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Il Milan ha dato le dimissioni da grande

12 giugno 2009 5 commenti

Dal 24 maggio Carlo Ancelotti è il nuovo tecnico dei blues. Andando al Chelsea avrà a disposizione finalmente una società che, al contrario del Milan, potrà garantirgli, oltre che una squadra competitiva già in questo momento, anche una campagna acquisti degna del suo nome. A Berlusconi un anno fa aveva chiesto Adebayor più un paio di altri rinforzi e ha ricevuto in cambio gente come Ronaldinho, Shevchenko e Zambrotta, ovvero veri e propri scarti di Barcellona e Chelsea stesso. Non c’è da stupirsi se in campionato le cose sono andate come sono andate, la colpa non può essere di certo sua.

La scelta di lapovert1sciare la squadra nelle mani di Leonardo mi sembra azzardata. E’ vero che è un ex campione del mondo, un uomo di calcio che conosce l’ambiente, il gruppo, etc. E’ vero che anche Sacchi e Capello furono due geniali intuizioni ma loro, al contrario del brasiliano, avevano alle spalle dei passati incarichi nel settore giovanile, che un minimo di esperienza nel gestire un gruppo la offrono. E poi erano altri tempi. Allora non era cosi difficile portare innovazioni nel mondo del calcio. Per allenare una squadra come il Milan in questo momento, con tutti i problemi sia di squadra che di risultati, serve un sergente di ferro, uno che imposti il mercato e che faccia sentire la voce all’interno dello spogliatoio e della società. Comunque spero di essere smentito dai fatti. Una cosa è sicura:  il cambio di allenatore non può risolvere i problemi di questa squadra. La società sa che se vuole proporre un Milan competitivo nella prossima stagione deve intervenire di prepotenza sul mercato.

Tra le due cose che potevano essere fatte (vendere Kakà al Real Madrid o vendere il Milan a qualche sceicco) Berlusconi ha scelto quella che davvero non si doveva fare, perché impossibile da spiegare. Il Milan che vende Kakà, 27 anni appena compiuti, al solo club europeo con più Champions League in bacheca, e cioè il Real Madrid (9 coppe i galacticos, 7 il Milan, 5 il Liverpool, 4 Bayern e Ajax, 3 Barcellona e Manchester), firma un atto di sottomissione e di resa drammatico e senza condizioni. Anche un bambino capisce che il miglior giocatore del mondo assieme a Messi e Cristiano Ronaldo, al culmine della sua maturità tecnico-atletica, non può essere ceduto pensando che la gente non capisca il significato dell’operazione.
Kakà al Real Madrid vuol dire, papale papale, che il Milan smette di essere il Milan: e che sul palcoscenico internazionale, l’unico che conta (come hanno sempre sostenuto Berlusconi, Galliani e i vari allenatori che si sono succeduti in panchina, da Sacchi ad Ancelotti passando per Capello), diventa una Sampdoria o un’Atalanta qualsiasi, con tutto il rispetto per la Sampdoria e l’Atalanta. Il Milan che vende Kakà al Real Madrid commette un atto contro natura: e non ci sono spiegazioni che tengano.
Detto che un campione così si cede solo a 30-31 anni, avrebbe avuto un senso magari spiegare ai tifosi che dopo 20 anni di gestione a tavoletta, il Milan cambia politica: vende Kakà per 70 milioni al Real Madrid e comincia a setacciare il mondo alla sistematica ricerca dei Pato diciottenni (o dei Kakà ventenni) comprabili a poco. Un Ajax in grande stile, per capirci. “Con un po’ di bravura potremmo continuare a vincere ancora, magari un po’ meno, spendendo molto meno”. Avrebbe potuto essere una spiegazione convincente, ragionevole, e invece no.
Kakà viene venduto al Real Madrid, rendendo il club spagnolo praticamente imbattibile (lo stesso errore fatto dalla Juve con la cessione di Ibrahimovic all’Inter) e le spiegazioni date in pasto ai tifosi sono: “Gli offrono troppi soldi” (falso) e “Finalmente un altr’anno potremo vedere Ronaldinho a tempo pieno”.
Per la cronaca: liberandosi di Ronaldinho il Barcellona, che un anno fa faceva acqua da tutte le parti, è diventato un transatlantico e in una sola stagione ha vinto Champions, scudetto e Coppa del Re. Non c’è addetto ai lavori che non lo pensi: Ronaldinho non è più un giocatore proponibile ad alti livelli e in campo, tolti 3 o 4 sprazzi, 3 o 4 fiammate, con tutta evidenza è una palla al piede di insostenibile pesantezza.
Il Milan che vende Kakà e riparte da Ronaldinho è una barzelletta. Tra l’altro, se la motivazione della cessione è “Gli offrono troppi soldi”, si aprono le porte, in qualsiasi momento, alla cessione di Pato e domani, ammesso che a Milanello rinascano, a quella dei nuovi Rivera o dei nuovi Baresi o dei nuovi Maldini.

