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Archivio per la categoria ‘Attualità’

Giusta la sentenza UE sul crocifisso

3 Novembre 2009 Markus 5 commenti

crocifissoLa Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha finalmente stabilito che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Per capirlo siamo dovuti arrivare fino all’Unione Europea, anche se il Governo Italiano – infiltrato com’è di esponenti ciellini – ha annunciato che farà ricorso. Se però l’Europa confermerà la sentenza, l’Italia sarà obbligata a togliere i crocifissi dalle scuole entro 9 mesi. Naturalmente il Vaticano risponde banalmente di provare «fastidio» per la cosa, fregandosene del fastidio che possono provare altre persone nel vedere la croce. Viva invece la CEI, l’unica al mondo ad illuminarci con la sua totale visione del mondo e niente affatto deviata, bocciando la sentenza come figlia di una «visione parziale e ideologica».

La speranza è che l’Europa non si fermi qui, ma costringa l’Italia a rimuovere i crocifissi da tutti i luoghi pubblici – come gli uffici o i tribunali – e ad abrogare i Patti Lateranensi. Perché il crocifisso è solamente il simbolo dell’identità cristiana e l’Italia è – o dovrebbe – essere uno Stato laico, svincolato dalle tradizioni ammuffite di una sola confessione. E’ purtroppo vero che è un simbolo facente parte della nostra tradizione, ma non tutte le tradizioni sono giuste e non tutte meritano di essere perpetrate, di certo l’esibizione della croce e il clericalismo all’italiana non sono tradizioni meritevoli. Dicono che il crocifisso sia il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza. Io, personalmente, quando vedo la croce vedo solo sofferenza e ingiustizia (valori peraltro ben incarnati dalla Chiesa Cattolica), vedo una croce sporca di sangue per tutte la malefatte compiute dai cristiani – in nome di quella stessa croce – nel corso degli ultimi due millenni.

Da cittadino italiano, non vedo calpestati i miei diritti, la mia cultura (fortunatamente non cristiana), la mia storia. Tantomeno le mie tradizioni e i miei valori. Non mi riconosco in quella croce e non vedo perché dovrei esserne obbligato. E non vedo certo il problema per chi – a differenza di me – in quella croce si riconosce. La fede non passa necessariamente attraverso l’esibizione o l’ostentazione dei suoi simboli. Tornare a esporre i simboli religiosi nei soli luoghi dove questa è pratica mi sembra del tutto logico, per niente scandaloso.


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Libertà di coscienza? Mai sentito parlarne

11 Ottobre 2009 Markus 3 commenti

Cos’è il Vaticano? Oltre che sede della Chiesa Cattolica e centro di potere politico ed economico, è senza dubbio una delle istituzioni più demagogiche e false del mondo. Già in occasione della triste vicenda di Eluana Englaro («I cristiani si sono scoperti liberticidi», 7 Febbraio 2009) e della successiva approvazione al Senato di un pessimo disegno di legge fortemente influenzato dalle alte gerarchie ecclesiastiche («Difesa del diritto alla vita? No, difesa del liberticismo clericale», 27 Marzo 2009) avevo avuto modo di esprimere la mia idea circa la natura della Chiesa: liberticida, arrogante e falsa. Ovviamente gli attegiamenti tenuti dalla Chiesa non mi hanno fatto cambiare idea, anzi l’hanno solo rafforzata. Come un episodio accaduto poco meno di un mese fa.

Tutto inizia a Marzo, quando la rivista MicroMega pubblica un appello al Parlamento per chiedere che sia rivista la legge sul Testamento Biologico in esame in quel periodo. Tra i firmatari dell’appello anche 33 preti e 8 religiosi. Fin qui nulla di strano: in fondo è la Chiesa per prima che tanto predica la libertà di coscienza, per poi dimenticarsela puntualmente. Infatti, alla fine di Agosto (dopo cinque mesi) parte l’intimidazione del Vaticano: dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sarebbero partite le lettere indirizzate ai vescovi diocesani e ai superiori provinciali dei 41 tra preti e religiosi contenente un ordine preciso: convocare i sacerdoti per richiamarli all’ordine ed eventualmente punirli. La colpa dei firmatari sarebbe l’abuso di libertà di pensiero e di espressione, dando la loro adesione ad un testo giudicato contrario alla dottrina cattolica, dal momento che ammette la possibilità di rifiutare alimentazione e idratazione.

