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Articoli taggati ‘Walter Veltroni’

Un’analisi sul voto delle Europee

12 giugno 2009 Lascia un commento

Concluse le elezioni Europee, tutta Italia si è ben interrogata sul significato del verdetto. Un elettore su tre ha ancora confermato fiducia a Silvio Berlusconi, che però non festeggia – avendo mancato in modo clamoroso il traguardo tanto pubblicizzato del 43% – a differenza dei suoi alleati padani. Bossi raccoglie la più alta percentuale nella sua storia e si consolida terzo partito del paese, seguito a breve distanza da Antonio Di Pietro che quadruplica i voti ottenuti nelle passate elezioni europee. Gode l’Unione Di Centro, che conquista l’obiettivo del 6%, e probabilmente anche la sinistra italiana, che riesce nell’impresa di non farsi eleggere neppure nel Parlamento Europeo. Il PD piange ma si consola che avrebbe potuto perdere molto di più mentre Franceschini mostra chiari segni di delirio.

Ho sempre considerato le elezioni europee come un’elezione fine a se stessa, che non ha e non dovrebbe avere significati politici interni. Purtroppo Berlusconi l’ha voluta trasformare in un gigantesco referendum su di lui e sul suo Governo con l’appoggio (guarda caso) dell’opposizione, ben contenta di farsi del male. Quindi mi adeguo e provvedo ad esaminare, brevemente, i risultati in relazione anche e soprattutto con le politiche di un anno fa.

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La credibilità perduta del PD

19 febbraio 2009 Lascia un commento

Riporto un articolo di Peter Gomez dal titolo «Fine corsa» sulla situazione del Partito Democratico, la credibilità persa in questi ultimi due anni, la sensazione – anzi la certezza – che il PD non sia affatto diverso da quel mostro berlusconiano e dalla politica italiana degli ultimi quattro decenni.

Nessuno è in grado di dire se il Partito Democratico esisterà ancora una volta superata la boa delle prossime elezioni europee. Dopo aver letto le parole usate mercoledì da Walter Veltroni nel suo discorso di commiato, un fatto è comunque chiaro. L’ex segretario non ha capito perché milioni di cittadini hanno smesso di votare per il suo partito. Non ha capito o, forse, come fanno altri dirigenti del Pd, ha fatto finta di non capire.
Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.
Il continuo susseguirsi di scandali, le mancate dimissioni di chi ha fallito come amministratore pubblico (vedi Campania), la decisione di non sottrarsi alla logica delle nomine partitocratiche nella Rai, nelle authority e in ogni altro ente, hanno finito per togliere agli elettori di centro-sinistra anche le ultime illusioni. A poco a poco il mito della differenza, della diversità dal centro-destra, è venuto a cadere.
Per questo è il caso di ricordare che, paradossalmente, il Pd era entrato in crisi già due anni prima di nascere. Aveva cominciato a morire alla vigilia delle elezioni del 2006 quando fu pubblicata (da “Il Giornale”) una celebre telefonata tra  Piero Fassino e il big boss di Unipol, Giovanni Consorte,  in cui l’allora segretario dei Ds diceva «Siamo padroni di una banca». È stato da quel momento in poi che Silvio Berlusconi ha potuto cominciare a ripetere «anche loro sono uguali» venendo sempre più creduto. Giorno dopo giorno, infatti, ci pensavano le pagine di cronaca (spesso nera) dei giornali a dargli ragione.
A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici. Invece non è accaduto nulla. Il gruppo dirigente è rimasto immobile. Veltroni ha taciuto. O ha parlato troppo poco. E dal Pd se ne sono così andati i migliori. Gli elettori.

di Peter Gomez
link all’articolo originale, da Voglioscendere

Questo è un PD allo sbando

17 febbraio 2009 2 commenti

Oggi – il giorno dopo la pesante sconfitta di Renato Soru in Sardegna e la pessima prestazione del Partito Democratico, sceso sotto il 25% dei voti – Walter Veltroni si è dimesso da segretario di partito, convocando una conferenza per domani. Veltroni arriva alle dimissioni dopo cinque sconfitte, una più pesante dell’altra, dopo aver portato il PD allo sbando totale. Un perdente perfetto, come scrive Alberto Taliani sul Giornale, un fallito. Di certo fallimentare è stata la sua esperienza al comando del partito, capace di perdere otto punti percentuali nei consensi e far scappare i militanti.