Come se non bastasse: il tutto avviene in un momento di deriva morale impressionante, molto lontana dalle abitudini di casa Milan. Ancelotti messo alla porta e lasciato andare come un goffo pasticcione (e non come l’allenatore capace di vincere 2 Champions in 5 anni), Maldini svillaneggiato e abbandonato a se stesso nel giorno dell’addio, lo stesso Kakà spinto ad andarsene cercando di far passare il messaggio che sia stato lui a spingere per andare a Madrid e non il Milan a portarcelo di peso. Il Milan che vende Kakà al Real Madrid da domani diventa un’altra cosa. Legittimo, naturalmente, ma è un errore di incalcolabile portata che avrà conseguenze inimmaginabili. Forse Berlusconi avrebbe fatto meglio a vendere il club.

Chiudo con un plauso a Paolo Maldini che per anni è stato la bandiera di un milan vincitore sia in Europa che nel mondo. Unico rimprovero è quello di aver smesso solo ora piuttosto che 3 – 4 anni fa, quando il calo di rendimento iniziava a vedersi impietosamente. Mi scuserà per la nota stonata ma da critico è il mio compito non risparmiarmi.

Mourinho rimane o è addio a breve?

26 maggio 2009 Lascia un commento

Cari nemici e amici, quando Moratti non ne può più di un allenatore gli rinnova e gli prolunga il contratto: Lo ha fatto con Hodgson, mandato via dopo pochi mesi, con Lippi, cacciato dopo una giornata, Simoni, licenziatpo dopo due vittorie, con Cuper e con Mancini al quale a maggio rinnovarono l’accordo per cinque anni per poi ingaggiare Mourinho a novembre. La mossamourinhobla di Mourinho di dichiarere che al 99,99 per cento sarebbe rimasto all’Inter ha mandato in fibrillazione tutti i dirigenti dell’Inter, da Moratti a Tronchetti Provera per finire a Paolillo, l’unico vero e grande specialista in percentuali… Mourinho ha ottenuto tutto: un anno di contratto in più, un ritocco all’ingaggio e il ridimensionamento di Branca come uomo mercato. Arriveranno giocatori della “sua” scuderia: Carvalho e Deco, quasi a pagare un debito di riconoscenza nei confronti del Chelsea che l’ha reso ricco e famoso. visto che i due portoghesi nel Chelsea non sono titolari da tempo. L’allenatore portoghese ha garantito lo scudetto anche per la prossima stagione, ma ha già detto a Moratti che senza Messi, Ronaldo, Essien e De Rossi, è inutile farsi illusioni per quel che riguarda l’Europa. Alla Juventus non sono piaciute le ruffianerie di troppi giocatori nei confronti di Ferrara. Le frasi tipo: con lui abbiamo reso di più, finalmente uno che ci comprende sono sembrate troppo accusatorie nei confronti di Ranieri, quasi a dire che sono stati loro a cacciarlo. Niente Ferrara per la prossima stagione, sembra aver deciso la famiglia Elkann, ma Antonio Conte. Caos calmo al Milan. Berlusconi non ufficializza Leonardo, ma fa sapere a chi di diovere che Kakà può essere venduto. Kakà invece fa sapere che dovrà essere la società a prendere la decisione. Le due parti vogliono la stessa cosa, ma c’è da decidere chi alla fine si prenderà la colpa del trasferimento più clamoroso della storia rossonera.