Non è certo la prima volta e non occorre andare indietro troppo nel corso degli anni per trovare situazioni simili, come nel 1974 quando per aver sostenuto la battaglia referendaria sul divorzio furono molti i preti sospesi a divinis oppure nel 1989 quando furono puniti i 63 teologi firmatari di una lettera ai cristiani per una attuazione più decisa del Concilio Vaticano II, tra cui il direttore di un settimanale diocesano che fu licenziato in tronco per il solo fatto di aver pubblicato la lettera. Ancora una volta la Chiesa Cattolica si mostra totalmente ignorante circa il significato della parola libertà: che qualcuno glielo insegni!

In edicola da oggi il Fatto Quotidiano

23 Settembre 2009 Markus 1 commento

fatto-quotidiano

Dal 23 settembre in edicola trovate un nuovo giornale, il Fatto Quotidiano, fondato da Antonio Padellaro (che ne è anche il direttore) insieme a Marco Travaglio. Io non sono tra quei fortunati che questa mattina hanno potuto comprare una delle 100.000 copie distribuite nelle edicole ed esaurite già dopo le 8, ma per chi come me è rimasto a bocca asciutta, vi è la possibilità di scaricare in formato Acrobat l’edizione completa di oggi direttamente dal blog del giornale (clicca qui per scaricarlo). Sempre dal blog si legge che da domani la tiratura sarà raddoppiata e che sarà possibile prenotare il numero odierno anche nei prossimi giorni presso il proprio edicolante.

Nel primo numero trovano spazio in prima pagina l’editoriale di apertura di Padellaro (dal titolo Linea politica la Costituzione), un articolo integrale di Travaglio (De Villepin e de Minzolin), titoli e sommario dell’inchiesta di Peter Gomez e Marco Lillo su Letta (Indagato Letta. Da 10 mesi, e nessuno ne parla) e del caso Annozero. E poi i titoli di altri sei articoli di opinione di altrettanti autorevoli giornalisti (Furio Colombo, Paolo Flores D’Arcais, Massimo Fini, Luca Telese, Antonio Tabucchi e Corrado Stajano). Non è certamente un giornale povero, ma al contrario un alto concentrato di opinioni ed articoli in sole 24 pagine a colori. A primo impatto sembrerebbe essere un ottimo lavoro, un giornale che può entrare nei cuori e nelle abitudini degli italiani – almeno di quelli che leggono.


il Fatto Quotidiano, numero 1 – 23 Settembre
Antefatto Blog, il blog di presentazione del giornale
il Fatto Quotidiano, il sito web del giornale (al momento non online)

VATICANO S.p.A.

4 Giugno 2009 Markus 1 commento

vaticano-spaOggi vi voglio segnalare e consigliare un libro appena pubblicato da Edizioni Chiarelettere su un tema che, pur risalente a 20 anni fa, risulta di estrema attualità: «Vaticano S.p.A. – Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa» di Gianluigi Nuzzi. Così viene presentato dall’autore

Un libro contro la Chiesa? No, è un libro che vuole mantenere gli occhi aperti, per mantenere la fede. Perché nessuno abbia più a dire, come disse un giovane e arrabbiato Joseph Ratzinger: “La Chiesa sta diventando per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro se non l’ambizione umana del potere

Il libro parla dello IOR, l’Istituto Opere Religiose ovvero quella che spesso è chiamata Banca Vaticana, alle dirette dipendenze del Papa (è lui che ne nomina i vertici) che ha come scopo quello di raccogliere e gestire i soldi poi usati dalla Chiesa Cattolica per opere di carità. Il libro, partendo dall’archivio segreto di monsignor Dardozzi, ripercorre la storia italiana degli ultimi 30 anni, i legami tra la Chiesa e la Mafia, tra Chiesa e Politica, i segreti e gli scandali di questa banca molto particolare.

Molti penseranno, pur senza conoscerne la storia, che sia un libro contro la Chiesa, che si inventa tutto al solo scopo di sputtanarla. Purtroppo la vera storia della Banca Vaticana è spesso sconosciuta, tenuta nell’ombra, negata. Credo che, al di là delle proprie idee ed ispirazioni personali, il libro rappresenti un interessantissimo spunto di riflessione oltre che un’occasione – forse unica – di conoscenza.


