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Articoli taggati ‘Alleanza Nazionale’

Dal congresso-show, Silvio incoronato imperatore

30 Marzo 2009 Markus Lascia un commento

congresso-pdl-giannelli Ogni formazione politica che si rispetti ha i suoi Padri della Patria. Una galleria di personaggi da cui trarre ispirazione. Al PdL di padre ne basta uno: Bettino Craxi. Lo psiconano lo ha celebrato con parole toccanti come: «Il carissimo Bettino» e rivelazioni: «Il primo ad aprire alla destra». Il Partito Del Latitante ha tutti i numeri per non sfigurare di fronte a San Bettino. Prescritti, condannati in via definitiva, in primo e secondo grado e corruttori presenti in massa in parlamento. Craxi, da lassù, può esserne orgoglioso. Non lo deluderanno.

Beppe Grillo, dal suo blog

Il solo fatto che al discorso di Silvio Berlusconi, che ha aperto i lavori al Primo Congresso del Popolo della Libertà, il passaggio che ha ricevuto più applausi sia stato il ricordo e la dedica al deliquente Bettino Craxi – già Presidente del Consiglio, amico sodale, compagno di scorribande e dipendente di Berlusconi, ed infine latitante nonchè codardo fuggitivo ad Hammamet, Tunisia – offre spunti di riflessione su cosa sia realmente il nuovo partito unico del centrodestra. Uniamo a questo la concessione di fare il congresso fondativo esclusivamente a patto che Berlusconi fosse eletto ad acclamazione. Per non parlare degli stacchi musicali tra un intervento e quello successivo sulle note di Menomale che Silvio c’è. Capiamo molto di cosa sia il Popolo della Libertà.

Capiamo, ad esempio, che non è un partito. Certo, formalmente lo è. Ma nella realtà dei fatti, no. Un partito serio, che raccoglie già il 40% dei voti e che mira alla maggioranza assoluta, non può essere il partito che è stato presentato al primo congresso del PdL. Un congresso-show, o meglio un one-man-show, perchè il PdL è stato costruito attorno a Silvio Berlusconi. Altro che partito dei moderati, dei liberali, questo è il partito di Berlusconi. Immerso totalmente nei valori corrotti della Prima Repubblica, è stato un congresso colmo di retorica, straripante di auto celebrazione. Un’ennesima auto apoteosi e niente di concreto per il futuro di questo paese.

Quindici anni fa nasceva Forza Italia, oggi si cambia nome. Un solo semplice cambio: via la scritta Forza Italia per lasciare spazio al più populista Popolo della Libertà. Altro che fusione, altro che neo-nato partito. Solo di un cambio di nome si tratta. E di un’acquisizione. Utile ad ingannare gli allocchi. Gianfranco Fini si è venduto. Per la gloria, per i soldi, per stupidità. Non ci è dato saperlo. Berlusconi ha comprato il suo silenzio come già fatto da tempo con la Lega Nord. Ora è padrone, più quanto non lo sia mai stato. I suoi media lo celebrano come fosse un imperatore. E’ arrivato il momento per lui di passare ad una nuova fase politica: l’attuazione pratica del Piano di rinascita nazionale. Non solo il suo caro amico Craxi può essere felice, anche il suo venerabile maestro può esserne orgolioso. Saremo noi, il popolo, a piangere. E non saranno lacrime di gioia.


Vignetta di Emilio Giannelli, dalla prima pagina del Corriere della Sera del 28 Marzo 2009

Articoli correlati, sul Markus Blog:
«E Berlusconi si pappa Alleanza Nazionale…», 24 Marzo 2009.
«El Pais va a colazione con Marco Travaglio: «Berlusconi ha imposto la sua scala di antivalori»», 25 Marzo 2009.

Articoli consigliati:
«Berlusconi riesce sempre a cavarsela» di Eric Arends (Volkskrant, Olanda) da Italia dall’estero.info, 28 Marzo 2009.

