Markus’ Blog

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Quella gigantesca bufala del Digitale Terrestre

Pubblicato da Markus su Sabato 19 Luglio, 2008

Un recente acquisto mi ha permesso di provare per la prima volta una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente la nostra vita. Almeno in questi termini era stato presentato il Digitale Terrestre. Ma di tecnologico c’è ben poco e di rivoluzionario c’è ancora meno.

Erano stati annunciati, ben quattro anni fa, un numero enorme di canali da far dimenticare in fretta la vecchia ed obsloeta tv analogica. In realtà, nella mia Brescia, la copertura è scarsa e oltre ai soliti canali prendo solamente Boing (cartoni animati), Rai4 (film) e Sportitalia. Il segnale sulle altre frequenze è scarso e così mi perdo il Mux Mediaset-1 (con la BBC, Iris e Coming soon) e pure il Mux RAI-B (RaiNews24, RaiSport, RaiEdu) che renderebbero interessante il digitale terrestre. Per mia fortuna prendo però tutti i canali criptati di Mediaset Premium (quelli con i nomi buffi come Mya, Steel e Joy) e di La7Più.

Considerando che le industrie di televisioni al momento offrono solo il  ricevitore-decoder integrato e non il lettore di smart card, per vedere questi canali criptati - quindi non visibili in chiaro - dovrei spendere altri soldi per comprare il decoder apposito. Se consideriamo che magari nella mia famiglia non ci sia mai accordo e che ognuno voglia vedere il proprio programma preferito, dovrei comprarne quattro di decoder - uno per ogni Tv - più quattro simpatiche schedine ricaricabili. A fronte di una spesa - minima - di 1600 Euro e un abbonamento mensile di 40 cosa ho guadagnato? Vedo gli stessi programmi di prima, non prendo gli unici canali interessanti, la qualità è la medesima. Tutta questa fatica per cosa? Per un decimo del servizio che ofrirebbe Sky e per lo stesso servizio che già ho.

Questo mostra quanto l’Italia sia arretrata, come le bufale siano vendute come rivoluzioni. Siamo il paese dove lo Stato spreca un sacco di soldi per digitalizzare le televisioni italiane quando il 30% della popolazione non sa cosa sia l’adsl.

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Se Israele e Palestina sono i primi a non volere la pace

Pubblicato da Markus su Venerdì 18 Luglio, 2008

Leggo su Corriere.it una notizia molto interessante circa un documentario. L’articolo inizia così:

«Avrei preferito un donatore ebreo. Non lascerò mai che i miei figli abbiano amici arabi: potrebbero subirne la cattiva influenza». Novembre 2005, Menuha, la figlia più piccola dell’ebreo ultraortodosso Yaakov Levinson, è stata appena salvata dal sacrificio di un bambino arabo. È anche questo, The heart of Jenin (Il cuore di Jenin), film sulla storia di Ahmed Khatib, palestinese ucciso a 12 anni dai soldati israeliani a caccia di terroristi della Jihad. Si divertiva con un mitra giocattolo nel centro di Jenin, in Cisgiordania: lo scambiarono per un miliziano. «Nessuno si aspettava quello che successe dopo», dice nella pellicola il medico di Haifa che tentò invano di soccorrerlo: anche se sarebbero stati trapiantati a bambini israeliani, i genitori decisero comunque di donare gli organi. «Mio figlio è morto. Forse solo così potrà restituire ad altri la vita — disse allora la mamma Abla, poco più che trentenne —. Che siano arabi o ebrei, non importa». Due anni dopo il padre di Ahmed, Ismail, meccanico del campo profughi di Jenin, 41 anni, quegli «altri» — cinque bambini israeliani che hanno ricevuto il cuore, il fegato, i reni e i polmoni di Ahmed — li ha voluti incontrare.

The heart of Jenin è il documentario di questo viaggio, di un padre che cerca piccoli gesti, sorrisi, sguardi nel disperato bisogno di vedere un eco del suo bimbo. Non è del film che voglio parlare ma della fredda accoglienza che ha ricevuto nei due paesi del medio-oriente. E’ stato trasmetto al Film Festival di Gerusalemme, nel campo profughi dove vive la famiglia di Jenin e al Centro franco-tedesco di Ramallah. In qualsiasi altra rassegna è stato rifiutato ufficialmente per motivi artistici.

