Come da avviso in home page, il blog rimane ancora chiuso per ferie, questo perché la preparazione agli esami mi sottrae quasi tutto il tempo libero a disposizione, lasciandomi le briciole della settimana per leggere, informarmi e scrivere. Nonostante questo, ho trovato qualche minuto per riprendere in mano un lungo post scritto prima delle vacanze, che non avevo terminato a causa di una brutta influenza. L’articolo era incentrato su un duro editoriale del Corriere della Sera a firma di Piero Ostellino contro Di Pietro. Lo ripropongo oggi, con quasi due mesi di ritardo, opportunamente rivisto, tagliato e corretto, perché il tema di fondo (la pericolosità di Di Pietro) è un argomento a mio vedere ancora caldo, che godrà di nuovo ossigeno in questo autunno. L’articolo originale iniziava appunto con una domanda: Quanto è diventato pericoloso Di Pietro?
L’appello di Antonio Di Pietro pubblicato a pagamento sull’International Herald Tribune (versione europea del New York Times) – Clicca qui per leggerlo
Mi rispondevo che la sua pericolosità doveva aver raggiunto un livello critico, se anche il Corriere della Sera, attraverso la penna di uno dei suoi editorialisti più autorevoli, abbozzava una campagna di demonizzazione contro di lui. Una campagna fine, con un articolo elegante ma feroce e velate insinuazioni sul suo passato. Una campagna che mai mi sarei aspettato di leggere sul quotidiano più autorevole d’Italia.
L’articolo di Ostellino prendeva spunto dall’appello alla comunità internazionale pubblicato a pagamento sull’International Herald Tribune (l’edizione europea del New York Times) nel giorno di apertura dei lavori del G8 a L’Aquila. Una pagina intera del giornale, in cui la faccia di Antonio Di Pietro troneggia sul simbolo del partito e sull’appello, pubblicato in lingua inglese. Nell’appello, citando l’approvazione parlamentare del Lodo Alfano – con cui Berlusconi si è assicurato l’impunità giudiziaria per questa legislatura – e la cena segreta – opportunamente oscurata dal sistema mediatico italiano – tra il Premier e due giudici della Corte Costituzionale (che a Settembre dovranno giudicare la costituzionalità del Lodo), Di Pietro sosteneva senza mezzi termini che la democrazia sia a rischio nel nostro paese. Invitando la comunità internazionale a diffondere le notizie su Berlusconi e a fare tutto ciò che sia nelle loro possibilità per salvaguardare la democrazia nostrana e l’indipendenza della Corte Costituzionale.
Un appello semplice, che certamente non è piaciuto a coloro i quali del-grande-capo-non-si-deve-parlar-male e neppure a coloro che sono fedeli alla filosofia andreottiana – e un poco mafiosa – del i-panni-sporchi-si-lavano-in-famiglia. Uno di questi è sicuramente Piero Ostellino – giornalista del Corriere da oltre 40 anni, inviato a Mosca e Pechino negli anni della Guerra Fredda, direttore dal 1984 al 1987, oggi è uno dei suoi editorialisti di spicco – che all’’indomani della pubblicazione dell’appello ha regalato ai suoi lettori un articolo feroce contro Di Pietro.
L’articolo – dal titolo «Una strana idea di democrazia» – svia dalle questioni importanti soffermandosi sulle procedure che garantirebbero la democrazia: nessun accenno al giudizio negativo del Lodo Alfano, nessun accenno alla cena segreta tra i giudici e Berlusconi. Ostellino tenta di distrarre il lettore, afferma che con l’appello Di Pietro mostra di non conoscere il percorso legislativo del Lodo, di ignorare che l’Italia sia una democrazia liberale e di avere «un’idea di democrazia alquanto inquietante». E non è tutto, perché l’articolo si chiude con un finale esplosivo: Di Pietro è dipinto come «un parlamentare che delegittima il Parlamento, il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale», arrivando ad insinuazioni sul suo passato («così facendo getta anche qualche ombra sul suo passato di magistrato») fino a intravedere in Di Pietro «uno spirito autoritario che mal sopporta di fare politica dentro il perimetro costituzionale».
Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera
Non sto bluffando, l’articolo è davvero di Ostellino ed è stato davvero pubblicato come editoriale dal Corriere della Sera, anche se sembra scritto da un Feltri o un Giordano qualsiasi e pubblicato su qualche Giornale spazzatura. Il motivo di tanta ostilità è facile da individuare: Di Pietro è divenuto un personaggio pericoloso. Non pericoloso socialmente, ma politicamente. In 3 anni ha saputo quadruplicare i propri voti (dal 2,1% delle politiche 2006 fino al 8,0% delle europee di giugno) rosicchiando consensi importanti in tutto il panorama politico (basti pensare che dei nuovi voti ben il 20% arrivano dalla Lega, il 18 dall’UDC, il 10 dal PDL e solo il 14% dalla sinistra!). Di Pietro viene premiato per la sua coerenza, confermata su una moltitudine di temi, e punta oggi alla conquista del centro, del bacino moderato. L’Italia dei Valori è un partito di centro la cui espansione elettorale nell’area moderata è stata valutata sino al 30 per cento, questo prima che raddoppiasse o quadruplicasse i voti alle Europee: prima cioè di un eventuale effetto trascinamento.
Di Pietro è diventato pericoloso e le contromosse sono già state pensate ed attuate: Di Pietro è praticamente sparito dai telegiornali, e le apparizioni sono permesse solo in seconda serata. Lo splendido risultato delle Europee è stato trattato in sordina, lasciando quasi più spazio agli esclusi. Anche sui giornali viene quasi quotidianamente censurato, benché ogni giorno – sul suo blog – lanci accuse, denunce e provocazioni. Prima delle europee Il Giornale ci aveva provato a distruggerlo, con quotidiani attacchi, false inchieste, vaghe accuse e manipolazioni al limite della fantascienza: il risultato è stato il raddoppio dei voti.
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