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Articoli taggati ‘Antonio Di Pietro’

Niente solidarietà a Berlusconi

13 Dicembre 2009 Markus 9 commenti

Il clima d’odio e la strategia della tensione messa in atto in questi ultimi lunghi anni, sono sfociate domenica in un atto estremo ed ignobile. Un’azione violenta, di un malato mentale pare, compiuta con il lancio di una statuetta del Duomo di Milano in faccia a Berlusconi. L’azione di un singolo, non premeditata. Subito trasformata per interessi politici in una azione terroristica avente come mandante morale Antonio Di Pietro. Che ci regala il commento alla vicenda più interessante della giornata: «Io non voglio che ci si mai violenza, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza». Parole che personalmente sottoscrivo in pieno.

Berlusconi è stato vittima di un clima che lui stesso ha creato e che alimenta giorno per giorno. E’ uno sbruffone, che non si fa mancare occasione per insultare, denigrare e delegittimare i propri avversari politici, economici e personali. E’ un dato di fatto che insulti di più lui in un solo comizio, piuttosto che i leader dell’opposizione messi assieme. E’ arrivato a Milano dopo settimane di tensione, di attacchi gratuiti e volgari alla magistratura (rea di fare il proprio lavoro), alla Costituzione, alle istituzioni e all’opposizione.

E’ come se un uomo, dopo aver rapinato un negozio, venisse linciato dalla folla. Con le sue azioni, se l’è cercata. Nessuna giustificazione per l’uomo che lo ha colpito (che venga ora assicurato alla giustizia), ma nessuna solidarietà a Berlusconi!

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Le 10 domande di Micromega all’Italia dei Valori

14 Novembre 2009 Markus 2 commenti

Da quando Repubblica ha formulato e pubblicato le dieci domande a Berlusconi (anche se, per prima, era stata la Padania a fare 10 domande al Premier su temi molto più scottanti del gossip estivo: «Perché Berlusconi non risponde alle 10 domande… della Padania?») è diventata un’abitudine fare 10 domande dai giornali per attaccare questo o quel avversario politico. Pur non esaltandomi per questa pratica, ho trovato molto interessanti le 10 domane che il bimestrale MicroMega ha posto ad Antonio Di Pietro e all’Italia dei Valori. La provocazione della rivista – pubblicata dall’editrice L’Espresso e simpatizzante per l’IdV – arriva a seguito di una interessantissima inchiesta pubblicata sul numero di settembre e a un lungo confronto aperto sul partito. L’inchiesta – dal titolo «C’è del marcio in Danimarca (l’Italia dei Valori regione per regione)» a firma di Marco Zerbino – prende in esame l’IdV locale, regione per regione, partendo dall’anomalia dei risultati elettorali di giugno, dove la differenza tra europee e amministrative in quasi tutta Italia è sostanziosa, spesso oltre le due cifre. L’analisi di Zerbino ci offre un partito uno e bino, che convince nella sua apertura alla società civile e fermezza nei propri valori di legalità e anticasta (il partito nazionale, quello candidato alle elezioni europee) e delude con le ripetute concessioni a potentati e trasformisti, politicanti di professioni a cui è stata affidata la gestione del partito locale. Una realtà (quella locale) fatta di ripetuti commissariamenti e brutte storie, con porte chiuse in faccia alla parte migliore della società civile.

Le domande poste da MicroMega sono state scritte da due collaboratori della rivista – Salvatore Borsellino (fratello del magistrato Paolo) e Andrea Scanzi – e pongono quesiti importanti per il futuro del partito e probabilmente di tutta l’opposizione italiana. Sostenendo il percorso di critica fatto da MicroMega – nella speranza di costruire un partito radicato sul territorio, con sani principi e aperto al contributo della società civile – ripropongo le 10 domande all’Italia dei Valori, con la speranza che le risposte arrivino: non solo a parole, ma anche nei fatti.

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Quanto è diventato pericoloso Di Pietro?