Molti probabilmente non conoscono o ignorano la storia dello IOR. In tal caso la presentazione del libro potrebbe risultare poco interessante, basata più su credenze che non su fatti reali. Proprio per questo mi sembra giusto, oltre che utile, ripercorrere brevemente la storia degli ultimi 30 anni del Vaticano e dei suoi affari… terreni.

L’8×1000: cos’è e come funziona. E qualche buon motivo per non darlo alla Chiesa

20 Maggio 2009 Markus 5 commenti

Questo è il periodo in cui si firmano le dichiarazione dei redditi, cui all’interno troviamo una casellina, da molti ignorata, da firmare a piacimento. Con quella firma si può fare molto, come donare ad una confessione religiosa una parte del gettito IRPEF. Di cosa stiamo parlando? Dell’8 per mille, naturalmente. Una pratica ormai consolidata, dai meccanismi e cifre poco trasparenti, che rigira nelle casse di sei chiese diverse un totale di oltre un miliardo di euro all’anno. Vediamo, nel modo più chiaro possibile, come funziona. Continua a leggere…

Vauro e la sua vignetta. Troppo vera per non essere censurata

18 Aprile 2009 Markus Lascia un commento

vignetta_vauro

Video delle vignette di Vauro (00:02:02) della puntata «Resurrezione» di Annozero, del 9 Aprile 2009 (da Rai.tv)

Chi ha detto che la satira debba necessariamente far ridere? Il suo scopo è di rendere leggera la cronaca politica e sociale, non è molto distante dal commentatore. Può raccontare in chiave ironica un accaduto o semplicemente lanciare l’incipit per una riflessione. Il tutto in modo leggero e a volte comico. Non ci si aspetta dal comico solo battute, prendete come esempi Crozza o la Littizzetto. I loro interventi sono per metà divertenti e per metà riflessivi. Il vignettista non si discosta molto. E’ un commentatore politico al pari dei mille commentatori che affollano i salotti televisivi o le pagine dei giornali. Invece di parlare davanti alle telecamere o scrivere articoli sui giornali, i vignettisti usano la matita per disegnare il proprio pensiero. E chi ha detto che una vignetta debba necessariamente far ridere? Se pensiamo alla valanga di vignette che ogni giorno riempiono i giornali (Giannelli, Vauro, Forattini, Vincino, solo per citarne alcuni), probabilmente la metà di queste non fa ridere. Alcune ci fanno arrabbiare, altre ci fanno riflettere. Come ci fanno arrabbiare, ridere o riflettere gli editoriali sui giornali o le parole in televisione.

Questa precisazione credo sia necessaria, oltre che immensamente importante. Personalmente, non credo che la vignetta che ho messo in apertura di questo post – che è costata a Vauro la sospensione dalla Rai – sia stata pensata e realizzata per far ridere. Per svariati motivi, uno dei quali è che non compare alcun elemento cui neppure la mente più oscura e complicata potrebbe definire divertente. La vignetta non faceva ridere, come non faceva ridere nessuna delle vignette presentate quella sera. Il che non vuol dire che il contributo vignettistico di Vauro fosse trascurabile. Alcune delle vignette – e in particolare questa – sono ottimi spunti di riflessione, anche se dai toni forti e a volte provocatori. Ma in Italia questa due parole («riflessione» e «toni forti») sono sufficienti per parlare di «cattivo gusto», «offesa», «abuso di libertà» e far scattare immediata e certosina la censura. Purtroppo non trovo altri termini per descrivere l’accaduto. Ovviamente, in Italia, è più semplice dare una lettura veloce e superficiale alla vignetta, accontentarsi di questo e decretare il carattere offensivo dell’opera. Meglio non cercare di capire se la vignetta ha un altro significato, un altro spirito. Potremmo vedere la vignetta come tutt’altro che offensiva, e questo naturalmente non va bene.

