The joy of music
Nella serata del 30 Aprile, presso il Teatro Grande di Brescia ha preso il via il Festival Pianistico Internazionale Arturo Benedetti Michelangeli, con il concerto dell’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo diretta da John Axelrod e Fazil Say solista. Il concerto ha beneficiato dell’esecuzione della Medea’s meditation and dance of vengeace di Samuel Barber, La Sinfonia Numero 2 di Leonard Bernstein “The age of anxiety”, Black, brown and beige di Duke Ellington e Rapsodia in blu di George Gershwin. I brani non sono probabilmente i più conosciuti della musica classica, dovuto forse al fatto che sono stati scritti in un epoca, la prima metà del novecento, dove la moda consigliava l’ascolto di altri generi.
Dei quattro brani eseguiti, il migliore a mio parere è la Sinfonia di Bernstein, che Livio Aragona descrive così: Per Bernestein fare muscia vuol dire mettersi in gioco, dare vita a un atto comunicativo. L’idea che la musica possa risuonare chiusa in se stessa come oggetto da contemplare è per lui inconcepibile. Il cuore dell’intera Sinfonia risiede nelle due serie di variazioni che seguono il Prologo, dove ciascuna variaziane prende spunto da un elemento della variazione precedente, e da lì sviluppa un organismo con nuove caratteristiche, una delle quali serve da punto di partenza per la variazione successiva e così via. Questo modo di procedere riecheggia la discussione dei quattro personaggi del poema di Auden. E avvia ciò che Bernstein, per indole e per cultura, considerava il motore fondamentale di un’esistenza realmente vissuta: l’innesco di un’azione di dialogo. Una filosofia che è stata magnificamente interpretata da John Axelrod.
Ma l’induscusso protagonista della serata è stato Fazil Say che al pianoforte ha ripercorso e interpretato le parole di Bernstein. Il pianista turco, che Le Figaro ha descritto come pianista geniale e uno dei grandi artisti del XXI secolo, non è solo un maestro del pianoforte. E’ una delizia per le orecchie, inconfondibile è il suo tocco, contaminato – si può dire in modo splendido – dalla cultura Jazz (delle quale è un grande estimatore e che celebra con il suo Worldjazz Quartet). Ma è assistendo ad un suo concerto che si apprezza il genio. Non è il classico pianista, non veste in completo elegante, non rimane immobile di fronte al piano ma pare posseduto dal demone della musica, gesticola in modo vistoso dando mani e braccia alla sua esecuzione.