8 Settembre 2009 Markus 3 commenti

Come da avviso in home page, il blog rimane ancora chiuso per ferie, questo perché la preparazione agli esami mi sottrae quasi tutto il tempo libero a disposizione, lasciandomi le briciole della settimana per leggere, informarmi e scrivere. Nonostante questo, ho trovato qualche minuto per riprendere in mano un lungo post scritto prima delle vacanze, che non avevo terminato a causa di una brutta influenza. L’articolo era incentrato su un duro editoriale del Corriere della Sera a firma di Piero Ostellino contro Di Pietro. Lo ripropongo oggi, con quasi due mesi di ritardo, opportunamente rivisto, tagliato e corretto, perché il tema di fondo (la pericolosità di Di Pietro) è un argomento a mio vedere ancora caldo, che godrà di nuovo ossigeno in questo autunno. L’articolo originale iniziava appunto con una domanda: Quanto è diventato pericoloso Di Pietro?

[img Appello di Di Pietro]

L’appello di Antonio Di Pietro pubblicato a pagamento sull’International Herald Tribune (versione europea del New York Times) – Clicca qui per leggerlo

Mi rispondevo che la sua pericolosità doveva aver raggiunto un livello critico, se anche il Corriere della Sera, attraverso la penna di uno dei suoi editorialisti più autorevoli, abbozzava una campagna di demonizzazione contro di lui. Una campagna fine, con un articolo elegante ma feroce e velate insinuazioni sul suo passato. Una campagna che mai mi sarei aspettato di leggere sul quotidiano più autorevole d’Italia.

L’articolo di Ostellino prendeva spunto dall’appello alla comunità internazionale pubblicato a pagamento sull’International Herald Tribune (l’edizione europea del New York Times) nel giorno di apertura dei lavori del G8 a L’Aquila. Una pagina intera del giornale, in cui la faccia di Antonio Di Pietro troneggia sul simbolo del partito e sull’appello, pubblicato in lingua inglese. Nell’appello, citando l’approvazione parlamentare del Lodo Alfano – con cui Berlusconi si è assicurato l’impunità giudiziaria per questa legislatura – e la cena segreta – opportunamente oscurata dal sistema mediatico italiano – tra il Premier e due giudici della Corte Costituzionale (che a Settembre dovranno giudicare la costituzionalità del Lodo), Di Pietro sosteneva senza mezzi termini che la democrazia sia a rischio nel nostro paese. Invitando la comunità internazionale a diffondere le notizie su Berlusconi e a fare tutto ciò che sia nelle loro possibilità per salvaguardare la democrazia nostrana e l’indipendenza della Corte Costituzionale.

Un appello semplice, che certamente non è piaciuto a coloro i quali del-grande-capo-non-si-deve-parlar-male e neppure a coloro che sono fedeli alla filosofia andreottiana – e un poco mafiosa – del i-panni-sporchi-si-lavano-in-famiglia. Uno di questi è sicuramente Piero Ostellino – giornalista del Corriere da oltre 40 anni, inviato a Mosca e Pechino negli anni della Guerra Fredda, direttore dal 1984 al 1987, oggi è uno dei suoi editorialisti di spicco – che all’’indomani della pubblicazione dell’appello ha regalato ai suoi lettori un articolo feroce contro Di Pietro.

«Una strana idea di democrazia»
di Piero Ostellino
dal Corriere della Sera, 10/07/2009

L’articolo – dal titolo «Una strana idea di democrazia» – svia dalle questioni importanti soffermandosi sulle procedure che garantirebbero la democrazia: nessun accenno al giudizio negativo del Lodo Alfano, nessun accenno alla cena segreta tra i giudici e Berlusconi. Ostellino tenta di distrarre il lettore, afferma che con l’appello Di Pietro mostra di non conoscere il percorso legislativo del Lodo, di ignorare che l’Italia sia una democrazia liberale e di avere «un’idea di democrazia alquanto inquietante». E non è tutto, perché l’articolo si chiude con un finale esplosivo: Di Pietro è dipinto come «un parlamentare che delegittima il Parlamento, il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale», arrivando ad insinuazioni sul suo passato («così facendo getta anche qualche ombra sul suo passato di magistra­to») fino a intravedere in Di Pietro «uno spirito autoritario che mal sopporta di fare politica dentro il perimetro costituzionale».