Ma è davvero tutta colpa (o merito) di Veltroni? Chi lo ha aiutato in questo percorso disastroso? Per rispondere – e capire gli intenti dei dirigenti democratici – bisogna tenere bene a mente un punto cruciale: Silvio Berlusconi è il padrone della politica. Uno che riesce, con la sua sola presenza, ad imporre un perfetto sconosciuto – per di più figlio del proprio commercialista, quindi raccomandato! – a candidato e governatore di una regione, non può avere altri titoli. Veltroni è stato sfortunato nei tempi del suo plebiscito. Ha voluto parlare complicato, per un po’ si è creduto l’Obama bianco, ha avuto il coraggio è la stupidità di sognare una politica diversa – condivisibile o meno che sia – e si è dovuto scontrare con la realtà: il suo ruolo era quello del parafulmine, doveva consumarsi lentamente di fronte a Berlusconi, come un sognatore che inutilmente parla d’amore di fronte ai gesti inconsulti di un cavernicolo. Veltroni è stato usato come ripiego dalla dirigenza PD, nella speranza che l’espierenza politica di Berlusconi termini presto. 

Ora per il PD si apre un periodo buio. Le europee sono alle porte e segneranno un’altra sconfitta pesante. Quel poco di buono che Veltroni ha fatto – come la rottura con i partiti della sinistra estrema – sarà ora sicuramente cancellato in nome delle percentuali elettorali. Ma nulla – la reggenza, il nuovo segretario, Franceschini o Bersani, il congresso anticipato – impedirà di portare il PD a quota venti. Non è stato Veltroni ad essere sbagliato. E’ il partito ad essere sbagliato, nato da buoni intenti, presto abortito e abbandonato a se stesso. Il PD ha abbandonato Walter solo al timone di una barca alla deriva, e lui – oggi – ha fatto lo stesso. Veltroni sarà ricordato come un piccolo ingenuo, sacrificato – da chi ha molta fame di potere e poca onestà – contro Berlusconi.

Se Veltroni vuole solo rifarsi il seno

22 dicembre 2008 1 commento

Le ultime settimane sono state segnate da un dibattito politico molto interessante: la questione morale! Tra arresti a raffica di consiglieri democratici, intercettazioni tra industriali e politici, corruzione a ogni livello locale, si è alzato un poleverone che sarà destinato a cambiare poco e diradarsi in fretta. Se fa davvero ridere Berlusconi che accusa il Partito Democratico (sarebbe un po’ come se Totò Riina accusasse Bernardo Provenzano di essere un mafioso) non so se facciano piangere le parole degli esponenti democratici che sembrano più spaventati dall’abbandono dei magistrati piuttosto che da quello degli elettori. Qualcuno ha paragonato gli ultimi eventi al ritorno di Mani Pulite, forse è vero. Una cosa è certa: se la prima tangentopoli è stata solo un’occasione per la nostra politica di farsi una plastica facciale, questa nuova sessione – complice la ormai sicura riforma ammazza-giustizia berlusconiana a cui Veltroni sta già ammiccando – sarà solo l’occasione per il PD di rifarsi il seno.

Perchè, effettivamente, è di questo che si è parlato. Innovazione, un PD sano, unità. In altre parole si è deciso di apparire più belli e puliti, silurando i cattivi, mettendo gli uomini giusti al posto giusto e tornare a fare politica nel modo giusto. Parlando di moralità ai giornalisti, urlando slogan irrealizzabili ai comizi, discutendo di tangenti e favori nei ristoranti più lussuosi. E’ fin troppo chiaro che è questa la strada che vuole percorrere il Partito Democratico, magari tornando amici di magistrati e intellettuali. Walter Veltroni ha invocato un’innovazione nel suo partito. Se il suo grido di dolore fosse sincero avrebbe dovuto accompagnarlo con le proprie dimissioni, quelle del suo staff e invitando tutta la dirigenza a fare altrettanto. Questa è innovazione. La strada aperta da Veltroni è solo una visita dal chirurgo estetico: rifarsi il seno per abbagliare e distrarre gli italiani.

Moschee, la legge-muro della Lega Nord

8 settembre 2008 1 commento

Quello che si sta per iniziare è uno degli autunni più caldi per la politica italiana degli ultimi anni. No, nessun riscaldamento al massimo nel corridoi del Parlamento ma solo un’agenda colma di appuntamente fino a scoppiare.

