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Archivio per la categoria ‘Brescia e dintorni’

Non tutta Brescia accoglie il Papa

6 novembre 2009 5 commenti

Domenica fa tappa nella mia città il Gran Capo della Sacra Chiesa Cattolica Romana. Tutta la città è in subbuglio, concentrata in frenetici preparativi per il grande evento: sono attesi quasi 50 mila fedeli pronti ad ascoltare le sue parole o anche solo a vederlo passare, in una cornice di oltre due mila agenti e altrettanti volontari. Una città blindata, con Piazza Duomo (dove si terrà la messa) accessibile solo su invito, quattro maxi-schermi, le vie principali chiuse per tutto il giorno, polizia ovunque, tombini sigillati, strade rifatte a nuovo, colori papali ovunque. Un’organizzazione immensa, un disturbo altrettanto grande e disagi forse superiori.

Mi domando se una tale organizzazione sia corretta per la visita di un capo religioso. Neppure se in visita ci fosse un capo di Stato la blindatura a cui sarà costretta Brescia sarebbe stata realizzata: non a caso, il grosso degli interventi di sicurezza è stato deciso dalla Gendarmeria Vaticana ed imposto alla Questura di Brescia. Ma quanto costerà il disturbo del vecchio col cappello a punta? Questa graziosa presenza, chi la paga? Secondo stime non ufficiali, la visita del Sig. Ratzinger costerà oltre un milione di Euro, interamente offerto dai contribuenti bresciani. Ci sarebbe ovviamente da discutere quanto sia opportuno spendere cifre simili per fare un piacere al Papa (ma sappiamo benissimo quanto le nostre giunte, comunale e provinciale, siano colme di infiltrazioni cielline). Mi domando quanto rispettoso sia per l’onesto cittadino vedere asfaltate la strade solo per il passaggio di un vecchietto vestito di bianco o quale pericolo possa arrivare da un tombino non sigillato, se il Comune si è visto costretto a sigillarne ben 800: oltre alla convinzione che un atto di violenza contro la Chiesa sia – oltre che deplorevole – inutile (per far male al Vaticano è sufficiente lasciare che i suoi massimi esponenti si esprimano liberamente), mi domando perché queste opere non siano state fatte dal Vaticano stesso, a proprie spese. Oltre che palesamene giusto, sarebbe stato divertente vedere decine di guardie svizzere, vestite da Arlecchino e piegate sui tombini della città.

papa2Io, personalmente, non accolgo il Sig. Ratzinger.
Perché devo pagarne (sia come soldi che come disturbo) la visita?

NON TUTTA Brescia accoglie il Papa – E’ il nome di un gruppo nato su Facebook per opera di un studente bresciano. Si poneva come obiettivo l’organizzazione di un sit-in  lungo il percorso del corteo papale per mostrare che ci sono bresciani critici «nei confronti di quelle affermazioni papali che poco hanno di solidale e di amorevole nei confronti dell’umanità». Senza che neppure fosse stata fatta la richiesta, il creatore del gruppo è stato convocato in Questura per comunicargli che l’autorizzazione non sarebbe mai stata concessa. La Chiesa e il suo Gran Capo, che tanto si fan belli a parole, si mostrano ancora una volta insofferenti verso quei pensieri che circolano troppo liberamente nei cervelli umani. Anche una sola critica – anche se del tutto pacifica o costruttiva, e formata da un centinaio scarso di persone – non è ammessa.
Libertà a parole, Vaticano nei fatti!

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Categories: Brescia e dintorni Etichette: , ,

Quanti soldi pubblici usa Rolfi per i suoi usi privati?

14 giugno 2009 2 commenti

Venerdì 12 giugno a Brescia, in Piazza della Loggia, si è tenuta la festa di apertura di Miss Padania. La manifestazione ha avuto il patrocinio del Comune di Brescia e dell’Assessorato al Decentramento. Gli inviti alla serata sono stati spediti – a consiglieri e militanti – con buste ufficiali dell’amministrazione e a spese del comune. L’invito – mostrato da alcuni consigliere dell’ooposizione – evidenzia il patrocinio del Comune di Brescia con il relativo logo, senza indicare le associazioni promotrici dell’evento e riportando solo nella parte finale il nome del vicesindaco.

Solo il neurone vagante di Rolfi è probabilmente in grado di spiegare come il concorso di Miss Padania rappresenti un’iniziativa di interesse pubblico e di particolare valore culturale da meritare il patrocinio comunale. Per la prima volta il simbolo del Comune (che è patrimonio della cittadinanza) è affiancato a quello di un partito politico. La Lega Nord, attraverso il suo vicesindaco Rolfi, ha mostrato una totale arroganza e un profondo disprezzo per le regole della politica, usando soldi pubblici per ragioni faziose (nella pratica, una festa di partito) e mostrando in modo sfrontato e senza pudore la propria concezione privatistica del Comune.


Per approfondire la notizia:
«Miss Padania: "Il comune paga?"», da QuiBrescia.it, 12 Giugno 2009
«In piazza della Loggia Miss Padania divide», da BresciaOggi.it, 13 Giugno 2009

A Brescia, Rolfi protegge la nostra sicurezza. Ma chi protegge noi dalla Lega?