Non è un film fatto per l’arte, non è storia raccontata per commuovere. E’ un documentario fatto per la storia. Che mostra come la pace in medio oriente sia difficile ma proprio dalle immagini di quei bambini salvati si comprende che è possibile. Come mai allora questo film viene boicottato? Non viene trasmesso in nessun posto, bloccato allo stesso modo da israeliani e palestinesi. Sembra quasi che siano loro i primi a non volere la pace.

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E’ morto Davide

Pubblicato da Markus su Venerdì 18 Luglio, 2008

Leggo da internet che Davide, il bambino nato con la sindrome di Potter - senza reni e uretri - è morto questa mattina. Questo blog aveva riproposto l’appello dei genitori (vedi post) per riottenere l’affidamento dopo che un tribunale l’aveva affidato alle cure di un medico. In questo periodo di discussione su temi così delicati ed importanti (vedi ad esempio il caso di Eluana) stupisce e preoccupa come nessun giornale nazionale abbia riportato la notizia della sua morte.

Negli ultimi tempi sembra che Davide, dopo essere stato riaffidato ai genitori, stesse migliorando in modo anche inaspettato.

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Tutti in piazza!

Pubblicato da Markus su Venerdì 27 Giugno, 2008

ImmagineRoma, 8 luglio, manifestazione in piazza del Pantheon. Passaparola!

“Care concittadine e cari concittadini,
il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.
Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.
Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza del Pantheon alle ore 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.
Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.
I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.”

On Furio Colombo, Sen Francesco Pardi, Paolo Flores d’Arcais

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Vogliono vietare la pornografia (e imbavagliare il Web)

Pubblicato da Markus su Giovedì 19 Giugno, 2008

Ad inizio settimana leggo su Punto Informatico una notizia alquanto interessante. Non tanto per il contenuto in se, quanto alle possibili motivazioni, conseguenze e successive modifiche. Il senatore del Popolo della Libertà Alessio Butti ha depositato un disegno di legge dal titolo: norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei minori. In sintesi, oscuramento di ogni sito internet contenente materiale pornografico o offensivo del buon costume. Pene fino a cinque anni di carcere o cinquantamila euro di multa per chi pubblica una qualsiasi scena di sesso esplicito.

Entrando nel particolare il disegno di legge prevede il divieto di pubblicazioni pornografiche e di promozione della pornografia online. Impossibilità di pubblicare scene palesemente erotiche, e difficoltà pure nel promuovere quei siti seriamente gestiti. Di conseguenza l’oscuramento di qualche centinaio di milioni di pagine web e ritorno a quelle leggi sulla morale che gli ordinamenti laici hanno ridimensionato in quasi tutto l’occidente. L’articolo 3 è la chiave di lettura della proposta, norme contro la pornografia o la pedofilia? Dice testualmente: «L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni può autorizzare la diffusione di siti della rete Internet i cui contenuti siano parzialmente simili a quelli vietati ai sensi dell’articolo 1 (…)». O la legge ha lo scopo di vietare tutta la pornografia, indistintamente, o è palesemente errata e perciò pericolosa. Se il divieto fosse diretto solo a quelle pubblicazioni pornografiche effettuate per adescare o sfruttare i minori, nessuna deroga dovrebbe essere prevista.

E’ lecito pensare che questo disegno di legge incontrerà grosse difficoltà nella sua traduzione in legge. Per motivi per nulla etici e morali. Il mercato della pornografia online ha un giro d’affari superiore alla vendita delle armi ed è uno dei settori più floridi del commercio web. Sicuramente mostra come la politica e le istituzioni italiane sia inadeguate in materia internet. La strada non è quella giusta per tutalare i minori. Se si pensa poi che la norma riguarderebbe solo il mercato internet, permettendo alla saricinesca della vecchia edicola di rimanere aperta, e che una legge italiana riguarda la navigazione dall’Italia e non soltanto in Italia, questa proposta inizia ad avere altri sapori.

Già nella passata legislatura, la Segreteria del Presidente del Consiglio di Romano Prodi aveva presentato una proposta di legge col quale regolamentare le pubblicazioni sul web. Evidentemento il Palazzo non ha ben chiaro come funziona Internet. Non conoscendolo ne ha paura. E quale modo migliore per ridimensionare il fenomeno se non bloccarlo? Oscurare la pornografia oggi, per essere pronti ad oscurare tutto ciò sia scomodo domani.