E Berlusconi si pappa Alleanza Nazionale…

24 Marzo 2009 Markus 1 commento

an-si-scioglie-nel-pdlAlla fine c’è riuscito!
Concluso il congresso di Alleanza Nazionale, che 14 anni dopo Fiuggi ha deciso di sciogliersi, la destra italiana si regala molto generosamente a Silvio Berlusconi. Che dopo avere assistito all’autodistruzione della sinistra – grazie alle furbate di Veltroni – ormai ridotta ad un insieme indefinito di personcine incapaci, ora vede sparire la destra, ridotta ad essere rappresentata da semplici ometti con tono di adulti: i cosiddetti colonnelli di AN, Gasparri, La Russa, Matteoli, tutti berluscones della prima ora. Tutti incapaci di intendere e volere. Capaci solo di regalare il proprio patrimonio, culturale ed economico, nelle mani di politici-con-la-p-minuscola, professionisti della truffa, abili nella strumentalizzazione e ancor di più nell’uso dei media.

Il congresso di scioglimento è stato caratterizzato dal tentativo di autoconvincersi che non sia un regalo utile a Berlusconi e nulla più. Purtroppo, e lo dico col cuore in mano, questo è. AN ha scelto di togliersi di mezzo e lasciare campo libero. Nelle parole di tutti i colonnelli non c’è nostalgia per AN, per i tempi andati, per la destra dell’MSI. C’è solo orgoglio per far parte di questo cambiamento. Non più un partito piegato a 90 gradi a votare le leggi incostituzionali e liberticide per salvare Berlusconi, ma una componente zitta e insignificante, ridimensionata a spettatore passivo di abili mosse e stratagemmi del manovratore. Alleanza Nazionale non si è sciolta. E’ morta. Il congresso gli ha staccato la spina che – seppur in stato moribondo – la teneva in vita. Ora Berlusconi può papparsi tutta la torta. Comandare un partito che non avrà correnti, pensieri, dibattiti, fatto a sua immagine e somiglianza, senza tesseramento e quindi senza congresso, in cui lui sarà padre, padrone, fondatore, capo e duce.

L’unica nota che potrebbe apparire stonata in questo tripudio di illusioni meschine sono state le parole di Fini. Uomo fedele e rispettoso delle istituzioni, ha posto nel suo discorso innumerevoli paletti di come non dovrà essere il Popolo della Libertà. Sembra quasi convincente, tanto da far sorgere una domanda legittima: ne è convinto o ci tira per il culo? Per descrive quello che sarà il  PdL ha detto «NO al pensiero unico», «NO al culto della personalità», «NO a un ordine da caserma», ponendo paletti totalmente incompatibili con Berlusconi, la sua idea di politica e i suoi progetti futuri. Spiace vedere una persona così intelligente – colui designato da Almirante per non far morire la destra da fascista – sottomettersi totalmente, accettare di essere messo a tacere e fare un discorso che pare quello di uno schizofrenico che nega tutto ciò che è diventato per sopravvivere.

Folli proposte di legge

27 Febbraio 2009 Markus Lascia un commento

Dicono che i nostri politici siano fannulloni, pieni di privilegi in cambio di nulla. Chi dice questo evidentemente non è a conoscienza dell’enorme mole di lavoro sulle spalle dei nostri parlamentari. Alessandro Tauro, sul suo blog, ha portato alla luce alcune proposte di legge letteralmente folli, liberamente consultabili nell’elenco delle proposte depositate alla Camera e al Senato. Partiamo dalle proposte più divertenti.

