Il Milan ha dato le dimissioni da grande
Dal 24 maggio Carlo Ancelotti è il nuovo tecnico dei blues. Andando al Chelsea avrà a disposizione finalmente una società che, al contrario del Milan, potrà garantirgli, oltre che una squadra competitiva già in questo momento, anche una campagna acquisti degna del suo nome. A Berlusconi un anno fa aveva chiesto Adebayor più un paio di altri rinforzi e ha ricevuto in cambio gente come Ronaldinho, Shevchenko e Zambrotta, ovvero veri e propri scarti di Barcellona e Chelsea stesso. Non c’è da stupirsi se in campionato le cose sono andate come sono andate, la colpa non può essere di certo sua.
La scelta di la
sciare la squadra nelle mani di Leonardo mi sembra azzardata. E’ vero che è un ex campione del mondo, un uomo di calcio che conosce l’ambiente, il gruppo, etc. E’ vero che anche Sacchi e Capello furono due geniali intuizioni ma loro, al contrario del brasiliano, avevano alle spalle dei passati incarichi nel settore giovanile, che un minimo di esperienza nel gestire un gruppo la offrono. E poi erano altri tempi. Allora non era cosi difficile portare innovazioni nel mondo del calcio. Per allenare una squadra come il Milan in questo momento, con tutti i problemi sia di squadra che di risultati, serve un sergente di ferro, uno che imposti il mercato e che faccia sentire la voce all’interno dello spogliatoio e della società. Comunque spero di essere smentito dai fatti. Una cosa è sicura: il cambio di allenatore non può risolvere i problemi di questa squadra. La società sa che se vuole proporre un Milan competitivo nella prossima stagione deve intervenire di prepotenza sul mercato.
Tra le due cose che potevano essere fatte (vendere Kakà al Real Madrid o vendere il Milan a qualche sceicco) Berlusconi ha scelto quella che davvero non si doveva fare, perché impossibile da spiegare. Il Milan che vende Kakà, 27 anni appena compiuti, al solo club europeo con più Champions League in bacheca, e cioè il Real Madrid (9 coppe i galacticos, 7 il Milan, 5 il Liverpool, 4 Bayern e Ajax, 3 Barcellona e Manchester), firma un atto di sottomissione e di resa drammatico e senza condizioni. Anche un bambino capisce che il miglior giocatore del mondo assieme a Messi e Cristiano Ronaldo, al culmine della sua maturità tecnico-atletica, non può essere ceduto pensando che la gente non capisca il significato dell’operazione.
Kakà al Real Madrid vuol dire, papale papale, che il Milan smette di essere il Milan: e che sul palcoscenico internazionale, l’unico che conta (come hanno sempre sostenuto Berlusconi, Galliani e i vari allenatori che si sono succeduti in panchina, da Sacchi ad Ancelotti passando per Capello), diventa una Sampdoria o un’Atalanta qualsiasi, con tutto il rispetto per la Sampdoria e l’Atalanta. Il Milan che vende Kakà al Real Madrid commette un atto contro natura: e non ci sono spiegazioni che tengano.
Detto che un campione così si cede solo a 30-31 anni, avrebbe avuto un senso magari spiegare ai tifosi che dopo 20 anni di gestione a tavoletta, il Milan cambia politica: vende Kakà per 70 milioni al Real Madrid e comincia a setacciare il mondo alla sistematica ricerca dei Pato diciottenni (o dei Kakà ventenni) comprabili a poco. Un Ajax in grande stile, per capirci. “Con un po’ di bravura potremmo continuare a vincere ancora, magari un po’ meno, spendendo molto meno”. Avrebbe potuto essere una spiegazione convincente, ragionevole, e invece no.
Kakà viene venduto al Real Madrid, rendendo il club spagnolo praticamente imbattibile (lo stesso errore fatto dalla Juve con la cessione di Ibrahimovic all’Inter) e le spiegazioni date in pasto ai tifosi sono: “Gli offrono troppi soldi” (falso) e “Finalmente un altr’anno potremo vedere Ronaldinho a tempo pieno”.
Per la cronaca: liberandosi di Ronaldinho il Barcellona, che un anno fa faceva acqua da tutte le parti, è diventato un transatlantico e in una sola stagione ha vinto Champions, scudetto e Coppa del Re. Non c’è addetto ai lavori che non lo pensi: Ronaldinho non è più un giocatore proponibile ad alti livelli e in campo, tolti 3 o 4 sprazzi, 3 o 4 fiammate, con tutta evidenza è una palla al piede di insostenibile pesantezza.
Il Milan che vende Kakà e riparte da Ronaldinho è una barzelletta. Tra l’altro, se la motivazione della cessione è “Gli offrono troppi soldi”, si aprono le porte, in qualsiasi momento, alla cessione di Pato e domani, ammesso che a Milanello rinascano, a quella dei nuovi Rivera o dei nuovi Baresi o dei nuovi Maldini.
Come se non bastasse: il tutto avviene in un momento di deriva morale impressionante, molto lontana dalle abitudini di casa Milan. Ancelotti messo alla porta e lasciato andare come un goffo pasticcione (e non come l’allenatore capace di vincere 2 Champions in 5 anni), Maldini svillaneggiato e abbandonato a se stesso nel giorno dell’addio, lo stesso Kakà spinto ad andarsene cercando di far passare il messaggio che sia stato lui a spingere per andare a Madrid e non il Milan a portarcelo di peso. Il Milan che vende Kakà al Real Madrid da domani diventa un’altra cosa. Legittimo, naturalmente, ma è un errore di incalcolabile portata che avrà conseguenze inimmaginabili. Forse Berlusconi avrebbe fatto meglio a vendere il club.
