Cari nemici e amici, all’Inter più che le parole servono i fatti.
Senza pudore alcuno ogni giorno sui giornali appaiono dichiarazioni deliranti (“Dopo il campionato ci aspetta l’Europa”, “Questo allenatore è il mio conduttore” , “Ibra meritava il Pallone d’oro” eccetera eccetera) e tutto procede come nel Paese dei sogni.
I dirigenti dell’Inter da questo punto di vista sono i più colpevoli perché si sono dimostrati incapaci di un progetto a dimensione europea. Che ne sanno Paolillo (direttore generale ed amministratore) ed il direttore sportivo Marco Branca (mitico l’acquisto di Brechet e l’ingaggio astronomico a Davids) del calcio internazionale, di cosa è la Champions League?
Il meno colpevole è Mourinho, anzi lui non è colpevole affatto.
In campionato ha fatto qualche esperimento e poi si è adeguato alla forza della squadra mentre in Europa ha giocatori, tipo Zanetti e Cambiasso, che appena incontrano un avversario di livello hanno bisogno urgente di pannoloni giganti.
Accadeva con Mancini, che in ogni caso ha avuto il merito di costruire senza far spendere molto (Julio Cesar, Maicon, Maxwell, in tutto quattro milioni e mezzo) e continua ad accadere con Mourinho.
Paolillo ha illuso i tifosi parlando di grande appeal internazionale e di merchandising (ma quante magliette dell’allenatore sono state vendute?), ma l’ha fatto non per illudere, ma perché non sapeva.
Così come le operazioni di mercato molto stravaganti (Quaresma su tutti) portate avanti da Branca, dal quale tutti si aspettano (prima o poi accadrà…) che azzecchi l’acquisto di qualche campione.
Da quando c’è la Champions nessuna squadra italiana ha vinto scudetto e Champions e Mourinho, da allenatore intelligente quale è, di squadre ne ha fatte due. Il problema è che quella per la Champions manca di personalità (Quaresma sembra adatto solo per il calcio femminile) o di bravura (Zanetti e Cambiasso su tutti) mentre con quella del campionato non vincere sarebbe stato impossibile.
Rispetto al passato Mourinho da questo punto di vista deve essere considerato un innovatore, ma la società non è strutturata per seguirlo. Servirebbe altra gente, servirebbe un direttore generale che del calcio conosca almeno la differenza che c’è tra un difensore e un attaccante
In sei partite di Champions l’Inter non ne ha giocata una decente, nemmeno per sbaglio e se in campionato avesse la stessa media (due vittorie, due pareggi e due sconfitte) oggi sarebbe a ventun punti con cinque vittorie , cinque pareggi e cinque sconfitte, cioè lontanissima dalla prima.
I soldi spesi per Quaresma, Mancini, Muntari, il rinnovo di Figo e il riscatto di Jimenez sono stati tantissimi e Moratti dovrebbe chiedere al suo direttore generale e al suo direttore sportivo come mai sono stati spesi così male.
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