  • Proposta di Legge numero 1278 (Camera) su iniziativa di Paolo Grimoldi, Stefano Allasia e Matteo Salvini (Lega Nord) dal titolo «Istituzione del Museo storico dei motori e della locomozione» con sede nella Villa Reale di Monza.
  • Proposta di Legge numero 468 (Senato) su iniziativa di Alessio Brutti (Popolo della Libertà, nato e residente a Como, attenzione!) dal titolo «Attribuzione all’idroscalo di Como della qualifica di “aeroporto di interesse nazionale».
  • Proposta di Legge numero 478 (Senato) su iniziativa di Donatella Poretti (Partito Democratico) dal titolo «Depenalizzazione e legalizzazione della pratica del naturismo».
  • Proposta di Legge numero 1096 (Senato) su iniziativa di Simona Vicari (Popolo della Libertà) dal titolo «Disposizioni per l’avvio di un programma sperimentale di posizionamento di stampe fotografiche di grandi dimensioni sui muri perimetrali esterni delle strutture carcerarie».
  • Proposta di Legge numero 1487 (Camera) su iniziativa di Ivano Miglioli (Partito Democratico) dal titolo «Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della “sfoglia emiliano-romagnola” e disciplina della relativa professione».
  • Proposta di Legge numero 1262 (Senato) su iniziativa di Stefano De Lillo e Lucio Barani (Popolo della Libertà) dal titolo «Corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1983 al 1991». Cosa c’è di divertente? De Lillo e Barani sono medici ammessi alle scuole di specializzazione universitarie in quel lasso di tempo.

Ma se queste erano solo le proposte più divertenti e strane, la fantasia dei nostri parlamentari non si ferma qui.

  • Proposta di Legge numero 1170 (Camera) su iniziativa di Pietro Ichino (Partito Democratico) dal titolo «Disposizioni in materia di sciopero virtuale». Si tratta di istituire la possibilità per i lavoratori di dichiarare un giorno di sciopero, nel quale si resterà regolarmente al lavoro, ma senza ottenere la retribuzione per il lavoro svolto. I soldi andranno ad un comitato gestito dai rappresentanti sindacali dell’azienda e dal datore di lavoro. Un modo per lavorare e non essere pagati insomma. E’ un idea così geniale che subito il ministro Sacconi non ha perso tempo a copiarla.
  • Proposta di Legge numero 1851 (Camera) su iniziativa di Amedeo Laboccetta (Popolo della Libertà) dal titolo «Disposizioni in materia di tutela del diritto all’oblio dei soggetti sottoposti a procedimento penale». Dietro questo titolo incomprensibile si cela semplicemente il divieto alla pubblicazione di qualsiasi notizia a proposito di procedimenti giudiziari per i quali siano trascorsi più di 5 anni.

Se la proposta di Ichino appare surreale, per l’idea di Laboccetta non ci sono aggettivi adatti per descrivere la follia celata in questo Disegno di Legge. Proviamo a riflettere, se questa proposta diventasse legge non potremmo parlare del processo a Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Tangentopoli, e di tutti i casi di cronaca nera, comprese bombe fasciste e gli attentati brigatisti o mafiosi. La legge, che specifica di essere retroattiva, obbligherebbe un’infinità di blog ad eliminare dal prorpio archivio ogni riferimento a qualsiasi processo passato. In questo modo si avrebbe la possibilità di riscrivere completamente la vita delle persone, cambiare la storia. Non rasenta la follia?


Letture consigliate:
«Le folli proposte di legge che restano nell’ombra» di Alessandro Tauro, dal suo blog, 26 Gennaio 2009.

Quando coerenza e onestà sono optional

28 Novembre 2008 Markus 3 commenti

Da tanto tempo sentivo il bisogno di scrivere questo post. Un po’ per sfizio, un po’ per sfogo. Chi mi conosce sa che fino a due anni fa ero un forte sostenitore della Lega Nord e sopportavo parecchio il vecchio Cavaliere. Chi mi conosce sa che ad oggi ho posizioni in merito completamente opposte, sia verso l’uno che l’altro. Non ho cambiato le mie idee, ho solo cambiato il modo di vedere le cose. Sono diventato più critico verso tutto (e tutti) e ho cominciato a non prendere tutto quello che veniva detto come oro-colato o stupidata-colossale a seconda di quale esponente, partito o giornale fosse la dichiarazione. Ma non è solo questo, non è solo un evolversi del senso critico. Nel frattempo ho anche cambiato alcune delle mie idee, una su tutte quella per cui un popolo che se ne frega non possa avere dignità.

In altre parole, da due anni a questa parte ho ritrovato la mia dignità e ho smesso di essere un ultrà della politica.

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La sobrietà smarrita

23 Settembre 2008 Markus Lascia un commento

Riporto un articolo molto interessante di una delle firme più autorevoli del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, sulla politica italiana.