[img Piero Ostellino]

Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera

Non sto bluffando, l’articolo è davvero di Ostellino ed è stato davvero pubblicato come editoriale dal Corriere della Sera, anche se sembra scritto da un Feltri o un Giordano qualsiasi e pubblicato su qualche Giornale spazzatura. Il motivo di tanta ostilità è facile da individuare: Di Pietro è divenuto un personaggio pericoloso. Non pericoloso socialmente, ma politicamente. In 3 anni ha saputo quadruplicare i propri voti (dal 2,1% delle politiche 2006 fino al 8,0% delle europee di giugno) rosicchiando consensi importanti in tutto il panorama politico (basti pensare che dei nuovi voti ben il 20% arrivano dalla Lega, il 18 dall’UDC, il 10 dal PDL e solo il 14% dalla sinistra!). Di Pietro viene premiato per la sua coerenza, confermata su una moltitudine di temi, e punta oggi alla conquista del centro, del bacino moderato. L’Italia dei Valori è un partito di centro la cui espansione elettorale nell’area moderata è stata valutata sino al 30 per cento, questo prima che raddoppiasse o quadruplicasse i voti alle Europee: prima cioè di un eventuale effetto trascinamento.

Di Pietro è diventato pericoloso e le contromosse sono già state pensate ed attuate: Di Pietro è praticamente sparito dai telegiornali, e le apparizioni sono permesse solo in seconda serata. Lo splendido risultato delle Europee è stato trattato in sordina, lasciando quasi più spazio agli esclusi. Anche sui giornali viene quasi quotidianamente censurato, benché ogni giorno – sul suo blog – lanci accuse, denunce e provocazioni. Prima delle europee Il Giornale ci aveva provato a distruggerlo, con quotidiani attacchi, false inchieste, vaghe accuse e manipolazioni al limite della fantascienza: il risultato è stato il raddoppio dei voti.

Una bella proposta di Sinistra e Libertà: che i soldi negati agli esclusi dalle Europee siano donati all’Università dell’Aquila

15 Giugno 2009 Markus Lascia un commento

Non capita spesso che la sinistra italiana si faccia promotrice di proposte serie e condivisibili, e quando questo accade penso sia giusto dare massima visibilità a tali proposte. E’ questo il caso di una lettera di firmata dai massimi esponenti di Sinistra e Libertà destinata ai vertici dei cinque partiti maggiori (Pdl, PD, Lega, Idv e Udc) che da soli siedono al Parlamento Italiano ed Europeo. Nella lettera si chiede che i rimborsi elettorali delle europee del 6 e 7 giugno negati ai partiti esclusi (come Sinistra e Libertà, Rifondazione-PdCI, Radicali e L’Autonomia) ed incassati ingiustamente dai cinque partiti maggiori, siano destinati all’Università dell’Aquila.

Per chi volesse sostenere questa iniziativa, può inviare a segretari di questi cinque partiti una mila, attraverso il form dedicato sul sito di Sinistra e Libertà a questo indirizzo.

Il tema del finanziamento della politica, come lei ben sa, è stato discusso nelle aule parlamentari in occasione della recente introduzione della soglia di sbarramento del 4% per accedere al Parlamento europeo.
In quell’occasione l’Aula del Senato si pronunciò, praticamente all’unanimità, per garantire anche a coloro che non avessero superato il 4% , ma che avessero ottenuto il 2% dei voti validi, la possibilità di un rimborso elettorale.
La decisione unanime del Senato è stata, purtroppo, cancellata dalla Camera dei deputati.

L’effetto concreto è stato quello di privare le liste che non hanno raggiunto il quorum non soltanto della loro rappresentanza parlamentare ma anche della possibilità di accesso a una qualche forma di rimborso elettorale.
Ciò, tuttavia, non ha comportato alcuna forma di risparmio per le casse dello Stato.
La norma di legge attribuisce, infatti, ai partiti che hanno superato la soglia del 4% i soldi negati alle liste non l’hanno superata.