Chiudo con un plauso a Paolo Maldini che per anni è stato la bandiera di un milan vincitore sia in Europa che nel mondo. Unico rimprovero è quello di aver smesso solo ora piuttosto che 3 – 4 anni fa, quando il calo di rendimento iniziava a vedersi impietosamente. Mi scuserà per la nota stonata ma da critico è il mio compito non risparmiarmi.
di Mourinho di dichiarere che al 99,99 per cento sarebbe rimasto all’Inter ha mandato in fibrillazione tutti i dirigenti dell’Inter, da Moratti a Tronchetti Provera per finire a Paolillo, l’unico vero e grande specialista in percentuali… Mourinho ha ottenuto tutto: un anno di contratto in più, un ritocco all’ingaggio e il ridimensionamento di Branca come uomo mercato. Arriveranno giocatori della “sua” scuderia: Carvalho e Deco, quasi a pagare un debito di riconoscenza nei confronti del Chelsea che l’ha reso ricco e famoso. visto che i due portoghesi nel Chelsea non sono titolari da tempo. L’allenatore portoghese ha garantito lo scudetto anche per la prossima stagione, ma ha già detto a Moratti che senza Messi, Ronaldo, Essien e De Rossi, è inutile farsi illusioni per quel che riguarda l’Europa. Alla Juventus non sono piaciute le ruffianerie di troppi giocatori nei confronti di Ferrara. Le frasi tipo: con lui abbiamo reso di più, finalmente uno che ci comprende sono sembrate troppo accusatorie nei confronti di Ranieri, quasi a dire che sono stati loro a cacciarlo. Niente Ferrara per la prossima stagione, sembra aver deciso la famiglia Elkann, ma Antonio Conte. Caos calmo al Milan. Berlusconi non ufficializza Leonardo, ma fa sapere a chi di diovere che Kakà può essere venduto. Kakà invece fa sapere che dovrà essere la società a prendere la decisione. Le due parti vogliono la stessa cosa, ma c’è da decidere chi alla fine si prenderà la colpa del trasferimento più clamoroso della storia rossonera.
etto comunque gia previsto ad agosto (l’ho sempre dichiarato) e quasi scontato. Il mio voto alla stagione di Mourinho non può sicuramente essere esaltante visto che non è riuscito a migliorare le stagioni precedenti di Mancini alla guida dell’Inter (ha sempre vinto lo scudetto). Ha fallito miseramente in Europa dove l’inter in otto partite di Champions ne ha perse tre, pareggiate tre e vinte soltanto due: contro greci e ciprioti che certamente non appartengono all’elite internazionale.Gli darei un 6 pgr (per grazia ricevuta) aspettando di vedere altre cose nella prossima stagione.
Sinceramente sul campionato non c’è più niente da dire, ma questo lo si sapeva da tempo anche se i più irriducibili tifosi della Juve non pensavano che fra la loro squadra e l’Inter ci fosse l’abisso evidenziato nello spazio di otto giorni. Lo stesso abisso c’è anche con il Milan e senza una rivoluzione collettiva non si vede come l’Inter non debba dominare ancora per qualche anno il calcio italiano. Non ha molti vecchi l’Inter e comunque i suoi giocatori più importanti sono abbastanza giovani e basterà qualche ritocco per confermarsi. Non ha bisogno di campioni considerando la superiorità che ha nei confronti delle altre. Della squadra che ha pareggiato con il Palermo sono in diversi quello che potranno durare ancora. Con un paio di centrocampisti (tipo Inler e Palombo) e un attaccante tipo Vucinic, l’Inter avrebbe il futuro assicurato anche per anni. La Juve deve cambiarne troppi e di valore e non avendo la disponibilità economica dell’Inter non si vede come possa allestire una squadra da scudetto. Per il Milan il discorso è un po’ diverso, ma c’è troppa gente arrivata al capolinea e altra che dal Milan vorrebbe andrasene. l’unica via d’uscita è puntare alla Champions ogni anno. Ha qualche giocatore di prima fascia internazionale a livello europeo può far meglio dell’Inter il cui strapotere sembra limitato all’Italia. Anche sabato la squadra campione d’Europa e del mondo ha vinto grazie a un gol di Macheda, diciassettenne talento preso dal Manchester quando aveva quindici anni : due presenze due gol, entrambi decisivi. Alla faccia di chi dice che i giovani hanno bisogno di maturare e che bisogna aspettare. Se sei bravo lo sei anche a diciassette o diciotto anni. Ormai se non dimostri tutto il tuo valore entro i venti anni, significa che non ne hai. Chi sostiene il contrario sono quegli allenatori senza coraggio. Ancora Buona Pasqua a tutti.
prassi, il campionato non è falsato, ma per qualcuno (le tre grandi) è meno falsato che per altri.
che l’Inter è uscita a testa alta eccetera eccetera e sottolineare che Mourinho vincerà lo scudetto, eccetera eccetera, ma analizzare con calma la sconfitta di Manchester è il minimo che una critica seria debba fare. L’Inter emerge in un campionato mediocre dove molti suoi giocatori, a cominciare da Ibra, da questo campionato vengono esaltati.
nostre figurine? Ma quelle che è stata per venti anni una società modello proprio sulle figurine è scivolata.
I dirigenti dell’Inter da questo punto di vista sono i più colpevoli perché si sono dimostrati incapaci di un progetto a dimensione europea. Che ne sanno Paolillo (direttore generale ed amministratore) ed il direttore sportivo Marco Branca (mitico l’acquisto di Brechet e l’ingaggio astronomico a Davids) del calcio internazionale, di cosa è la Champions League?
Il Milan non è da campionato, è squadra da Coppa e tanto vale che punti decisamente all’Uefa, trofeo che tra l’altro manca dalla sua bacheca.

