudiziaria. Come si riconosce un comunista? Il più delle volte glielo si legge in faccia. Poi si può torturare finchè non ammette cos’ha votato; se votano PdL avranno la certezza di una carriera nei vertici della Magistratura, se votano Lega avranno la carriera facilitata, se votano UDC o LaDestra una carriera da giudici di pace. Se votano altro sono etichettati come comunisti e quindi inibiti alla carriera giudiziaria. Inoltre negli incontri ufficiali le toghe color rosso saranno sostituite con un più patriottico azzurro. Come giuramento sarà adottato Menomale che Silvio c’è.
  • L’istituzione di una figura al di sopra delle parti, autonoma, prestigiosa e autorevole. A cui sia affidato il compito di rimuovere giudici e magistrati che a suo giudizio lavorano male e, compito più importante, dare un parere inappellabile sulla colpevolezza di ogni imputato. Questo secondo compito può, a sua discezione, essere affidato ad altri - per esempio il giudice incaricato.

Questo ultimo punto è probabilmente il più importante e rivoluzionario. Una persona senza macchia, autorevole e autonoma potrebbe ad esempio essere il Presidente del Consiglio stesso. Ve lo immaginate il processo a suo carico?

Il Gran Capo Supremo della Magistratura Italiana Silvio Berlusconi: «Io, Silvio Berlusconi, Gran Capo Supremo della Magistratura Italiana, sono qui per dare un parare di colpevolezza all’imputato Silvio Berlusconi, nato in Milano il 9 settembre 1936, accusato del tal reato. Come si giustifica?»
L’imputato Silvio Berlusconi: «Cribbio! Sono vittima di una magistratura eversiva e comunista ormai, finalmente!, tramontata che non aveva altro da fare se non rompere le scatole a me… Mi affido alla sua autorevolezza ed imparzialità!»
Il Gran Capo Supremo della Magistratura Italiana Silvio Berlusconi: «Io Silvio Berlusconi giudico l’imputato Silvio Berlusconi non colpevole»
La folla: «Viva la giustizia! Viva Silvio!»
Il Gran Capo Supremo della Magistratura Italiana Silvio Berlusconi: «E qui giudico non colpevoli anche tutti gli amici, colleghi e compagni di scorribande varie dell’imputato Silvio Berlusconi per tutti i reati di cui son stati accusati e di cui saranno accusati in futuro!» Amen!

Sarebbe l’apice più alto della democrazia e della libertà in Italia. Folle esaltate che urlano bravo bene assolto-da-uno-imparziale finalmente questa-sì-che-è-giustizia. Sarebbe il trionfo della demenza umana. Un mondo fatto a somiglianza del suo creatore. Viva Silvio!

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Se Sicurezza fa rima con Propaganda

Pubblicato da Markus su Mercoledì 16 Luglio, 2008

Con grande gioia e soddisfazione pochi giorni fa la Camera ha approvato il pacchetto sicurezza, preparato da Roberto Maroni - Ministro dell’interno - e infangato a più non posso dal Governo Berlusconi e i suoi scagnozzi. Infangato perchè sono state inserite norme con la sicurezza centrano poco o nulla e ottengono il risultato opposto a quello annunciato. In più il voto di fiducia posto dal Governo per evitare che il pacchetto fosse corrotto da qualche buona idea rende bene la natura di questo Governo: un manipolo di uomini che fan politica populista, fatta di slogan ad effetto, decreti di propaganda e poca sostanza.