Non si tratta di una piccola somma.
I vostri partiti, grazie alla norma da voi stessi votata, incasseranno la bella cifra di 30.554.593 euro.
Sarebbe stato giusto prevedere nella legge la restituzione allo Stato di questa somma.
Ciò non è, purtroppo, avvenuto nonostante il tentativo di qualche isolato parlamentare.

I firmatari di questa lettera-appello, in attesa che questa norma di legge sia rivista, vi chiedono di fare attraverso un gesto politico ciò che non si è potuto fare attraverso la legge: restituire a una finalità pubblica i 30.554.593 in più che percepirete.
A questo riguardo vi proponiamo di versare l’intera somma sul conto corrente della Università dell’Aquila, la cui ricostruzione dopo il terremoto costerà non meno di 220 milioni di euro.
L’accoglimento della nostra richiesta costituirebbe un gesto di straordinaria sensibilità politica e si aggiungerebbe alle tante iniziative di raccolta fondi che si stanno sviluppando nel Paese.

Il versamento va fatto sul seguente conto: Università degli studi dell’Aquila IBAN IT 80 T 03002 03601 000400240569 Codice swift: BROMITR1A20

C.Fava, G.Francescato, U.Guidoni, R.Nencini, N.Vendola
«Ai segretari e presidenti di Pdl, PD, Lega Nord, Idv e Udc», dal sito di Sinistra e Libertà

Un’analisi sul voto delle Europee

12 Giugno 2009 Markus Lascia un commento

Concluse le elezioni Europee, tutta Italia si è ben interrogata sul significato del verdetto. Un elettore su tre ha ancora confermato fiducia a Silvio Berlusconi, che però non festeggia – avendo mancato in modo clamoroso il traguardo tanto pubblicizzato del 43% – a differenza dei suoi alleati padani. Bossi raccoglie la più alta percentuale nella sua storia e si consolida terzo partito del paese, seguito a breve distanza da Antonio Di Pietro che quadruplica i voti ottenuti nelle passate elezioni europee. Gode l’Unione Di Centro, che conquista l’obiettivo del 6%, e probabilmente anche la sinistra italiana, che riesce nell’impresa di non farsi eleggere neppure nel Parlamento Europeo. Il PD piange ma si consola che avrebbe potuto perdere molto di più mentre Franceschini mostra chiari segni di delirio.

Ho sempre considerato le elezioni europee come un’elezione fine a se stessa, che non ha e non dovrebbe avere significati politici interni. Purtroppo Berlusconi l’ha voluta trasformare in un gigantesco referendum su di lui e sul suo Governo con l’appoggio (guarda caso) dell’opposizione, ben contenta di farsi del male. Quindi mi adeguo e provvedo ad esaminare, brevemente, i risultati in relazione anche e soprattutto con le politiche di un anno fa.

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Le parole di DiPietro: offensive e mal riportate

29 Gennaio 2009 Markus 4 commenti

Questo post nasce come risposta al commento di Michele, sulle parole di DiPietro alla manifestazione di mercoledì. Quello che è stato detto e sentito, riportato perfettamente da Michele, mostra come l’informazione italiana sia pilotata. Curioso infatti come da una manifestazione organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia – non dall’Italia dei Valori o da DiPietro – a difesa della giustizia e della democrazia, non abbia ricevuto alcun risalto o supporto da parte dei media nazionali, a differenza – per esempio – del Family Day di qualche anno fa (ma dietro c’era la Chiesa) o delle manifestazioni per l’Italia dei vari Berlusconi o Veltroni di turno. A questa manifestazione hanno partecipato anche illustri personaggi – Salvatore Borsellino, Carlo Vulpio, Sonia Alfano, Pancho Pardi, solo per citarne alcuni, oltre a Marco Travaglio, Antonio di Pietro e Beppe Grillo – ma molto casualmente l’unica frase uscita da quella piazza è del bersaglio preferito negli ultimi tempi dai media nazionali. Per di più estrapolata ad hoc.