Inter, non tutto il bene viene per nuocere

18 maggio 2009 Lascia un commento

Cari nemici e amici, è merito vincere anche quando gli avversari sono scarsi e si è il più forte, anzi il merito di fronte ai demeriti altrui acquista maggior valore perchè scava un abisso fra chi vince e chi non vince.
Uno scudscudetto-tricolore-213x160etto comunque gia previsto ad agosto (l’ho sempre dichiarato) e quasi scontato. Il mio voto alla stagione di Mourinho non può sicuramente essere esaltante visto che non è riuscito a migliorare le stagioni precedenti di Mancini alla guida dell’Inter (ha sempre vinto lo scudetto). Ha fallito miseramente in Europa dove l’inter in otto partite di Champions ne ha perse tre, pareggiate tre e vinte soltanto due: contro greci e ciprioti che certamente non appartengono all’elite internazionale.Gli darei un 6 pgr (per grazia ricevuta) aspettando di vedere altre cose nella prossima stagione.
Milan e Juve in questo campionato hanno dato la sensazione di essere come gli automobilisti  che dal 1965 in poi acquistavano la Fiat 850 coupè invece di Ferrari, Maserati o Porsche: gente che “voleva, ma non poteva”.
Collezionista di figurine il Milan (chi lo diceva ad agosto veniva sbeffeggiato) e collezionista di ricordi sempre più lontani la Juve.
La sensazione che si ricava dalla stagione del Milan è quella di un’accozzaglia di giocatori ognuno abbandonato al proprio destino.
Contro l’Udinese sembrava che quasi che giocassero a perdere per far contento il patron, il quale patron avrebbe la scusa buona per cacciare Ancelotti.
Troppe volte ha illuso il Milan per far pensare a un futuro positivo.
Ogni volta che si è avvicinato all’Inter è stato colto da tremarelle e tragiche paure come un bambino all’ingresso di un bosco buio in una notte di tuoni e fulmini.
La Juve è stata danneggiata più dai suoi dirigenti che da giocatori e tecnico.
Forse Cobolli Gigli e i fratelli Elkann prima di riempirsi la bocca con la parola “scudetto” dovrebbero studiarsi e ristudiarsi l’intera storia del calcio italiano e capire che per dirigere una società così gloriosa come la Juve non basta una dialettica da bar Sport..
E se per il Milan il futuro non appare proprio roseo, figuriamoci per la Juve disastrata anche dall’ombra di Lippi che peserà come un macigno chissà ancora per quanti anni.

Inter, avanti il prossimo

13 aprile 2009 3 commenti

macheda1-300x183Sinceramente sul campionato non c’è più niente da dire, ma questo lo si sapeva da tempo anche se i più irriducibili tifosi della Juve non pensavano che fra la loro squadra e l’Inter ci fosse l’abisso evidenziato nello spazio di otto giorni. Lo stesso abisso c’è anche con il Milan e senza una rivoluzione collettiva non si vede come l’Inter non debba dominare ancora per qualche anno il calcio italiano. Non ha molti vecchi l’Inter e comunque i suoi giocatori più importanti sono abbastanza giovani e basterà qualche ritocco per confermarsi. Non ha bisogno di campioni considerando la superiorità che ha nei confronti delle altre. Della squadra che ha pareggiato con il Palermo sono in diversi quello che potranno durare ancora. Con un paio di centrocampisti (tipo Inler e Palombo) e un attaccante tipo Vucinic, l’Inter avrebbe il futuro assicurato anche per anni. La Juve deve cambiarne troppi e di valore e non avendo la disponibilità economica dell’Inter non si vede come possa allestire una squadra da scudetto. Per il Milan il discorso è un po’ diverso, ma c’è troppa gente arrivata al capolinea e altra che dal Milan vorrebbe andrasene. l’unica via d’uscita è puntare alla Champions ogni anno. Ha qualche giocatore di prima fascia internazionale a livello europeo può far meglio dell’Inter il cui strapotere sembra limitato all’Italia. Anche sabato la squadra campione d’Europa e del mondo ha vinto grazie a un gol di Macheda, diciassettenne talento preso dal Manchester quando aveva quindici anni : due presenze due gol, entrambi decisivi. Alla faccia di chi dice che i giovani hanno bisogno di maturare e che bisogna aspettare. Se sei bravo lo sei anche a diciassette o diciotto anni. Ormai se non dimostri tutto il tuo valore entro i venti anni, significa che non ne hai. Chi sostiene il contrario sono quegli allenatori senza coraggio. Ancora Buona Pasqua a tutti.