Il decreto prevede, ad esempio, il pattugliamento in forze miste della Polizia di Stato e dell’Esercito. Peccato che un decreto approvato negli stessi giorni preveda un taglio di 7000 unità per l’Esercito e almeno  altrettanti per la Polizia, fino ad un totale, per le forze armate, di 40000 unità. L’importante per Silvio è annunciare che le cose buone e nascondere le cattive. Fare il duro e promettere più sicurezza. Peccato che il troppo lavoro gli faccia dimenticare che ha predisposto tagli al Ministero dell’Interno per 700 milioni di Euro e alla Difesa tagli per un miliardo. Peccato che alla magistratura - che ha sovracaricato di lavoro - abbia tagliato 400 milioni di finanziamenti. Si promette più polizia e controlli ma si fa l’opposto. Tanto ci penserà la stampa a dire che l’Italia è improvvisamente un paese sicuro. Per non dimenticare le carceri. Si promette di arrestare tutti i delinquenti ma tagliano i fondi per la manutenzione delle carceri e non prevedono costi per l’edilizia carceraria. Ma l’apice della propaganda la si ha con la norma blocca processi. Un semplice indulto chiamato con altro nome.

La cosa divertente di tutto questo è la Lega. Promette tolleranza zero in campagna elettorale e poi approva la linea dell’impunità mille di Berlusconi. Dove per salvare le chiappe a se e all’amico Mills si consegnano alla libertà migliaia di stupratori, rapinatori e delinquenti. La Lega piega la testa e acconsente. Venendo meno alla sua parola. E’ un tradimento nei confronti dei suoi elettori. In nome di cosa? Del Federalismo? Di quel Federalismo che è da 15 anni che il nord aspetta e che farebbe meglio a rivolgersi a qualcun’altro. A qualcuono che mantanga la parola e non si venda semplicemente al miglior offerente.

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Vangelo secondo Silvio

Pubblicato da Markus su Martedì 15 Luglio, 2008

C’è un progetto, un piano, un’idea nella mente di un uomo. Nelle mente di Silvio Berlusconi aleggia da anni il desiderio di riformare la giustizia. A modo suo.

Una riforma che è presa come un vangelo in cui credere, e mai dubitare, da tutti i suoi scagnozzi. Parlamentari e alleati. Ma soprattutto avvocati. I suoi avvocati.

Un progetto che prevede la distruzione della magistratura e dei giudici. Bastoni tra le ruote per chi indaga e mille problemi per chi deve giudicare. Un progetto che publicizza la separazione delle carriere, la punizione per quei giudici che sbagliano e qualche altro elemento propagandistico in perfetto stile populista. Berlusconi ha le idee chiare. Commenta la sua assoluzione per abusi edilizi (leggi la notizia) definendola la prova evidente della persecuzione giudiziaria alla quale è stato sottoposto in questi ultimi anni. Come se un’assoluzione comporti necessariamente che tutti gli i processi siano strumentalizzati. Come se due errori della magistratura - per abuso edilizio in sardegna e per violazioni delle leggi sul monopolio in Spagna - comportino necessariamente che tutta la magistratura sia in errore. Come si concilia il concetto di giustizia con le idee berlusconiane? Giustizia è prendere e imprigionare i criminali. Non è giustizia arrestare un poliziotto perchè effettua un’intercettazione. Non è aiutare la magistratura tagliare del 40% i finanziamenti.

Il modello americano che il Presidente del Consiglio spesso nomina non è in realtà il suo modello d’ispirazione. In america i criminali sono puniti. I magistrati sono rispettati. Nessuno negli Stati Uniti, quando hanno indagato questo o quell’altro senatore o addirittura il Presidente, ha avuto il coraggio di accusare i giudici di voler sovvertire il voto. In America hanno applaudito la retata contro gli speculatori e truffatori di Wall Street. Nessuno ha parlato di teoremi accusatori. In America per falso in bilancio son previsti venti anni di reclusione. Non si diventa Capo del Governo!

Ma perchè il Parlamento non si occupa dei problemi del paese? Addirittura Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, annuncia una riforma radicale della giustizia entro settembre, come se non ci fosse nulla di più importante di cui discutere.

Aveva ragione Giorgio Gaber quando cantava Salviamo sto paese nel 1978:

Bisogna far proposte in positivo senza calcare la mano sulle possibili carenze. Lasciamo perdere il pessimismo, l’insofferenza generale dei giovani, i posti di lavoro, l’instabilità, la gente che non ne può più, la rabbia, la droga, l’incazzatura, lo spappolamento, il bisogno di sovvertire, il rifiuto, la disperazione… Cerchiamo di essere realisti.