Prendiamo il famosissimo Piano casa di cui tanto si è discusso prima del terremoto in Abruzzo. Una legge che avrebbe avuto effetti positivi sull’economia italiana, con svariate decine di miliardi di euro che magicamente avrebbero preso a girare. La norma più discussa e chiacchierata era quella che avrebbe permesso l’aumento delle cubature del 20%. Senza soffermarci sugli aspetti politici del provvedimento, che non è argomento di questo post, occorre mettere in luce un articolo molto interessante, efficacemente oscurato dai media e prontamente cancellato all’indomani del terremoto: l’articolo 6, dal titolo «Semplificazioni in materia antisismica». Visto che in Italia, le case a rischio sono costruite con la sabbia del mare, semplificare le norme antisismiche è opportuno. Meglio far girare l’economia che costruire case sicure. Da questa veduta, neanche troppo originale e per nulla complicata, cosa c’è di offensivo in «Aumento delle cubature. Dei cimiteri»?

Ovviamente tutti sono arrivati a questa visione della vignetta, ed hanno capito sul serio il suo messaggio. Dubito che qualcuno abbia riso, in tanti avranno riflettuto, qualcuno si sarà arrabbiato. Arrabbiato perché non è conveniente parlare, sollevare, intentare un ragionamento critico sul tal argomento. Ed è quindi più facile far finta di nulla, guardare la vignetta superficialmente e gridare all’offesa.

Con questo post esprimo la mia solidarietà a Vauro Senesi, in arte Vauro, per essere stato capito fino in fondo nella sua vignetta. E per questo censurato.


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Dopo il terremoto

7 Aprile 2009 Markus 1 commento

[...] Quel che è sicuro, a girare per le strade del capoluogo e dei borghi dei dintorni e a vedere come sono andati giù anche certi edifici costruiti dieci o venti anni fa, è che un Paese come il nostro non può affidarsi a santa Lucia o a sant’Emidio, protettore dai terremoti. Sull’elenco telefonico di Los Angeles appena aperto c’è una frase: «Ci saranno sempre terremoti in California». A seguire, tutte le istruzioni su come comportarsi: tenere a portata di mano torce e radio con batterie, una valigetta con il materiale minimo di pronto soccorso, dieci litri d’acqua… Certo, tutto ciò non basta quando la terra «comincia a sbattere come la coda di un drago impazzito».

Ma i morti sì, possono essere limitati. I danni sì, possono essere contenuti, quando le case sono costruite con i progetti giusti e gli accorgimenti giusti e i materiali giusti. E nessuno dovrebbe saperlo meglio di noi italiani. Che viviamo in una terra tra le più inquiete di un mondo in cui avvengono ogni anno un milione di terremoti piccolissimi e tra questi almeno un centinaio del quinto grado della scala Richter, cioè uno ogni tre-quattro giorni e ogni tanto ne arriva uno che sconquassa tutto. E per giorni giurano tutti che basta, occorre cambiare le regole e bisogna adottare una volta per tutte i sistemi che aiutano a limitare i danni.

[...] Tutti lutti seguiti da una promessa solenne: mai più. E presto dimenticata sotto la spinta di nuovi condoni, nuove elasticità urbanistiche, nuove regole più generose… Mentre cala la notte, nei paesi sotto il Gran Sasso la terra, ogni tanto, dà un nuovo scossone. Piccolo. Leggero. Sinistro. Così, tanto per ricordare chi comanda.

di Gian Antonio Stella
estratto da «La Terra impazzita, i giuramenti mai mantenuti. E quell’urlo: “Altre bare”»
dal Corriere della Sera del 7 Aprile 2009

Apro il post – volutamente in ritardo di un giorno sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo – con questo estratto dal lungo articolo di Gian Antonio Stella, comparso oggi sul Corriere, che dice tutto. E’ mai possibile che solo in Italia, un terremoto da 5.8 gradi della scala Richter – che meno di un anno fa a Los Angeles, provocò solo lievi danni – ci porti a confondere le immagini con quelle di una guerra civile. Case collassate e addirittura un’ala dell’ospedale dell’Aquila – di recente costruzione – abbattuta come fosse di carta. Chissà perché in Italia, come ci dice Stella nell’articolo sopracitato, sono stati spesi 75 miliardi di euro dal 1945 al 1990 per tamponare i danni di catastrofi naturali. Senza contare quelli spesi dal 1990 a oggi. Soldi spesi per ricostruire, per riparare, per curare. Chissà perché in Italia si è così propensi ad essere allergici alla parola prevenzione.