Necessaria un’ingiustizia eguale per tutti

25 marzo 2009 1 commento

Cari nemici e amici, essendo profondamente democratico, vorrei un’ingiustizia eguale per tutti.
E invece no: come al solito le cosidette Grandi continuano a beneficiare degli errori di arbitri che nell’incertezza fischiano sempre a favore del Milan (già all’andata il Napoli fu penalizzato) e dell’Inter, come in passato hanno fatto con la Juve.
Il gol di Hamsik era perfettamente regolare e (forse) non era valido quello di Cambiasso.
Ma ormai è golhamsik-300x183prassi, il campionato non è falsato, ma per qualcuno (le tre grandi) è meno falsato che per altri.
Ibra è sempre più fondamentale nell’Inter (al di là delle manchevolezze europee) e cerca di monetizzare sempre di più questa dipendenza della squadra nei suoi confronti.
Impensabile credere a una sua cessione considerando che eventuali acquirenti punterebbero su più giovani e collaudati a certi livelli, tipo Aguero o Benzema, ma una sua insistenza a cambiare aria costringerebbe Moratti a investimenti spropositati per fargli cambiare idea.
Kakà è più “caso” di Ibra, anche perchè per prendere il brasiliano c’è la fila fuori di via Turati.
A Napoli non voleva andare per presentarsi più fresco alla chiamata del Brasile di Dunga e questo atteggiamento ha irritato e non poco il Milan.
Certo che se il Real o il Chelsea (con Essien e Lampard formerebbe un trio fantastico) a giugno dovessero fare l’offerta che il City fece a gennaio, il fuoriclasse brasiliano cambierà aria di sicuro.
Mourinho, per evitare equivoci, ha rivelato che Moratti non gli ha chiesto la Champions nè al primo, nè al secondo e nè al terzo anno.
Ha perfettamente ragione e di conseguenza sarà sempre più difficile spiegare ai tifosi a fine stagione il più che probabile divorzio tra lui e Moratti.
Ma questo dei tifosi è un problema che all’Inter non si sono mai posti.
Certo che se Ibra dovesse partire davvero (ma lo convinceranno a restare aumentandogli lo stipendio) per la società il problema diventerebbe insormontabile perchè era dai tempi di Ronaldo che nell’Inter non c’era un giocatoire così determinante nelle vittorie.
E poi c’è la nazionale.
Lippi ha convocato Foggia e Pepe, due che non valgono l’ombra di Cassano, ma soprattutto ha inserito nella lista Pazzini.
Pazzini ha segnato otto gol nelle ultime partite ed è giusto che sia stato convocato, ma chi l’ha fatto letteralmente risorgere nella Samp ha un nome e un cognome che Lippi ha ignorato.
Il calcio è già difficile per chi ne capisce, figuriamoci per gli altri.

Inter, non solo Ibra da pannolone d’oro

13 marzo 2009 1 commento

Cari nemici e amici, dire che l’Inter è’ uscita a testa alta dall’Old Trafford significa non aver capito niente di quel che è accaduto mercoledì sera.

Capisco che molti giornali dovranno continuare a prendere in giro i tifosi spiegandomourinhobla che l’Inter è uscita a testa alta eccetera eccetera e sottolineare che Mourinho vincerà lo scudetto, eccetera eccetera, ma analizzare con calma la sconfitta di Manchester è il minimo che una critica seria debba fare. L’Inter emerge in un campionato mediocre dove molti suoi giocatori, a cominciare da Ibra, da questo campionato vengono esaltati.
L’Inter in otto partite di Champions ne ha perse tre, pareggiate tre e vinte soltanto due: contro greci e ciprioti che certamente non appartengono all’elite internazionale.
Il Manchster da 21 partite non perde in Champions (contro il Milan a San Siro) e l’ultima sconfitta all’Old Trafford l’ha subita quattro anni fa sempre dal Milan (0-1).
Questo è il primo dato certo e dire che a Manchester ha impaurito gli avversari significa prendere in giro lettori o ascoltatori.
Il Manchester è entrato nei quarti di finale di Champions al quarto minuto del primo tempo e non ne è più uscito.
In 180 minuti, tra andata e ritorno Van der Saar ha fatto una sola parata su un tiro di Stankovic da lontano mentre Julio Cesar è stato sempre fra i migliori in campo.
Sottolineare che l’Inter ha confermato di non avere una caratura europea non è catastrofismo o disfattismo nei confronti dei nerazzurri.
La società ha pensato che la colpa sia sempre stata degli allenatori (Lippi, Zaccheroni, Mancini eccetera) senza capire che non è mai stata portata avanti una politica calcistica per costruire una squadra vera e si è solo badato ai capricci del presidente senza che sia stata data una struttura seria al cosiddetto progetto.
In campagna acquisti sono stati spesi settanta milioni per migliorare una squadra che per vincere lo scudetto di giocatori ne aveva in abbondanza e non può essere, appunto, lo scudetto che glorifica una stagione. Ci mancherebbe altro…
L’Inter, intesa come società, deve riuscire a capire che l’unica politica seria da portare avanti è quella che da anni ha intrapreso il Liverpool: fare una squadra adatta alla Champions e non al campionato.
Solo Manchester e Barcellona, cioè le due squadre più grandi al mondo, possono permettersi di puntare ai due traguardi.
L’Inter deve allestire una squadra che pensi e giochi per l’Europa, tanto in campionato nelle prime tre arriverà comunque: se non riuscirà a capire questo, la Champions, chiunque sarà l’allenatore, resterà per sempre un’utopia.