Ci sarà il ministro Alfano e la sua riforma della Giustizia, il ministro Tremonti alle prese con la Finanziaria, il ministro Bossi impegnato col federalismo fiscale, Calderoli e il codice delle autonomie. Poi la riforma Costituzionale. Ma anche l’opposizione non rimane comoda in poltrona e se Veltroni si impegna a raccogliere milioni di firme contro il Governo fino a organizzare, in ottobre, una manifestazione del Partito Democratico, anche Antonio di Pietro di prepara a raccogliere migliaia di firme per chiedere il referendum contro il lodo Alfano. Con tutti questi impegni dubito che il buon Calderoli possa trovare il tempo per mettere il guinzaglio al proprio maialino più bello e andare a passeggiare nei campi destinati alla costruzione delle moschee.

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Un popolo che se ne frega non ha dignità

13 luglio 2008 5 commenti

C’è un ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa il ladruncolo. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran chiacchierone, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia altra possibilità che delinquere. Un giorno Silvio è al lavoro, fuori da un ufficio postale. Entra un’anziana signora, per ritirare la propria pensione. Quando si allontana non si accorge che il nostro Silvio inizia a seguirla. La segue fino ad una zona un po’ isolata, dove il momento più importante del suo lavoro è arrivato. Le si avvicina, la tramortisce e la deruba dei suoi soldi. Ma un altro personaggio della nostra storia, che chiameremo Sempronio, entra improvvisamente in scena. Ha assistito alla scena, ha compreso perfettamente le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran chiacchierone, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo legale. Propone a Sempronio un accordo: una parte del malloppo in cambio del suo silenzio. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa storia. Silvio ha il frutto delle sue scorribande, non ha testimoni contro di lui e si garantisce l’impunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza pensione, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Uno a zero, palla al centro.

Ci spostiamo in un’altra dimensione e troviamo un altro ometto, un poco di buono. Piccolino, grassottello, un po’ calvo. Nella vita fa l’imprenditore. Gli daremo un nome di fantasia: Silvio! Silvio ha grandi aspirazioni nella vita, è un gran comunicatore, vorrebbe rivoluzionare il mondo. Ma è chiuso, intrappolato da questa società che non gli lascia operare secondo i suoi ideali. Un giorno Silvio è al lavoro, nel suo ufficio. La sua società, molto produttiva e dominante, è quotata in borsa, ha migliaia di piccoli azionisti, magari uno di questi è la vecchietta della storia precedente, che ha usato tutti i risparmi di una vita per comprare quelle fortunate azioni. Il nostro Silvio decide però di falsificare i bilanci della sua azienda, porta soldi in conti esteri e società fittizzie. E’ molto bravo nel suo lavoro. Purtroppo però la vecchia, da questa operazione, non guadagna nulla ma ci perde diversi denari. Sempronio sa queste cose, conosce le parti e i ruoli della vecchia e di Silvio. Sa che Silvio è colpevole e la vecchia è vittima. Silvio, che dicevamo essere un gran comunicatore, parla a Sempronio di libertà, di piccoli errori, dell’accanimento dei poteri contro di lui che non gli permettono di vivere seranamente in modo liberale. Propone a Sempronio un accordo: qualche soldo in cambio del suo voto. Entrambi si avviano felicemente verso la conclusione di questa seconda storia. Silvio ha il frutto delle sue operazioni, non ha processi contro di lui e si garantisce l’immunità. Sempronio pensa “che se ne frega della vecchiaccia”, non la conosce e non avrà rimorsi, ma ha gudagnato qualche soldo non pagando più l’ICI o il bollo dell’auto. E la vecchia signora? Vivrà questo mese senza i frutti delle sue azioni, tra l’indifferenza del popolo. Vince il portafoglio, perde la dignità. Due a zero.

Le due storie sembrano diverse ma sono la stessa storia. L’imprenditore è come il ladruncolo, il suo falso in bilancio è come uno scippo. Alla fine perde sempre la vecchia, derubata della sua pensione e dei suoi soldi. Derubata da quel Silvio imprenditore/ladruncolo che compra il silenzio del popolo in cambio di qualche denaro per assicurarsi quell’impunità che fa tristemente rima con immunità. Quel Sempronio che si indentifica perfettamente nel popolo italiano, capace di fregarsene, di fare silenzio. Un Sempronio che ha perso i valori, le idee, che ha come unica preoccupazione il peso del suo portafoglio. Un Sempronio che ha perso per sempre la sua dignità.

Tonino scatenato

4 luglio 2008 3 commenti

Articolo tratto da L’Espresso del 4 luglio.

Attivismo instancabile. Mobilitazione di piazza. Abile uso di internet. Manifesti in tutta Italia. Così Di Pietro punta a diventare l’alfiere dell’opposizione. E riuscire anche a conquistare i delusi di Lega e An.