Anzitutto il Presidente della Repubblica ha facoltà di esprimersi in merito a diverse questioni e il tentativo di sopprimere la giustizia (qualcuno la chiama “Riforma”) o imporre il silenzio (con la sospenzione) ad un procuratore che ha osato difendere chi a sua volta ha osato indagare su miliardi di finanziamenti europei che scompaiono nel nulla ogni anno in Calabria (e che finiscono nelle tasche della criminalità organizzata e dei partiti politici) non sono semplici temi di attualità.
Quanto alla frase (che Mchele definisce offensiva), è stato fatto un lavoro perfetto di disinformazione. Vuole un’esempio? Sul Corriere di oggi c’è un’intervista a Scalfaro che inizia con questa domanda: «Presidente Scalfaro, l’Italia dei Valori ha attaccato il Quirinale in piazza Farnese. “Napolitano dorme”, recitava uno striscione, mentre Antonio Di Pietro accusava il capo dello Stato di giudizi “poco da arbitro” e di “troppi silenzi” aggiungendo che “il silenzio è mafioso”. Che cosa gliene pare?». All’incirca la stessa versione che è stata raccontata da tutti. Niente di più fuorviante! Per cominciare lo striscione non era dell’IdV (come non lo era la manifestazione) e le parole incriminate, che Michele giudica offensive, assumono un siginificato totalmente diverso se lette nel passaggio completo.

«Credo che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto di manifestare. Si può non essere d’accordo su quanto abbiamo fatto e su quanto stiamo facendo, ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che quello che fanno determinate persone non ci convince? Ci possiamo permettere, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d’accordo su alcuni suoi silenzi? Possiamo permettercelo o no? O siamo degli eversori? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l’arbitro, che a volte il suo giudizio ci pare poco da arbitro e poco da terzo. Lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l’Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c’è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d’accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d’accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d’accordo sull’oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d’accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un’altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio.»

Antonio Di Pietro
Manifestazione a difesa di Luigi Apicella
28 Gennaio 2009

Credo che a questo punto non servano davvero altri commenti. La cosa si spiega e capisce perfettamente da sola. Dubito che qualcuno possa avere una fantasia così galoppante da ritenere offensive queste parole. E’ ben evidente inoltre che le parole sulla mafia non siano rivolte a Napolitano e che il silenzio criticato da DiPietro sia quello sul Lodo Alfano, su cui il Presidente della Repubblica dovrebbe avrebbe il dovere di dire qualcosa e gli italiani la dignità di indignarsi.

Che le si condivida o meno, credo – per finire – non sia ammissibile ritenere offensivo quanto detto a Piazza Farnese, se non per uso puramente strumentale. Come dice Michele: parlano i fatti.

DiPietro: troppo corrotto o troppo scomodo?

18 Gennaio 2009 Markus 8 commenti

A casa Berlusconi devono essere terrorizzati da Di Pietro. E’ bastato che toccasse il 15% in Abruzzo e collezionasse 1 milione di firme contro la legge Alfano, perché IlGiornale di famiglia scatenasse una campagna forsennata per gabellarlo come l’epicentro dell’inchiesta Global Service a Napoli. Peccato che, a parte un paio di sciagurate raccomandazioni tentate dal figlio Cristiano, l’ex pm sia del tutto estraneo all’indagine, che coinvolge invece gente del Pd e del Pdl. Dal 19 dicembre all’11 gennaio IlGiornale gli ha dedicato titoloni in 17 prime pagine su 21, mentre in Italia e nel mondo accadeva di tutto. Fior da fiore, fra i titoli più succulenti: “Tutti gli intrallazzi del clan Di Pietro”. “Gasparri: Di Pietro coniglio”. “Rivolta dei fan di Di Pietro”. “Di Pietro jr. si dimette, ora tocca a Tonino”. “Bondi: non vorrei mai mio figlio in politica”. “Di Pietro, il giallo dei rimborsi elettorali”. “Di Pietro nei guai vuol depistare e sforna referendum”. “La verità sulle case di Di Pietro”. Come se i presunti intrallazzi su rimborsi e immobili non fossero già stati archiviati dal Gip di Roma il 14 marzo 2008. IlGiornale anzi scrive il contrario: “La Procura decise di rinviare a giudizio anche la tesoriera di Idv, Silvana Mura”, più Di Pietro. Invece la Procura chiese di archiviarlo, mentre la Mura non fu nemmeno indagata.