Non lasciamoci trarre in inganno… dalla realtà!

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Un popolo che se ne frega non ha dignità

Pubblicato da Markus su Domenica 13 Luglio, 2008

C’è un ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa il ladruncolo. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran chiacchierone, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia altra possibilità che delinquere. Un giorno Silvio è al lavoro, fuori da un ufficio postale. Entra un’anziana signora, per ritirare la propria pensione. Quando si allontana non si accorge che il nostro Silvio inizia a seguirla. La segue fino ad una zona un po’ isolata, dove il momento più importante del suo lavoro è arrivato. Le si avvicina, la tramortisce e la deruba dei suoi soldi. Ma un altro personaggio della nostra storia, che chiameremo Sempronio, entra improvvisamente in scena. Ha assistito alla scena, ha compreso perfettamente le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran chiacchierone, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo legale. Propone a Sempronio un accordo: una parte del malloppo in cambio del suo silenzio. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa storia. Silvio ha il frutto delle sue scorribande, non ha testimoni contro di lui e si garantisce l’impunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza pensione, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Uno a zero, palla al centro.

Ci spostiamo in un’altra dimensione e troviamo un altro ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa l’imprenditore. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran comunicatore, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia operare secondo i suoi ideali. Un giorno Silvio è al lavoro, nel suo ufficio. La sua società, molto produttiva e dominante, è quotata in borsa, ha migliaia di piccoli azionisti, magari uno di questi è la vecchietta della storia precedente, che ha usato tutti i risparmi di una vita per comprare quelle fortunate azioni. Il nostro Silvio decide però di falsificare i bilanci della sua azienda, porta soldi in conti esteri e società fittizzie. E’ molto bravo nel suo lavoro. Purtroppo però la vecchia, da questa operazione, non guadagna nulla ma ci perde diversi denari. Sempronio sa queste cose, conosce le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran comunicatore, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo liberale. Propone a Sempronio un accordo: qualche soldo in cambio del suo voto. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa seconda storia. Silvio ha il frutto delle sue operazioni, non ha processi contro di lui e si garantisce l’immunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo non pagando più l’ICI o il bollo dell’auto. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza i frutti delle sue azioni, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Due a zero.

Le due storie sembrano diverse ma sono la stessa storia. L’imprenditore è come il ladruncolo, il suo falso in bilancio è come uno scippo. Alla fine perde sempre la vecchia, derubata della sua pensione e dei suoi soldi. Derubata da quel Silvio imprenditore/ladruncolo che compra il silenzio del popolo in cambio di qualche denaro per assicurarsi quell’impunità che fa tristemente rima con immunità. Quel Sempronio che si indentifica perfettamente nel popolo italiano, capace di fregarsene, di fare silenzio. Un Sempronio che ha perso i valori, le idee, che ha come unica preoccupazione il peso del suo portafoglio. Un Sempronio che ha perso per sempre la sua dignità.

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E venne il giorno

Pubblicato da Markus su Domenica 6 Luglio, 2008

happen2 Un’idea di fondo che non appare banale, un ritmo di narrazione lento alternato ad eventi shock e situazioni a tinte splatter, una storia monotona  che non sfrutta il proprio potenziale, un messaggio chiaro - l’amore e la famiglia sono sinonimi di speranza per il futuro - e un’aria di paura nei confronti di attacchi terroristici, che a sette anni dall’undici settembre duemilauno, offre ancora lo spunto e la possibilità di raccontare la paura americana. In altre parole, E venne il giorno di M. Night Shyamalan, con Mark Wahlberg, Spencer Breslin, John Leguizamo e Zooey Deschanel, è un brutto film, un horror mal riuscito, che non sa creare suspance e dimentica cosa sia la tensione.

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