«L’Ulivo sgomina la cellulite!». Quel titolone a tutta pagina di Cuore, che nella primavera del ‘96 rideva dei toni trionfanti con cui i ministri del governo di centrosinistra celebravano se stessi, resta un formidabile esempio di giornalismo sano. Così come la rubrica che la rivista satirica, imitandolecopertine della Domenica del Corriere, dedicava ai miracoli di San Tonino Di Pietro: «Fa arrivare in orario il Pendolino», «Elimina le stragi del sabato sera», «E’ assunto in cielo senza raccomandazioni». Un governo che «se la tira», da che mondo è mondo, finisce per fare danni. A se stesso e al Paese che lo ha eletto.

Certo, perfino un uomo sobrio come Sylvius Magnago, il leader storico della Svp, teorizzava che per essere un leader e guidare un popolo occorrono tre cose. 1) Avere delle buone ragioni. 2) Crederci fermamente. 3) Metterci un pizzico di retorica perché «la merce bisogna anche saperla vendere ». Per capirci: l’auto-incitamento che aiuta i ciclisti nelle imprese solitarie può spingere anche in politica. E sarebbe il colmo se non ci credesse il Cavaliere che, per dirla con le parole di un collaboratore stretto quale Niccolò Querci, «prima crea la “realtà virtuale” e poi lavora perché si avveri».

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Bye bye Berlusconi

11 Settembre 2008 Markus 1 commento

Bye-bye-Berlusconi«Nella realtà non è facile fare un processo al nostro Presidente del Consiglio, ma nella finzione è impossibile». Inizia così Bye bye Berlusconi di Jan Henrik Stahlberg, con Maurizio Antonini, Pietro Bontempo, Franco Leo, Lucia Chiarla e Tullio Sorrentino, una satira quasi grottesca che gioca sullo sdoppiamento: da un lato la storia raccontata, dall’altro la realtà di tutti i giorni di cast e troupe alle prese con un’opera così tanto osteggiata.

Se Sicurezza fa rima con Propaganda

16 Luglio 2008 Markus 1 commento

Con grande gioia e soddisfazione pochi giorni fa la Camera ha approvato il pacchetto sicurezza, preparato da Roberto Maroni – Ministro dell’interno – e infangato a più non posso dal Governo Berlusconi e i suoi scagnozzi. Infangato perchè sono state inserite norme con la sicurezza centrano poco o nulla e ottengono il risultato opposto a quello annunciato. In più il voto di fiducia posto dal Governo per evitare che il pacchetto fosse corrotto da qualche buona idea rende bene la natura di questo Governo: un manipolo di uomini che fan politica populista, fatta di slogan ad effetto, decreti di propaganda e poca sostanza.

Il decreto prevede, ad esempio, il pattugliamento in forze miste della Polizia di Stato e dell’Esercito. Peccato che un decreto approvato negli stessi giorni preveda un taglio di 7000 unità per l’Esercito e almeno  altrettanti per la Polizia, fino ad un totale, per le forze armate, di 40000 unità. L’importante per Silvio è annunciare che le cose buone e nascondere le cattive. Fare il duro e promettere più sicurezza. Peccato che il troppo lavoro gli faccia dimenticare che ha predisposto tagli al Ministero dell’Interno per 700 milioni di Euro e alla Difesa tagli per un miliardo. Peccato che alla magistratura – che ha sovracaricato di lavoro – abbia tagliato 400 milioni di finanziamenti. Si promette più polizia e controlli ma si fa l’opposto. Tanto ci penserà la stampa a dire che l’Italia è improvvisamente un paese sicuro. Per non dimenticare le carceri. Si promette di arrestare tutti i delinquenti ma tagliano i fondi per la manutenzione delle carceri e non prevedono costi per l’edilizia carceraria. Ma l’apice della propaganda la si ha con la norma blocca processi. Un semplice indulto chiamato con altro nome.