È stato il miglior raccolto della mia vita…, scherza l’uomo sulla trebbiatrice che sta mietendo il campo della politica italiana. Domenica 29 giugno si è fatto fotografare a bordo di un trattore, cappellino e magliettina gialla di una cooperativa di preti salesiani di Vasto, mentre lavorava il pezzo di terra ereditato dal padre nella sua Montenero di Bisaccia. Il trattore è il suo oggetto di culto, al punto che gli amici una volta glielo hanno fatto trovare di cioccolato, disegnato sulla torta il giorno del suo compleanno.

Ma la vera messe Antonio Di Pietro aspetta di raccoglierla nei prossimi mesi. Il legalità day per protestare contro le nuove leggi ad personam di martedì 8 luglio è solo l’inizio. In arrivo c’è una massiccia campagna di manifesti e affissioni che a Italia dei Valori costerà la bellezza di 400 mila euro, con un messaggio double-face. A nord del Po il manifesto strepita: ‘Il federalismo di Berlusconi: 300 milioni di euro per l’Alitalia, 500 per i finanziamenti a Roma, 500 per la spazzatura a Napoli. Il conto lo paga il Nord!’. Nelle regioni meridionali lo slogan si articola diversamente: ‘Il governo Berlusconi toglie l’Ici e scippa 1.850 milioni di euro stanziati per le strade di Calabria e Sicilia. Paga il Sud!’. Unico punto in comune, in Campania e in Lombardia, il disegno con una gallina depredata delle sue uova, inventata dallo stesso studio grafico che ha creato l’ormai mitico indiano schiaffato sui manifesti come testimonial della campagna elettorale della Lega. Un marchio di fabbrica. Per intercettare i primi delusi del governo Berlusconi, leghisti al Nord, elettori di An al Sud.

Tutti in piazza!

27 giugno 2008 1 commento

ImmagineRoma, 8 luglio, manifestazione in piazza del Pantheon. Passaparola!

“Care concittadine e cari concittadini,
il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.
Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.
Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza del Pantheon alle ore 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.
Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.
I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.”

On Furio Colombo, Sen Francesco Pardi, Paolo Flores d’Arcais

Come salvare Rete4 in tre mosse!

22 maggio 2008 3 commenti

Come salvare Rete4 in tre mosse? Semplice, (1) abbindolare gli italiani, (2) diventare Presidente del Consiglio e (3) presentare un decreto di poche righe, salvare Rete4 e fare la felicità degli italiani. Il nostro benamato Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha già messo in pratica le prime due, ora si appresta a compiere il terzo atto.

Sul Corriere della Sera di oggi vi è la notizia di un «decreto del governo sugli obblighi comunitari in materia di frequenze televisive. Un unico articolo che modifica parti del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri, finite nel mirino dell’Europa. L’obiettivo è quello di evitare il deferimento dell’Italia davanti alla Corte di Giustizia di Strasburgo nell’ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles sulla compatibilità di alcune norme con la legislazione europea. In pratica, l’emendamento potrebbe servire a evitare a Rete4 di finire sul satellite per restituire le frequenze a Europa7». Stranamente il gran consiglio del Partito Democratico si oppone e, per voce di Giovanna Melandri, dice «Si tratta di una forzatura inaccettabile. Ribadisco che è un pessimo inizio da parte del governo proprio su un tema politicamente sensibile come quello delle comunicazioni. Noi siamo disponibili a un dialogo, ma questo inizio mette in discussione il confronto e il dialogo stesso, perché evidenzia la priorità agli interessi parziali». Il giudizio più duro spetta all’Italia dei Valori: «Berlusconi perde il pelo ma non il vizio: visto che c’è un provvedimento che danneggia una sua azienda, lui si fa fare una legge per la sua azienda». Persino la Lega Nord esprime la propria incertezza (per poi dimenticarla in Parlamento?) e auspica (forse per non dover mostrarsi per l’ennesima volta incoerenti?) che il decreto sia ritirato. Se avete votato Lega e siete uno dei (pochi) fan di Emilio Fede (oltre a consigliarvi un buon psicologo) non preoccupatevi, voteranno a favore. Per la Padania poltrona questo e altro!

Le abitudini

14 maggio 2008 Lascia un commento

Molti dicono che le vere perle di saggezza sono quei tanti detti più o meni noti tramandati di generazione in generazione, ormai da decenni, molti probabilmente da secoli. Hanno ragione coloro che dicono che la saggezza la si trova nelle parole dei vecchi, ed oggi più che mai uno di questi temi è in voga: “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

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