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Una firma per Davide

Pubblicato da Markus su Giovedì 29 Maggio, 2008

Davide Marasco è nato il 28 aprile agli Ospedali Riuniti di Foggia. Subito dopo la nascita è stato trasportato in terapia intensiva neonatale per uno pneumotorace. Nelle ore, nei giorni successivi le notizie si sono susseguite, in un crescendo che ha via via eroso la speranza: Davide forse non ha i reni, Davide certamente non ha i reni, Davide ha la sindrome di Potter. Nome simpatico per una malattia terribile. I bambini affetti da sindrome (o sequenza) di Potter non hanno i reni, hanno i piedi torti, non hanno o hanno poco sviluppati gli ureteri e la vescica, hanno malformazioni al viso (facies di Potter) e, nel 60% dei casi, malformazioni intestinali ed anorettali. Nel caso di Davide, a ciò si aggiunge l’altissima probabilità di danni cerebrali per mancanza di ossigeno durante il parto. La prognosi per la sindrome di Potter è “costantemente infausta” (R. Domini-R. De Castro, “Chirurgia delle malformazioni urinarie e genitali”, Piccin, Padova 1998, p. 96). Quasi tutti i bambini affetti da questa malattia muoiono subito dopo il parto. Nel caso di Davide, le cose vanno diversamente. Il bambino sopravvive alle prime ore. Nei giorni successivi le sue condizioni polmonari migliorano, fino a non rendere più necessaria la respirazione artificiale.
Nel raccontare i nudi fatti abbiamo tralasciato di riferire lo stato d’animo dei genitori. Non occorre spendere molte parole: ognuno può figurarselo. I genitori di Davide passano dalla felicità per la nascita al dolore, alla speranza che cerca di alimentarsi frugando nelle pieghe dei resoconti dei medici. I quali, però, di speranze non ne lasciano. L’indicazione che ricevono dai sanitari è chiara: un bambino con quella malattia non può sopravvivere, insistere sarebbe egoismo. Si rassegnano, comprendono. E’ doloroso, ma bisogna fare i conti con la realtà. Quando Davide comincia a respirare da solo, la situazione cambia di colpo. Ai genitori, che con non poca sofferenza hanno accettato una situazione così disperante, si chiede ora di fare una scelta: evitare ogni ulteriore trattamento, oppure autorizzare la dialisi. Non è una scelta facile. Nessun genitore vorrebbe arrendersi alla morte del figlio. Ma la dialisi è forse, in questo caso, una forma di accanimento terapeutico. Una terapia dolorosa ed invasiva che con ogni probabilità non eviterà a Davide la morte. I genitori sono confusi. Non è facile passare dalla gioia al dolore alla speranza alla rassegnazione. Né è facile capire cosa è bene e cosa è male per Davide. Chiedono tempo. Vorrebbero discuterne con il comitato etico dell’ospedale. Nella rivista “eMedicine” si legge che nel caso di sindrome di Potter con pneumotorace “può non essere indicato un ulteriore trattamento”, e che “la decisione dev’essere presa dopo una discussione con i genitori” (http://www.emedicine.com/ped/TOPIC1878.HTM). Così vanno probabilmente le cose all’estero; non in Italia. Nessuna discussione, nessuna riunione del comitato etico. Con un atto di forza incomprensibile ed umanamente deprecabile, il primario del reparto di terapia intensiva degli Ospedali Riuniti si rivolge al Tribunale per i Minori di Bari per chiedere la sospensione dei genitori di Davide dalla potestà genitoriale, ottenere di esserne nominato tutore e autorizzare, in quanto tutore, il suo trasferimento presso un ospedale attrezzato per la dialisi. Viene accontentato. Con provvedimento del 10 maggio il Tribunale per i Minori di Bari sospende la potestà genitoriale dei genitori di Davide. La decisione è presa “inaudita altera parte e senza ulteriori approfondimenti del caso”, dice il provvedimento. Che vuol dire: senza ascoltare i genitori di Davide e senza nemmeno chiedersi cos’è una sindrome di Potter.
Ora Davide si trova presso l’ospedale Giovanni XXIII di Bari. Vi è stato trasportato senza che i genitori venissero informati; hanno saputo dove si trovava il figlio solo a trasferimento avvenuto. Ai medici dell’ospedale di Bari, persone umane e premurose, non sono stati forniti i numeri di telefono dei genitori di Davide.
Le condizioni di Davide sono attualmente disperate.
Non è facile, in situazioni così gravi e difficili, fare la cosa giusta. Sbagliare è comprensibile, sempre; in questi casi lo è di più. Ma è difficile non scorgere in alcuni passaggi della storia che è stata raccontata una incomprensibile insensibilità nei confronti di persone che si sono trovate ad affrontare un grande dramma umano. Il provvedimento di sospensione della potestà genitoriale è offensivo e umiliante, ed ha arrecato una grande sofferenza psicologica a persone già duramente provate.
Per questo chiediamo che il provvedimento venga sospeso e che venga riconosciuto ai genitori di Davide Marasco il diritto di dire la loro sul futuro di loro figlio e sui trattamenti medici cui sottoporlo.