[…] Questa campagna ne ricorda un’altra, sferrata nel 1995-’97 sempre da IlGiornale, allora diretto da un maggiorenne, Vittorio Feltri. Di Pietro minacciava di entrare in politica con un partito tutto suo, dopo aver respinto le offerte di destra e sinistra. Il 23 dicembre ‘95 l’house organ sparò in prima pagina un’intervista al faccendiere craxiano latitante Maurizio Raggio: “Dal Messico gravi accuse a Di Pietro. Raggio: Pacini Battaglia diede una valigetta con 5 miliardi a Lucibello per Di Pietro”. E così per due anni: corrotto, concussore, venduto. Nel ’97, subissato di cause perse in partenza, Paolo Berlusconi risarcì l’ex pm con 400 milioni di lire. Feltri si scusò in prima pagina: “Caro Tonino, ti stimavo e non ho cambiato idea”. Nella 2 e nella 3, un lungo autodafè (“Dissolto il grande mistero: non c’è il tesoro di Di Pietro”) informava i lettori che “Di Pietro è immacolato”, la campagna de IlGiornale era una “bufala”, una “ciofeca”. E la nota “provvista” miliardaria? Mai esistita. Ma ormai l’immagine del simbolo di Mani Pulite era devastata. Infatti ora si replica.

di Marco Travaglio
tratto da l’Espresso in edicola
Link all’articolo originale

Chi volesse saperne di più può leggere l’editoriale di Vittorio Feltri, apparso su Libero l’8 Gennaio 2009,  «Lettera a Di Pietro» e le lettere di risposta di Antonio Di Pietro a Libero disponibili sul suo blog: «Calunnie, solo calunnie» (9 Gennaio 2009) e «Sei risposte a Libero» (13 Gennaio 2009). Se si volesse capire il livello di calunnie e stupidità raggiunto dal quotidiano che era di Montanelli ed ora è di Berlusconi, si legga «Così Di Pietro ha creato la sua Italia del mattone» di Gian Marco Chiocci, da IlGiornale (9 Gennaio 2009).

La sobrietà smarrita

23 Settembre 2008 Markus Lascia un commento

Riporto un articolo molto interessante di una delle firme più autorevoli del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, sulla politica italiana.

«L’Ulivo sgomina la cellulite!». Quel titolone a tutta pagina di Cuore, che nella primavera del ‘96 rideva dei toni trionfanti con cui i ministri del governo di centrosinistra celebravano se stessi, resta un formidabile esempio di giornalismo sano. Così come la rubrica che la rivista satirica, imitandolecopertine della Domenica del Corriere, dedicava ai miracoli di San Tonino Di Pietro: «Fa arrivare in orario il Pendolino», «Elimina le stragi del sabato sera», «E’ assunto in cielo senza raccomandazioni». Un governo che «se la tira», da che mondo è mondo, finisce per fare danni. A se stesso e al Paese che lo ha eletto.

Certo, perfino un uomo sobrio come Sylvius Magnago, il leader storico della Svp, teorizzava che per essere un leader e guidare un popolo occorrono tre cose. 1) Avere delle buone ragioni. 2) Crederci fermamente. 3) Metterci un pizzico di retorica perché «la merce bisogna anche saperla vendere ». Per capirci: l’auto-incitamento che aiuta i ciclisti nelle imprese solitarie può spingere anche in politica. E sarebbe il colmo se non ci credesse il Cavaliere che, per dirla con le parole di un collaboratore stretto quale Niccolò Querci, «prima crea la “realtà virtuale” e poi lavora perché si avveri».