6 maggio 2009 7 commenti

Finalmente la giunta di centrodestra a Brescia ha ultimato il nuovo Regolamento di Polizia Urbana. Capitanati da Fabio Rolfi, leghista noto per i suoi colpi di genio, le migliori menti bresciane hanno partorito la nuova normativa, cui alcuni punti sono già entrati in vigore attraverso ordinanze sparse lungo l’ultimo anno. Si parla di un sacco di cose, quello che più mi preme è il capitolo tempo libero, ovvero ciò che si può (sarebbe meglio dire non si può) fare nelle zone pubbliche, come ad esempio i parchi. Solitamente il parco è una zona verde, con vialetti, cespugli, ampie distese di erba dove famiglie, gruppi di amici o coppiette vanno per passare qualche ora di rilassatezza. Peccato che il nuovo Regolamento vieta tutto ciò per cui possa avere un senso andare al parco. Vietato fare pic-nic, vietato bere alcolici, vietato giocare a pallone. Voci insistenti dicono che il genio di Rolfi stia studiando il divieto di accedere al parco, per colpire alla radice il problema.

A proposito, qualch’è il problema? Ordine pubblico, motivi di sicurezza. Infatti un padre di famiglia che si beve una birra fresca in una calda giornata estiva mentre accompagna i propri figli a giocare al parco è motivo di disordine. Per non pensare a quanti attentati all’ordine pubblico hanno generato fino ad oggi le partitelle di calcetto di un gruppetto di ragazzi. E nessuno si è mai accorto di quale profondo significato terroristico celi il gesto di addentare un panino? Ma l’assurdo in cui è piombata la cittadella bresciana è facilmente intuibile da un fatto che ho vissuto personalmente assieme a degli amici, quando lo scorso week-end abbiamo scoperto, con nostro grande stupore, che al parco è vietato giocare a carte. Pena una multa. Solo degli irresponsabili avrebbero potuto considerare sicuro un gioco eversivo come quello delle carte. Fortuna che esiste Rolfi.

La situazione in cui è piombata Brescia ha un chiaro aspetto politico. Sintetizzabile in quattro parole: non abbiamo un sindaco. Cioè, formalmente lo abbiamo, si chiama Adriano Paroli, eletto nell’aprile 2008 a capo della coalizione di centrodestra. In pratica un sindaco non lo abbiamo. Il succitato Paroli ha un doppio lavoro, sindaco e deputato. Sono carichi di lavoro inconciliabili e lui ha preferito la vita romana a quella di un grigia provincia del nord. Nessuno sa le reali motivazioni, ma forse Paroli non ha avuto il coreggio di prendersi le proprie responsabilità, rimanendo lontano dalla città e delegando. Al vicesindaco, purtroppo per noi. Ovvero a quel Fabio Rolfi e ai suoi due neuroni (e menomale, pensate cosa avrebbe combinato se ne avesse avuti tre!). Che, intento a rendere impossibile ed invivibile l’esistenza degli extracomunitari, protegge la nostra sicurezza.

E chi si occupa di salvare e proteggere le nostre vite dall’idee idiote della Lega?

Brescia, città aperta alla discriminazione

3 aprile 2009 1 commento

Da tanto tempo non parlo più della mia città, Brescia. Ho sempre avuto voglia di scrivere qualcosa sul primo anno di governo cittadino di centro-destra – capitanato dal Sindaco-deputato Adriano Paroli e gestito de facto dal leghista Fabio Rolfi – e sui provvedimenti presi. Vuoi per il tempo limitato che ho a disposizione – causa studio – vuoi per l’attenzione catturata spesso da temi più nazionali, non ho mai commentato, ad esempio, lo smantellamento della ZTL nel centro storico, le modifiche liberticide del regolamento urbano – come il divieto di picnic nei parchi – e tante altre cose, sia buone che brutte, successe in quest’anno.

Ciò che mi spinge a scrivere oggi, è l’ennesimo atto di discriminazione avvenuto per mano del vicesindaco Rolfi. Di cosa parlo? Della decisione di chiudere un tratto di Via Corsica dalle ore 11:45 alle 13:15 di ogni venerdì, in coincidenza con l’orario di preghiera dei musulmani, dato il notevole afflusso di fedeli presso il centro culturale islamico adiacente – raggiungibile solo da quella via. In quell’orario, l’accesso sarà consentito ai soli veicoli dei residenti, agli autobus e ai taxi. Ed anche ai fedeli diretti all’ampio parcheggio presente all’interno del centro, ho pensato io! Ed invece no! Per superare il problema del traffico, in un tratto di via di circa 200 metri, si chiude la strada, si inbisce l’accesso al parcheggio. Col risultato sicuro di intasare incredibilmente la zona circostante, priva di parcheggi adeguati. Un flusso concentrato in periodi limitati (non più di due ore) e noti (il venerdì) è la cosa più facile da risolvere, senza ricorrere a chiusure di strade e parcheggi. Ma il Comune non ha voluto cercare una soluzione. Perchè non è il traffico il problema, ma il centro islamico.

Ed è lo stesso Rolfi ad ammetterlo, definendolo "impropriamente collocato a ridosso di un quartiere", perchè di solito i centri di culto di ogni religione sono situati in periferie, a ridosso dei centri commerciali o delle zone industriali, ben lontani dai quartieri residenziali. Difatti non esiste una chiesa per ogni quartiere, che crea disagi al traffico durante la funzione della domenica. Non esistono altre situazioni simili. Esiste solo un centro islamico frequentato da extracomunitari. Ed esiste un’unica motivazione: la discriminazione. Un vero e proprio atto palese di discriminazione nei confronti di cittadini extracomunitari, di fede religiosa diversa. Questa amministrazione sta sempre più scivolando lungo un versante che è difficile non catalogare con il termine di razzista.

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