Coraggio milan il meglio è passato

3 marzo 2009 2 commenti

Cari nemici e amici, è bastata l’undicesima squadra del campionato tedesco per distruggere quel che restava della più gloriosa delle società italiane, almeno a livello internazionale.
Inutile ribadire, cosa ha fatto inferocire i tifosi del Milan, alla fine del mercato mancava solo un acquisto: quello dell’album per le figurine.
E a ogni vittoria i dirigenti rossoneri rinfacciavano questa tesi dicendo: avete visto le aaaaaanostre figurine? Ma quelle che è stata per venti anni una società modello proprio sulle figurine è scivolata.

Da Bechkam a Shevchenko, i novanta minuti con il Werder sono stati un disastro assoluto. In campionato in pratica il Milan non è’ mai stato da corsa, in Coppa Italia sbattuta fuori dalla Lazio e adesso fuori dall’Europa.
Cosa rimane di questa stagione fallimentare? La speranza che in società abbiano capito che sono con massicci investimenti si puo’ ricostrure la squadra.

Berlusconi probabilmente per altre ragioni (un capo di governo di governo non può chiedere sacrifici agli operai e poi ripianare ogni anno 30 o 40 milioni di passivo per la sua squadra del cuore) e quindi serve una nuova proprietà, più o meno mascherata.
Una squadra da ricostruire su Pato e Kakà con almeno sei giocatori di grandissimo spessore da acquistare: tre difensori, due centrocampisti e un attaccante.
Una nuova proprietà (esempio la cordata di Abu Dhabi) più o meno mascherata, potrebbe investire quelle centinaia di milioni indispensabili per riemergere prontamente.
In Italia non arrivano più campioni affermati e in ascesa dal 2000, anno in cui la Juve prese Trezeguet, ma il Milan ha carisma, giocatori (Pato e Kakà appunto) e soldi per convincere tanti buonissimi giocatori: esempio Mascherano, Benzema e Ribery a trasferirsi in Italia.
Sempre, ovviamente con una nuova propriertà decisa a spendere cifre che dall’epoca dell’avvento di Berklusconi a fine anni 80 nessuno ha più speso.
E intanto c’è da salvare la qualificazione alla Champions, altrimenti di quelli veramente bravi (appunto Kakà er Pato) non rimarrà nessuno: un altro anno senza l’Europa che conta non lo sopporterebbero.

Inter e adesso Paolillo che dice?

10 dicembre 2008 Lascia un commento

Cari nemici e amici, all’Inter più che le parole servono i fatti.

Senza pudore alcuno ogni giorno sui giornali appaiono dichiarazioni deliranti (“Dopo il campionato ci aspetta l’Europa”, “Questo allenatore è il mio conduttore” , “Ibra meritava il Pallone d’oro” eccetera eccetera) e tutto procede come nel Paese dei sogni.

ernesto_paolilloI dirigenti dell’Inter da questo punto di vista sono i più colpevoli perché si sono dimostrati incapaci di un progetto a dimensione europea. Che ne sanno Paolillo (direttore generale ed amministratore) ed il direttore sportivo Marco Branca (mitico l’acquisto di Brechet e l’ingaggio astronomico a Davids) del calcio internazionale, di cosa è la Champions League?

Il meno colpevole è Mourinho, anzi lui non è colpevole affatto.

In campionato ha fatto qualche esperimento e poi si è adeguato alla forza della squadra mentre in Europa ha giocatori, tipo Zanetti e Cambiasso, che appena incontrano un avversario di livello hanno bisogno urgente di pannoloni giganti.