Clicca qui per firmare la petizione!

Il testo è stato tratto dalla pagina principale della petizione, petitiononline.com/davmar.

Qui il post di commento dello zio di Davide, sul suo blog, Davide e la biopolitica.

Qui l’articolo del Corriere della Sera sull’argomento, E’ senza reni, tolto ai genitori.

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Nelle scuole svizzere si parla Ubuntu. E in Italia?

Pubblicato da Markus su Lunedì 28 Aprile, 2008

E’ di oggi la notizia, data dal Tribune de Geneve e riportata da Punto Informatico, che il Ministero dell’Istruzione svizzero abbia preso la decisione di migrare i nove mila computer da Sistemo Operativo di casa Microsfot Windows a quello basato su codice aperto Ubuntu, per favorire l’utilizzo e la diffusione di sistemi aperti. La scelta adottata non risponde esclusivamente a ragioni di tipo economico - il risparmio è sostanzioso - ma risponde anche a scelte di qualità, essendo i sistemi linux ormai maturi, stabili e sicuri. Inoltre l’adozione di software open source nelle scuole risponde in modo maggiormente coerente alle esigenze della didattica, da un punto di vista pedagogico il vantaggio è enorme.

Mentre gli svizzeri al di là del confine adottano politiche a sostegno del codice aperto in Italia si va sensibilmente controcorrente. E’ di pochi giorni fa la notiza che il Presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi abbia incontrato Steve Ballmer, Chief Executive Officer di Microsoft, chiedendo alla compagnia americana di impegnarsi con grossi investimenti in Italia per digitalizzare il nostro paese, pubblica amministrazione compresa. Tra monopolisti ci si intende.

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Il 25 Aprile

Pubblicato da Golars su Venerdì 25 Aprile, 2008

25 Aprile… mmmh… i bambini di oggi, la vedono solo come una festa, un giorno in più per saltare scuola, per stare a casa a dormire la mattina e/o per uscire con gli amici. Ormai i ricordi sbiadiscono e la memoria viene cancellata, non solo da una certa scuola revisionistica tutta italiana, ma anche da quell’apatia con la quale ci relazioniamo a questo fenomeno. Personalmente quando mi si dice 25 Aprile, io penso a qualcosa di concreto, penso al 25 Aprile del 1945 e mi viene in mente una fotografia ben precisa, due persone, una ragazza e un ragazzo ( a me piace pensare che fosserò fidanzati) che vicini in piazza San Marco a Venezia salutano quello che da tanti è stato chiamato il “vento del nord”, e che finalmente ha trovato il suo compimento nella cacciata dell’oppressore nazista.

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V2Day, libera informazione in libero stato

Pubblicato da Markus su Giovedì 24 Aprile, 2008

“Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato “crede” di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l’abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l’eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un’informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset.”
Beppe Grillo

Vday

 

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La pillola, neanche fosse una droga

Pubblicato da Markus su Giovedì 17 Aprile, 2008

Prendendo spunto dal commento di Luciana Littizzetto al termine di Che tempo che fa, volevo dedicare questo post alla vergognosa vicenda capitata a Genova. Una signora si è vista rifiutare da un medico la prescrizione di una pillola del giorno dopo in un ospedale, presieduto dal Cardinale Angelo Bagnasco. Un evento simile era già capitato qualche mese fa a Roma, dove una signora aveva girato tre o quattro ospedali e tutti le avevano negato la pillola del giorno dopo. All’epoca la notizia aveva suscitato poco interesse. In fondo a Roma vi sono molti ospedali religiosi, han tutti quei nomi tipo Fatebenefratelli, Bambin Gesù, Fringuellin beato, Bel bebè, quelle cose lì. Poi è successo a Pisa, è successo a Firenze, è successo a Genova e viene da chiedersi: ma perchè si obietta sulla pillola del giorno dopo? Non ha niente a che fare con un bambino, mi sembra. E’ un anticoncezionale, solo molto più potente.

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