Oggi leggo da molte parti i motivi per cui gli italiani dovrebbero essere orgogliosi di essere tali. Per la rapidità e determinazione con cui le istituzioni preposte e le centinaia di associazioni volontarie si sono mosse in soccorso. Verissimo, la nostra Protezione Civile è una delle più organizzate e tempestive al mondo. Ma forse sono molto più significative le parole di un geologo sentite ieri mattina: «In uno stato civile, la Protezione Civile non dovrebbe quasi esistere». Ancor più vero, una protezione dovrebbe prevenire, assicurarsi – ad esempio – che le case siano costruite con i progetti giusti, gli accorgimenti giusti e i materiali giusti.

Invece siamo orgogliosi di stringerci tutti insieme, ogni volta, a piangere i morti e a gridare l’indignazione. Per poi aspettare in silenzio la prossima catastrofe, e poter ammirare quanto sia brava e tempestiva la nostra Protezione Civile. Quanto sia brava a raccogliere i corpi senza vita e quanto sia tempestiva a ripulire, le strade come i nostri ricordi, dalle macerie.


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TG5, scempio del giornalismo

22 Marzo 2009 Markus Lascia un commento

Che a Mediaset l’informazione non fosse la benvenuta lo si sapeva già da tanto tempo. Per anni i piani alti di Cologno Monzese hanno mal digerito la direzione troppo democratica di Enrico Mentana al Telegiornale della rete ammiraglia, cogliendo la prima occasione di spedirlo in seconda serata, qualche anno fa, e fuori dall’azienda, un mesetto fa. Che a Mediaset il modello di informazione sia quello tipico delle dittature sudamericane – dove poco è quello che passa dai filtri della censura, e comunque tutto atto a far piacere al padrone – lo si sapeva. Su tre reti, e rispettivi Tg, il lavoro da fare era poco: già due erano ben lontani da quello che si può definire giornalismo, con il Tg4 nel mani di uno psicopatico amante del capo e Studio Aperto che… beh… serve dire altro? Già dopo l’allontanamento di Mentana e il passaggio di consegne a Carlo Rossella, il Tg5 aveva perso la propria autorevolezza, ma è dovuto entrare come padrone di casa il buon Clemente J. Mimun per far diventare il Telegiornale quello che i piani alti volevano diventasse.

tg5_logoEd eccoci magicamente ai giorni nostri. Il Tg5 è lontanissimo dai propri anni gloriosi ed è più vicino a Studio Aperto. Un’accozzaglia di pensieri e stupidate ad uso e consumo di Berlusconi. Tutti i temi scottanti o scomodi sono spariti, affrontati in modo superficiale e ridimensionati. La crisi economica, la mancanza di politiche governative a sostegno di redditi, famiglie e posti di lavoro, i licenziamenti, la riapertura della stagione di contestazione alle politiche sui tagli all’istruzione, la politica interna italiana, magari confrontata con quella statunitense firmata Obama. L’informazione odierna è tutta incentrata sui romeni stupratori (solo quelli, non anche gli altri, ad esempio italiani), notizie create ad hoc per Governo, che facendo smettere la stampa di parlarne, darà l’impressione di aver risolto i problemi.