La cosa divertente di tutto questo è la Lega. Promette tolleranza zero in campagna elettorale e poi approva la linea dell’impunità mille di Berlusconi. Dove per salvare le chiappe a se e all’amico Mills si consegnano alla libertà migliaia di stupratori, rapinatori e delinquenti. La Lega piega la testa e acconsente. Venendo meno alla sua parola. E’ un tradimento nei confronti dei suoi elettori. In nome di cosa? Del Federalismo? Di quel Federalismo che è da 15 anni che il nord aspetta e che farebbe meglio a rivolgersi a qualcun’altro. A qualcuono che mantanga la parola e non si venda semplicemente al miglior offerente.

Vangelo secondo Silvio

15 Luglio 2008 Markus 1 commento

C’è un progetto, un piano, un’idea nella mente di un uomo. Nelle mente di Silvio Berlusconi aleggia da anni il desiderio di riformare la giustizia. A modo suo.

Una riforma che è presa come un vangelo in cui credere, e mai dubitare, da tutti i suoi scagnozzi. Parlamentari e alleati. Ma soprattutto avvocati. I suoi avvocati.

Un progetto che prevede la distruzione della magistratura e dei giudici. Bastoni tra le ruote per chi indaga e mille problemi per chi deve giudicare. Un progetto che publicizza la separazione delle carriere, la punizione per quei giudici che sbagliano e qualche altro elemento propagandistico in perfetto stile populista. Berlusconi ha le idee chiare. Commenta la sua assoluzione per abusi edilizi (leggi la notizia) definendola la prova evidente della persecuzione giudiziaria alla quale è stato sottoposto in questi ultimi anni. Come se un’assoluzione comporti necessariamente che tutti gli i processi siano strumentalizzati. Come se due errori della magistratura – per abuso edilizio in sardegna e per violazioni delle leggi sul monopolio in Spagna – comportino necessariamente che tutta la magistratura sia in errore. Come si concilia il concetto di giustizia con le idee berlusconiane? Giustizia è prendere e imprigionare i criminali. Non è giustizia arrestare un poliziotto perchè effettua un’intercettazione. Non è aiutare la magistratura tagliare del 40% i finanziamenti.

Il modello americano che il Presidente del Consiglio spesso nomina non è in realtà il suo modello d’ispirazione. In america i criminali sono puniti. I magistrati sono rispettati. Nessuno negli Stati Uniti, quando hanno indagato questo o quell’altro senatore o addirittura il Presidente, ha avuto il coraggio di accusare i giudici di voler sovvertire il voto. In America hanno applaudito la retata contro gli speculatori e truffatori di Wall Street. Nessuno ha parlato di teoremi accusatori. In America per falso in bilancio son previsti venti anni di reclusione. Non si diventa Capo del Governo!

Ma perchè il Parlamento non si occupa dei problemi del paese? Addirittura Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, annuncia una riforma radicale della giustizia entro settembre, come se non ci fosse nulla di più importante di cui discutere.

Aveva ragione Giorgio Gaber quando cantava Salviamo sto paese nel 1978:

Bisogna far proposte in positivo senza calcare la mano sulle possibili carenze. Lasciamo perdere il pessimismo, l’insofferenza generale dei giovani, i posti di lavoro, l’instabilità, la gente che non ne può più, la rabbia, la droga, l’incazzatura, lo spappolamento, il bisogno di sovvertire, il rifiuto, la disperazione… Cerchiamo di essere realisti.

Non lasciamoci trarre in inganno… dalla realtà!

Un popolo che se ne frega non ha dignità

13 Luglio 2008 Markus 5 commenti

C’è un ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa il ladruncolo. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran chiacchierone, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia altra possibilità che delinquere. Un giorno Silvio è al lavoro, fuori da un ufficio postale. Entra un’anziana signora, per ritirare la propria pensione. Quando si allontana non si accorge che il nostro Silvio inizia a seguirla. La segue fino ad una zona un po’ isolata, dove il momento più importante del suo lavoro è arrivato. Le si avvicina, la tramortisce e la deruba dei suoi soldi. Ma un altro personaggio della nostra storia, che chiameremo Sempronio, entra improvvisamente in scena. Ha assistito alla scena, ha compreso perfettamente le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran chiacchierone, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo legale. Propone a Sempronio un accordo: una parte del malloppo in cambio del suo silenzio. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa storia. Silvio ha il frutto delle sue scorribande, non ha testimoni contro di lui e si garantisce l’impunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza pensione, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Uno a zero, palla al centro.