Accadeva con Mancini, che in ogni caso ha avuto il merito di costruire senza far spendere molto (Julio Cesar, Maicon, Maxwell, in tutto quattro milioni e mezzo) e continua ad accadere con Mourinho.

Paolillo ha illuso i tifosi parlando di grande appeal internazionale e di merchandising (ma quante magliette dell’allenatore sono state vendute?), ma l’ha fatto non per illudere, ma perché non sapeva.

Così come le operazioni di mercato molto stravaganti (Quaresma su tutti) portate avanti da Branca, dal quale tutti si aspettano (prima o poi accadrà…) che azzecchi l’acquisto di qualche campione.

Da quando c’è la Champions nessuna squadra italiana ha vinto scudetto e Champions e Mourinho, da allenatore intelligente quale è, di squadre ne ha fatte due. Il problema è che quella per la Champions manca di personalità (Quaresma sembra adatto solo per il calcio femminile) o di bravura (Zanetti e Cambiasso su tutti) mentre con quella del campionato non vincere sarebbe stato impossibile.

Rispetto al passato Mourinho da questo punto di vista deve essere considerato un innovatore, ma la società non è strutturata per seguirlo. Servirebbe altra gente, servirebbe un direttore generale che del calcio conosca almeno la differenza che c’è tra un difensore e un attaccante

In sei partite di Champions l’Inter non ne ha giocata una decente, nemmeno per sbaglio e se in campionato avesse la stessa media (due vittorie, due pareggi e due sconfitte) oggi sarebbe a ventun punti con cinque vittorie , cinque pareggi e cinque sconfitte, cioè lontanissima dalla prima.

I soldi spesi per Quaresma, Mancini, Muntari, il rinnovo di Figo e il riscatto di Jimenez sono stati tantissimi e Moratti dovrebbe chiedere al suo direttore generale e al suo direttore sportivo come mai sono stati spesi così male.

Al milan non resta che fare un ultimo acquisto: l’album

3 dicembre 2008 1 commento

albumIl Milan non è da campionato, è squadra da Coppa e tanto vale che punti decisamente all’Uefa, trofeo che tra l’altro manca dalla sua bacheca.

E’ da agosto che dico che il Milan non può puntare allo scudetto perché il suo rendimento è alterno e perchè tutta la campagna acquisti è stata impostata più sulla forma che sulla sostanza. Nel calcio, come in ogni altro settore della vita, “apparire” più che “essere” non porta a grandi risultati: Ronaldinho e Shevchenko sono stati presi perché ex palloni d’oro? In tal caso non ci sarebbe da stupirsi se a giugno arrivassero anche Nedved e Figo per fare un quintetto di palloni d’oro senza precedenti.

L’equivoco maggiore, e si è visto anche nella disastrosa partita di Palermo, è Ronaldinho: nessuno mette in discussione le sue immense doti tecniche, ma se il Milan per supportarlo (e sopportarlo) è costretto a stravolgersi, ogni speranza per lo scudetto (se ce ne è mai stata una) svanisce all’improvviso. Come a Torino, anche a Palermo nel finale sono entrati Emerson e Sheva e, come a Torino, non si è capito il perché: impossibile che nella Primavera del Milan non ci siano due giocatori più vitali, volitivi e integri. La presenza di Ronaldinho costringe gli altri talenti del Milan – a cominciare da Kakà che sta disputando la sua peggiore stagione in Italia – a giocare contro natura, cioè a correre e contrastare, cosa che tra i rossoneri sa fare – come nessun altro al mondo – il solo Gattuso.

Chi dice che il Milan non è una collezione di figurine, secondo me fa solo propaganda: i tifosi l’hanno capito e la speranza è che facciano la stessa cosa anche i dirigenti, altrimenti non resta che fare un ultimo acquisto, nemmeno troppo caro: un album.

Slam Soccer 2006

22 agosto 2008 Lascia un commento

Scrivo questo post per consigliarvi questo gioco open source fatto a mio parere molto bene.

Da come si può capire dal titolo, è stato realizzato nel 2006 (ha quindi ormai due anni) e parla di calcio, ma non nel modo in cui siamo abituati a vedere con i vari FIFA e PES. E’ qualcosa di più, da un lato, e qualcosa di meno, dall’altro.

Continua a leggere…

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