Venerdì, all’ora di pranzo ho avuto la malaugurata idea di accendere la tv su Canale 5. All’interno del Telegiornale, all’incirca a metà, hanno parlato di una notizia apparentemente normale, una fabbrica piemontese – la Indesit - che va verso la chiusura e il licenziamento di 600 persone, a favore del potenziamento di uno stabilimento polacco. Niente di che, non fosse per due «contraddizioni tutte interne al PD», la prima per la presenza di Maria Paola Merloni, deputata PD e Consigliere d’Amministrazione della Indesit, contro il quale il partito ha manifestato. La seconda per la scelta contro-corrente fatta «dalla deputata PD» di chiudere in Italia per aprire all’estero, «mentre in tutta Europa si usa fare il contrario, come la Renault che sta chiudendo fabbriche all’estero per potenziare quelle in Francia». Bel servizio, un po’ sotto tono, avrà sicuramente avuto l’effetto desiderato: far credere che il PD chiude le fabbriche per aprirle all’estero, ‘sti comunisti! Mi ha sorpreso il fatto come tanta enfasi, all’interno del servizio, sia stata data alla presenza di una deputata PD nel CdA, ma soprattutto come la notizia della Renault sia stata stravolta. Cronaca vuole che in Francia il Presidente Sarkozy abbia distribuito miliardi in aiuti all’industria automobilistica (e non) a condizione che questi non chiudano stabilimenti in Francia e non licenzino personale. L’esatto opposto di quello fatto da Berlusconi, che non solo da’ soldi agli imprenditori indiscriminatamente, ma gli offre pure la possibilità di chiudere e aprire all’estero con le palanche ricevute dallo Stato, cioè dai contribuenti. Questo al Tg5 non l’hanno detto. Si saranno dimenticati? Pensare che in Italia c’è chi ancora tende a considerare il Tg5 un telegiornale serio. Ma soprattutto si tende ancora a considerarlo un tg.

Il Papa e il preservativo

18 Marzo 2009 Markus 16 commenti

Ieri, in volo verso il Camerun, Papa Benedetto XVI ha attaccato l’uso del preservativo nella lotta contro l’AIDS. Il problema della diffusione della malattia – sue testuali parole – non può essere superato «con la distribuzione di preservativi, che al contrario aumentano il problema». Bella questa! Ora il Papa si lancia anche nel revisionismo scientifico, contraddicendo studi decennali sull’HIV. Ma non si è certo fermato qui! Ha offerto – per l’ennesiama volta – un’alternativa, secondo lui valida: l’astinenza sessuale, come traguardo di una sessualità rivista in senso più umano. Ok, ha la sua età, spesso straparla. Il problema è che ci sono persone accanto che lo ascoltano. E magari ne rimangono convinti. Convinti che la soluzione sia umanizzare la sessualità, non responsabilizzarla. Se è vero che il sesso occasionale aumenta esponenzialmente le probabilità del contagio e della sua diffusione, è falso che la soluzione sia l’astinenza sessuale. Un clima e una società bigotta fatta a somiglianza della Chiesa, dove il sesso sia tabù e l’astinenza sessuale una pratica consolidata, aumenterebbe solo la trasgressione nel rapporto sessuale, fatto in modo irresponsabile, non protetto e pericoloso. Con conseguenze prevedibili e non certamente migliori di quelle attuali.

Il Papa va contro le chiare prove scientifiche che negli anni hanno confermato il ruolo di prevenzione del preservativo nella diffusione dell’AIDS, proponendo false – e fallimentari – soluzioni ad un problema serio e grave come quello della diffusione delle malattie sessuali in Africa. Certo non è esclusivamente distribuendo preservativi che il problema può essere risolto. Bisogna educare, responsabilizzare, far capire i reali pericoli che si corrono in rapporti non protetti. Non solo in Africa – dove il problema è tanto serio quanto grave – ma anche nei paesi occidentali, come ad esempio l’Italia, dove il pericolo delle malattia sessualmente trasmissibili (non solo AIDS, quindi) non è correttamente valutato. Ma non è certo ascoltando quel signore vestito di bianco e orlato d’oro, o le sponsorizzazioni all’astinenza che la sua Chiesa fa, che si risolvono i problemi. Non è il preservativo ad essere dannoso, sono le parole del Papa ad esserlo.

Della vita, della morte e di altre sciocchezze: intervista in odore di testamento biologico

14 Marzo 2009 Golars Lascia un commento

Si parla molto, di questi tempi, di testamento biologico, di volontà del paziente, di diritto (o meno?!) di rifiutare le cure in determinate situazioni cliniche. Argomenti controversi in seno all’opinione pubblica; nonché oggetto di recenti, da più parti contestate, decisioni giurisprudenziali. Dinanzi al pressapochismo con cui i mass-media sono soliti trattare tali tematiche, ho perciò deciso di chiedere lumi a un “tecnico”, nella specie un giurista, che su queste problematiche studia e lavora. Nasce così l’idea di una breve intervista informale, quasi una chiacchierata, con la dott.ssa Simona Cacace, giovane ricercatrice di Diritto privato comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Brescia.

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