Ci spostiamo in un’altra dimensione e troviamo un altro ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa l’imprenditore. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran comunicatore, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia operare secondo i suoi ideali. Un giorno Silvio è al lavoro, nel suo ufficio. La sua società, molto produttiva e dominante, è quotata in borsa, ha migliaia di piccoli azionisti, magari uno di questi è la vecchietta della storia precedente, che ha usato tutti i risparmi di una vita per comprare quelle fortunate azioni. Il nostro Silvio decide però di falsificare i bilanci della sua azienda, porta soldi in conti esteri e società fittizzie. E’ molto bravo nel suo lavoro. Purtroppo però la vecchia, da questa operazione, non guadagna nulla ma ci perde diversi denari. Sempronio sa queste cose, conosce le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran comunicatore, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo liberale. Propone a Sempronio un accordo: qualche soldo in cambio del suo voto. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa seconda storia. Silvio ha il frutto delle sue operazioni, non ha processi contro di lui e si garantisce l’immunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo non pagando più l’ICI o il bollo dell’auto. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza i frutti delle sue azioni, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Due a zero.

Le due storie sembrano diverse ma sono la stessa storia. L’imprenditore è come il ladruncolo, il suo falso in bilancio è come uno scippo. Alla fine perde sempre la vecchia, derubata della sua pensione e dei suoi soldi. Derubata da quel Silvio imprenditore/ladruncolo che compra il silenzio del popolo in cambio di qualche denaro per assicurarsi quell’impunità che fa tristemente rima con immunità. Quel Sempronio che si indentifica perfettamente nel popolo italiano, capace di fregarsene, di fare silenzio. Un Sempronio che ha perso i valori, le idee, che ha come unica preoccupazione il peso del suo portafoglio. Un Sempronio che ha perso per sempre la sua dignità.

Tonino scatenato

4 Luglio 2008 Markus 3 commenti

Articolo tratto da L’Espresso del 4 luglio.

Attivismo instancabile. Mobilitazione di piazza. Abile uso di internet. Manifesti in tutta Italia. Così Di Pietro punta a diventare l’alfiere dell’opposizione. E riuscire anche a conquistare i delusi di Lega e An.

È stato il miglior raccolto della mia vita…, scherza l’uomo sulla trebbiatrice che sta mietendo il campo della politica italiana. Domenica 29 giugno si è fatto fotografare a bordo di un trattore, cappellino e magliettina gialla di una cooperativa di preti salesiani di Vasto, mentre lavorava il pezzo di terra ereditato dal padre nella sua Montenero di Bisaccia. Il trattore è il suo oggetto di culto, al punto che gli amici una volta glielo hanno fatto trovare di cioccolato, disegnato sulla torta il giorno del suo compleanno.

Ma la vera messe Antonio Di Pietro aspetta di raccoglierla nei prossimi mesi. Il legalità day per protestare contro le nuove leggi ad personam di martedì 8 luglio è solo l’inizio. In arrivo c’è una massiccia campagna di manifesti e affissioni che a Italia dei Valori costerà la bellezza di 400 mila euro, con un messaggio double-face. A nord del Po il manifesto strepita: ‘Il federalismo di Berlusconi: 300 milioni di euro per l’Alitalia, 500 per i finanziamenti a Roma, 500 per la spazzatura a Napoli. Il conto lo paga il Nord!’. Nelle regioni meridionali lo slogan si articola diversamente: ‘Il governo Berlusconi toglie l’Ici e scippa 1.850 milioni di euro stanziati per le strade di Calabria e Sicilia. Paga il Sud!’. Unico punto in comune, in Campania e in Lombardia, il disegno con una gallina depredata delle sue uova, inventata dallo stesso studio grafico che ha creato l’ormai mitico indiano schiaffato sui manifesti come testimonial della campagna elettorale della Lega. Un marchio di fabbrica. Per intercettare i primi delusi del governo Berlusconi, leghisti al Nord, elettori di An al Sud.