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Moschee, la legge-muro della Lega Nord

8 Settembre 2008 Markus 1 commento

Quello che si sta per iniziare è uno degli autunni più caldi per la politica italiana degli ultimi anni. No, nessun riscaldamento al massimo nel corridoi del Parlamento ma solo un’agenda colma di appuntamente fino a scoppiare.

Ci sarà il ministro Alfano e la sua riforma della Giustizia, il ministro Tremonti alle prese con la Finanziaria, il ministro Bossi impegnato col federalismo fiscale, Calderoli e il codice delle autonomie. Poi la riforma Costituzionale. Ma anche l’opposizione non rimane comoda in poltrona e se Veltroni si impegna a raccogliere milioni di firme contro il Governo fino a organizzare, in ottobre, una manifestazione del Partito Democratico, anche Antonio di Pietro di prepara a raccogliere migliaia di firme per chiedere il referendum contro il lodo Alfano. Con tutti questi impegni dubito che il buon Calderoli possa trovare il tempo per mettere il guinzaglio al proprio maialino più bello e andare a passeggiare nei campi destinati alla costruzione delle moschee.

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Un popolo che se ne frega non ha dignità

13 Luglio 2008 Markus 5 commenti

C’è un ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa il ladruncolo. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran chiacchierone, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia altra possibilità che delinquere. Un giorno Silvio è al lavoro, fuori da un ufficio postale. Entra un’anziana signora, per ritirare la propria pensione. Quando si allontana non si accorge che il nostro Silvio inizia a seguirla. La segue fino ad una zona un po’ isolata, dove il momento più importante del suo lavoro è arrivato. Le si avvicina, la tramortisce e la deruba dei suoi soldi. Ma un altro personaggio della nostra storia, che chiameremo Sempronio, entra improvvisamente in scena. Ha assistito alla scena, ha compreso perfettamente le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran chiacchierone, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo legale. Propone a Sempronio un accordo: una parte del malloppo in cambio del suo silenzio. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa storia. Silvio ha il frutto delle sue scorribande, non ha testimoni contro di lui e si garantisce l’impunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza pensione, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Uno a zero, palla al centro.

Ci spostiamo in un’altra dimensione e troviamo un altro ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa l’imprenditore. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran comunicatore, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia operare secondo i suoi ideali. Un giorno Silvio è al lavoro, nel suo ufficio. La sua società, molto produttiva e dominante, è quotata in borsa, ha migliaia di piccoli azionisti, magari uno di questi è la vecchietta della storia precedente, che ha usato tutti i risparmi di una vita per comprare quelle fortunate azioni. Il nostro Silvio decide però di falsificare i bilanci della sua azienda, porta soldi in conti esteri e società fittizzie. E’ molto bravo nel suo lavoro. Purtroppo però la vecchia, da questa operazione, non guadagna nulla ma ci perde diversi denari. Sempronio sa queste cose, conosce le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran comunicatore, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo liberale. Propone a Sempronio un accordo: qualche soldo in cambio del suo voto. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa seconda storia. Silvio ha il frutto delle sue operazioni, non ha processi contro di lui e si garantisce l’immunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo non pagando più l’ICI o il bollo dell’auto. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza i frutti delle sue azioni, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Due a zero.

Le due storie sembrano diverse ma sono la stessa storia. L’imprenditore è come il ladruncolo, il suo falso in bilancio è come uno scippo. Alla fine perde sempre la vecchia, derubata della sua pensione e dei suoi soldi. Derubata da quel Silvio imprenditore/ladruncolo che compra il silenzio del popolo in cambio di qualche denaro per assicurarsi quell’impunità che fa tristemente rima con immunità. Quel Sempronio che si indentifica perfettamente nel popolo italiano, capace di fregarsene, di fare silenzio. Un Sempronio che ha perso i valori, le idee, che ha come unica preoccupazione il peso del suo portafoglio. Un Sempronio che ha perso per sempre la sua dignità.